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AI macero i temi
del giovane Pasolini
di Mario Silla
I
temi dì Pasolini valgono una bicicletta? Parrebbe proprio di sì.
Sarebbero infatti finiti al macero, portati forse dagli stessi bidelli
nel quadro dell’operazione «Ciclo e riciclo», organizzata dall’Azienda
Energetica: una raccolta a punti che premia chi totalizza un certo punteggio
portando in discarica carta da macero.
Nel 1995, nell’ambito del
trasloco del Liceo Classico Manin, fu portato al macero diverso materiale
cartaceo. Tra queste carte c’erano anche i temi composti da Pier Paolo
Pasolini quando era studente al Ginnasio di Cremona. Nessuno in tanti anni
si è mai preoccupato di raccogliere quel materiale rimasto per decenni
negli armadi della scuola ed ora perso per sempre.
Come mai solo ora ci si è
accorti della clamorosa distruzione? In questi giorni, a venticinque anni
dalla scomparsa, Cremona sta ricordando lo scrittore con una mostra di
disegni e quadri inediti: cento opere, buona parte delle quali realizzate
negli anni Quaranta. L’occasione ha riportato l’attenzione sull’opera del
geniale regista e anche sulla sua vita, con quell’intermezzo cremonese
che egli ha sempre ricordato con affetto.
Un ragazzino geniale, dalla
pagella traboccante di bei voti e con un nove pieno in italiano. Così
viene descritto Pier Paolo Pasolini da alcuni vecchi amici del Manin di
Cremona, dove era arrivato al seguito del padre, ufficiale dell’esercito.
Era piccolo e magrissimo.
I compagni di scuola ricordano Pasolini come uno studente zelante, al punto
da dare persino sui nervi. L’ingegner Orsetto de Carolis fu il suo compagno
di banco. Oggi, alla soglia degli ottant’anni, ricorda con affetto il Pasolini
studente ginnasiale. «Facevamo a gara per poterlo superare»,
ricorda de Carolis. «Ricordo la mia rabbia perché mi ritenevo
bravo in italiano e alla fine spuntai solo un otto, lui mi batté
con un nove pieno». «Ero il suo compagno di banco ma a me non
dava molta confidenza», ricorda ancora de Carolis. «Forse per
la sua timidezza, parlava poco. E non gli dovevo neppure essere molto simpatico.
Forse perché quando facevamo la lotta, perdeva sempre. Così
mi rifacevo di quel voto in meno in italiano scritto».
Per le loro straordinarie
immagini, i componimenti in classe dì Pasolini vennero più
volte citati, anche negli anni a seguire, dal vecchio professore di italiano
Alfredo Mori. Purtroppo però di quei temi non è rimasta traccia:
i fogli sono finiti al macero in cambio di bollini premio per ottenere
una bicicletta. Una vicenda incredibile sulla quale già da oggi
partirà una inchiesta amministrativa interna alla scuola.
Nei temi il giovane Pasolini,
ricordano i compagni del Ginnasio, univa alle suggestioni padane immagini
scolastiche, spesso ispirate dai poemi omerici. Come ricorda de Carolis,
molte frasi che poi sono state scritte nel libro Romàns,
probabilmente erano state sperimentate già nei temi in classe. Il
Torrazzo, ad esempio, era definito «cartaceo e struggente»,
mentre di Cremona si dice che l’aveva accolto «con le sue superfici
di pietra». |