Il poeta con la macchina
da presa
omaggio a Pier Paolo Pasolini
Susanna
Zirizzotti
IL CIRCOLO ROMANO DEL CINEMA
RICCARDO NAPOLITANO (FICC) e la
SCUOLA NAZIONALE DI CINEMA – CINETECA NAZIONALE
propongono al pubblico romano - dopo molti anni di assenza
dagli schermi cinematografici - una rassegna delle opere di
Pier Paolo Pasolini.
La
manifestazione intitolata
Il poeta con la macchina da presa - Omaggio
a Pier Paolo Pasolini avrà inizio lunedì
13 novembre alle ore 18 e andrà avanti fino a venerdì 17
novembre al Cinema Farnese a piazza Campo de' Fiori. La rassegna sarà
presentata da rappresentanti della Scuola Nazionale di Cinema e del Circolo
Romano insieme al curatore del catalogo.
Gli organizzatori per consentire
a un pubblico più vasto la visione dei film hanno previsto l’ingresso
gratuito e la disponibilità anche di una copia del catalogo in omaggio.
* * *
IL POETA CON LA MACCHINA
DA PRESA - OMAGGIO A P.P. PASOLINI
Introduzione al Catalogo
di Lino Miccichè
Credo che il profluvio bibliografico
sulla figura e sull’opera di Pier Paolo Pasolini, già rilevante
quando il poeta era ancora in vita, abbia subíto, successivamente
a quel novembre ’75 che lo vide assassinato su un brullo terreno della
lontana periferia ostiense, una spinta alluvionale: dalle dettagliate cronache
delle sue troppe persecuzioni giudiziarie alle molte monografie sui suoi
versi, romanzi e film, da una biografia maniacalmente dettagliatissima,
monumentale quanto lontana dal risolvere l’ enigma di una vita parzialmente
vissuta ai limiti della notte, alle recenti edizioni di “Tutte le opere”,
dagli studi sul giovane Pasolini, promossi dagli amici di Casarsa, alla
pubblicazione, a molti anni dalla morte di un testo narrativo ancora “in
progress”, che non sappiamo quanto (e come) lo scrittore avrebbe voluto
pubblicato, dalle diecine e diecine di tesi di laurea e di dottorato alle
diecine di congressi e convegni sull’artista così precocemente,
e tragicamente, scomparso, dalle dispense universitarie alle amorevoli
pubblicazioni promosse da Laura Betti al “Fondo Pier Paolo Pasolini”, dai
film alle trasmissioni televisive su di lui, pochi tra i recenti autori,
e non solo in Italia, possono vantare, a soli cinque lustri dalla morte,
una così vasta messe di testimonianze, interpretazioni, rievocazioni,
ricostruzioni, analisi.
Anche se, mi è già
accaduto di rilevarlo, nessuno ha finora saputo o potuto muoversi contemporaneamente,
con la dovuta sintesi e il necessario equilibrio, fra i versi del poeta,
i romanzi del narratore, i saggi dello studioso, i film del cineasta, le
pièces
del drammaturgo, le invettive del prosatore civile, le note del critico,
le testimonianze dell’ intellettuale. Segno questo, oggettivo, mi sembra,
della permanente difficoltà di un approccio organico e “totale”
a un ingegno così multiforme, da non rientrare nei limiti di alcun
ambito disciplinare. E ragione, oggettiva anche in questo caso, mi pare,
del fatto che, tra i molti studi pasoliniani, anche recenti, nessuno
si sottrae al difetto della “parzialità”: nel senso, letterale,
che, in tutti e in ciascuno, la “parte” della figura e dell’opera
pasoliniane che resta al buio è di gran lunga maggiore di quella,
magari anche splendidamente, messa in luce.
Così mi sembra si
debba essere riconoscenti alla FICC e al suo circolo del cinema romano
intitolato a Riccardo Napolitano, di offrire senza troppo chiasso, e con
il pondo leggero di un catalogo che si propone semplicemente di essere
una guida alla visione, i 23 titoli (ovvero tutto il cinema di Pier Paolo
Pasolini) della filmografia pasoliniana. L’invito pudicamente tacito è
quello - verosimilmente esentato d’ogni pretesa di riaffrontare, e ogni
ambizione a risolvere, l’implicita “questione critica” che ogni “rilettura”
pasoliniana pone - di liberare ogni spettatore dall’obbligo a rispondere
o a udire risposte, a sciogliere antichi enigmi o a idearne dei nuovi.
Gli
spettatori di questa rassegna - cui volentieri la Cineteca Nazionale della
S.N.C. ha dato il proprio contributo in copie - potranno rivedere questi
23 film (alcuni di essi sono fra i capolavori del cinema italiano ‘60-’75),
goderne serenamente la qualità poetica e intellettuale e, quietamente,
meditarci sopra per proprio conto, traendone, in piena autonomia, le conclusioni
che sapranno e vorranno. Anche questa operazione, semplice sino all’ umiltà,
rientra in quell’ invito a smorzare la chiacchiera mondana, e a studiare
il poeta e l’opera sua, che Franco Fortini
fece il giorno successivo alla morte del poeta, commentandone la scomparsa.
Un altro invito, forse anche
più importante, è implicito in questa iniziativa. Da Accattone
e a Salò, la filmografia
di Pier Paolo Pasolini è una delle ultime del cinema italiano,
e forse del cinema europeo (penso a quella di R.W. Fassbinder per trovarne
un’altra, anch’essa fra le ultime) a essere interamente e senza eccezioni
fondata sul “cinema della riflessione e della meditazione” che, di lì
a poco, sarebbe stato espulso da tutti gli schermi nazionali (ed europei,
a dire il vero) a opera del chiassoso “cinema della sensazione e dell’
impressione”.
Provi lo spettatore a frequentare
questa rassegna pasoliniana, arricchendo la propria coscienza e la propria
sensibilità con i suoi 23 titoli, nessuno dei quali realizzato per
colpire allo stomaco nella breve ipnosi di due ore. E provi poi ad uscire
e a guardarsi attorno, nelle programmazioni cinematografiche attuali. Si
accorgerà, allora, che in quegli anni in cui Pasolini è stato
ammazzato - e sono scomparsi, quasi assieme a lui, tanti altri maestri
del nostro cinema - non è morto solo un poeta e un intellettuale
di statura eccezionale, ma è morta un‘idea di cinema, un‘idea di
arte, un’idea di impegno intellettuale. Limitandoci all’arte, è
morta un’ “etica dell’ estetica”. E nulla, come per Pasolini, ha preso
il suo posto. |