2 novembre 1975-2 novembre 2000 - Rassegna stampa

."Pagine corsare".
2 novembre 2000


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1 novembre 2000

Lo scrittore ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre di 25 anni fa cominciò a collaborare con il Corriere della Sera nel gennaio ?73. Vista oggi, la collaborazione di Pier Paolo Pasolini al Corriere della Sera è un precedente che sorprende e fa riflettere. Il primo articolo dello scrittore e regista fu pubblicato dal quotidiano di via Solferino il 7 gennaio 1973, dieci mesi dopo la nomina a direttore di Piero Ottone. Sappiamo delle aperture di Ottone, delle sue iniziative volte a svecchiare il Corriere, avvicinandolo alle problematiche che allora agitavano la società italiana, spesso lacerandola. Tuttavia, ci sembra clamoroso che Pasolini sia stato accolto sulle pagine del quotidiano milanese dallo stesso direttore al quale poco tempo prima aveva inviato una lettera che definire offensiva sarebbe un bugiardo eufemismo:  Pasolini protestava per i servizi sulla guerra del Vietnam che in quel periodo apparivano sul Corriere («sarebbe ora che ti vergognassi per quello che "fai" scrivere ai tuoi disonesti  redattori...») e concludeva con uno dei suoi vaticini che oggi, col senno di poi, sappiamo erano una sorta di sua cifra
stilistica: «... quelli che oggi sono gli sfruttati e gli oppressi spazzeranno via voi e le vostre libertà. Costoro sanno oggi meglio che mai che questa non è retorica millenaristica...». Indignato per la linea di politica estera espressa dal grande giornale della borghesia italiana, Pasolini ne definiva il direttore «una triviale e laida puttana». Nonostante ciò, un anno dopo ecco l'autore di Accattone scrivere per il Corriere della Sera, sotto la medesima direzione; anzi, per espresso invito di quella stessa direzione.

Nonostante il nuovo corso propiziato da Ottone in quel periodo, il quotidiano di via Solferino, agli occhi degli intellettuali di sinistra più intransigenti, rimaneva espressione del conservatorismo borghese. Dall'una e dall'altra parte, mediatore il direttore, vi fu un avvicinamento. Esso fu reso possibile con l?invenzione di una «tribuna aperta», nella quale ospitare anche gli scritti degli esponenti più controcorrente e arrabbiati della cultura. Pier Paolo Pasolini tra questi, anche se aveva scritto quella lettera dal contenuto così offensivo.

«Sì, era giusto lo facessi», dice ora Piero Ottone. E spiega: «Quando si dirige un giornale bisogna rispettare tutte le opinioni, anche quelle insultanti nei nostri confronti. Ricordo che, appena nominato al Corriere, misi in pagina la lettera che diceva: "Dopo Missiroli, Russo, dopo Russo Spadolini, dopo Spadolini Ottone. Al peggio non c'è fine". Oltretutto, la trovavo spiritosa». Certo, non si potrebbe definire altrettanto lo scritto di Pasolini. Ottone è d'accordo, ma ripensando a quella sua scelta, dice: «Non mi ero sentito ferito dalle sue frasi offensive perché avevo la coscienza a posto. E poi, se lui poteva dire qualcosa d'interessante sul giornale che dirigevo, impedirglielo per fatto personale sarebbe stato un errore. In quel momento Pasolini era una voce che andava ascoltata, indipendentemente dalle proprie opinioni».

Come collaboratore, il «corsaro» Pasolini non era né oltremodo esigente né pressante. «I contatti con lui erano tenuti soprattutto dal vice direttore Gaspare Barbiellini Amidei», dice Ottone e ricorda che soltanto in una occasione, per ragioni strettamente legali (per evitare cioè guai giudiziari al giornale), dovette convincerlo a non pubblicare un suo scritto. «Ascoltò le mie ragioni, le comprese e non protestò».

Il primo articolo sul «Corriere» di Pasolini fu ospitato in seconda pagina e, nello stile provocatorio del poeta, s'intitolava «Contro i capelli lunghi». Il 10 giugno 1974 (con scandalo di molti lettori) ecco aprirsi per lui la prima pagina, con uno scritto dal titolo «Gli italiani non sono più quelli», in cui il suo attacco alla civiltà materialistica, matrigna della devastante omologazione, si dispiegava compiutamente.

In anni lontani, Pasolini aveva già scritto per il «Corriere d'Informazione», la testata sorella del quotidiano di via Solferino. Era stato il direttore Gaetano Afeltra, nel 1956, a chiedergli uno scritto da pubblicare, come pura lettura, il sabato («Egregio signore, il "Corriere d'Informazione", come Lei avrà visto, pubblica ogni settimana, al sabato, una pagina intera dedicata alla narrativa, nella quale a racconti famosi di Cechov, Mann, Pirandello, Dostoevskij si alternano a racconti di scrittori italiani viventi già noti e di indiscutibile valore letterario... perciò saremmo lieti di poter contare anche sulla Sua collaborazione...»). Pasolini aveva accettato di buon grado. «Ricordo che ci incontravamo all'hotel Ambasciatori di Roma», dice Afeltra. «Mi colpiva la sua intelligenza, la sua vivacità. I suoi scritti facevano sempre discutere, per questo, giornalisticamente, erano l'ideale. Fu lui a inventare la parola Palazzo, un'espressione di cui noi giornalisti non avremmo più potuto fare a meno».

Matteo Collura
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