2 novembre 1975-2 novembre 2000 - Omaggi a P.P. Pasolini

."Pagine corsare"
2 novembre 1975-2 novembre 2000
 

Omaggio a Pier Paolo Pasolini

Il poeta con la macchina da presa
omaggio a Pier Paolo Pasolini
Susanna Zirizzotti

IL CIRCOLO ROMANO DEL CINEMA  RICCARDO NAPOLITANO (FICC)  e la  SCUOLA NAZIONALE DI CINEMA – CINETECA NAZIONALE  propongono al pubblico romano - dopo molti  anni di assenza  dagli schermi cinematografici - una rassegna  delle opere di  Pier Paolo Pasolini.

La manifestazione intitolata Il poeta con la macchina da presa - Omaggio a Pier Paolo Pasolini   avrà inizio lunedì 13 novembre alle ore 18 e andrà avanti fino a venerdì 17 novembre al Cinema Farnese a piazza Campo de' Fiori. La rassegna sarà presentata da rappresentanti della Scuola Nazionale di Cinema e del Circolo Romano insieme al curatore del catalogo.
Gli organizzatori per consentire a un pubblico più vasto la visione dei film hanno previsto l’ingresso gratuito e la disponibilità anche di una copia del catalogo in omaggio.
 
 

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IL POETA CON LA MACCHINA DA PRESA - OMAGGIO A P.P. PASOLINI
Introduzione al Catalogo
di Lino Miccichè

Credo che il profluvio bibliografico sulla figura e sull’opera di Pier Paolo Pasolini, già rilevante quando il poeta era ancora in vita, abbia subíto, successivamente a quel novembre ’75 che lo vide assassinato su un brullo terreno della lontana periferia ostiense, una spinta alluvionale: dalle dettagliate cronache delle sue troppe persecuzioni giudiziarie alle molte monografie sui suoi versi, romanzi e film, da una biografia maniacalmente dettagliatissima, monumentale quanto lontana dal risolvere l’ enigma di una vita parzialmente vissuta ai limiti della notte, alle recenti edizioni di “Tutte le opere”, dagli studi sul giovane Pasolini, promossi dagli amici di Casarsa, alla pubblicazione, a molti anni dalla morte di un testo narrativo ancora “in progress”, che non sappiamo quanto (e come) lo scrittore avrebbe voluto pubblicato, dalle diecine e diecine di tesi di laurea e di dottorato alle diecine di congressi e convegni sull’artista così precocemente, e tragicamente, scomparso, dalle dispense universitarie alle amorevoli pubblicazioni promosse da Laura Betti al “Fondo Pier Paolo Pasolini”, dai film alle trasmissioni televisive su di lui, pochi tra i recenti autori, e non solo in Italia, possono vantare, a soli cinque lustri dalla morte, una così vasta messe di testimonianze, interpretazioni, rievocazioni, ricostruzioni, analisi. 

Anche se, mi è già accaduto di rilevarlo, nessuno ha finora saputo o potuto muoversi contemporaneamente, con la dovuta sintesi e il necessario equilibrio, fra i versi del poeta, i romanzi del narratore, i saggi dello studioso, i film del cineasta, le pièces del drammaturgo, le invettive del prosatore civile, le note del critico, le testimonianze dell’ intellettuale. Segno questo, oggettivo, mi sembra, della permanente difficoltà di un approccio organico e “totale” a un ingegno così multiforme, da non rientrare nei limiti di alcun ambito disciplinare. E ragione, oggettiva anche in questo caso, mi pare, del fatto che, tra i molti studi pasoliniani, anche recenti, nessuno  si sottrae al difetto della “parzialità”: nel senso, letterale, che, in  tutti e in ciascuno, la “parte” della figura e dell’opera pasoliniane che resta al buio è di gran lunga maggiore di quella, magari anche splendidamente, messa in luce.

Così mi sembra si debba essere riconoscenti alla FICC e al suo circolo del cinema romano intitolato a Riccardo Napolitano, di offrire senza troppo chiasso, e con il pondo leggero di un catalogo che si propone semplicemente di essere una guida alla visione, i 23 titoli (ovvero tutto il cinema di Pier Paolo Pasolini) della filmografia pasoliniana. L’invito pudicamente tacito è quello - verosimilmente esentato d’ogni pretesa di riaffrontare, e ogni ambizione a risolvere, l’implicita “questione critica” che ogni “rilettura” pasoliniana pone - di liberare ogni spettatore dall’obbligo a rispondere o a udire risposte, a sciogliere antichi enigmi o a idearne dei nuovi. 

Gli spettatori di questa rassegna - cui volentieri la Cineteca Nazionale della S.N.C. ha dato il proprio contributo in copie - potranno rivedere questi 23 film (alcuni di essi sono fra i capolavori del cinema italiano ‘60-’75), goderne serenamente la qualità poetica e intellettuale e, quietamente, meditarci sopra per proprio conto, traendone, in piena autonomia, le conclusioni che sapranno e vorranno. Anche questa operazione, semplice sino all’ umiltà, rientra in quell’ invito a smorzare la chiacchiera mondana, e a studiare il poeta e l’opera sua, che Franco Fortini fece il giorno successivo alla morte del poeta, commentandone la scomparsa.

Un altro invito, forse anche più importante, è implicito in questa iniziativa. Da Accattone e a Salò, la filmografia di Pier Paolo Pasolini è una delle ultime del cinema italiano, e forse del cinema europeo (penso a quella di R.W. Fassbinder per trovarne un’altra, anch’essa fra le ultime) a essere interamente e senza eccezioni fondata sul “cinema della riflessione e della meditazione” che, di lì a poco, sarebbe stato espulso da tutti gli schermi nazionali (ed europei, a dire il vero) a opera del chiassoso “cinema della sensazione e dell’ impressione”. 

Provi lo spettatore a frequentare questa rassegna pasoliniana, arricchendo la propria coscienza e la propria sensibilità con i suoi 23 titoli, nessuno dei quali realizzato per colpire allo stomaco nella breve ipnosi di due ore. E provi poi ad uscire e a guardarsi attorno, nelle programmazioni cinematografiche attuali. Si accorgerà, allora, che in quegli anni in cui Pasolini è stato ammazzato - e sono scomparsi, quasi assieme a lui, tanti altri maestri del nostro cinema - non è morto solo un poeta e un intellettuale di statura eccezionale, ma è morta un‘idea di cinema, un‘idea di arte, un’idea di impegno intellettuale. Limitandoci all’arte, è morta un’ “etica dell’ estetica”. E nulla, come per Pasolini, ha preso il suo posto.

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