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Saggistica Pasolini: l'odore dell'Africa
La mia tesi è una ricerca all’interno della vasta produzione pasoliniana delle tracce che testimoniano l’interesse dell’autore verso i popoli dell’Africa e di quello che veniva definito Terzo Mondo. Nell’opera di Pier Paolo Pasolini, l’Africa diventa un concetto, un’idea. È vista prima come puro luogo della bellezza e del mistero, poi come territorio verso cui fuggire, un nuovo schermo su cui proiettare l’universo ideologico che precedentemente aveva ricercato nelle terre dei contadini friulani e nelle borgate romane. Il sentimento di amore per gli sconfitti e gli emarginati è messo in crisi quando in Italia, con l’avvento del boom economico, le classi sottoproletarie e contadine mutano quella che per Pasolini sarebbe dovuta essere un’aspirazione ad una funzione ideologica e rivoluzionaria in un’aspirazione borghese e capitalista. Questa crisi spingerà il poeta a volgere il proprio sguardo verso l’alternativa al mondo occidentale decadente: l’Africa delle lotte di liberazione dal colonialismo. Dunque, l’Africa presente nelle poesie, nei saggi e nelle opere cinematografiche di Pasolini è un’Africa filtrata dalla poetica e dall’ideologia dell’autore e che ha come punto centrale la ricerca di una sintesi tra il mondo arcaico delle tradizioni della cultura nera e quello razionale e moderno della cultura bianca. Il fuoco dell’analisi è sulle due opere più rilevanti: Il padre selvaggio e Appunti per un’Orestiade africana (1969). La prima è un’idea per un film che rimarrà incompiuto in cui la passione pedagogica si sovrappone all’amore per il mondo africano. Il secondo è un film che dalla trasposizione in Africa della tragedia eschilea ricava una poetica analisi antropologica e politica del Paese. È trattata solo in maniera marginale la presenza di Pasolini in Eritrea in occasione dei sopralluoghi per Il fiore delle Mille e una notte, film che girerà nel 1973. Tale scelta è giustificata dal fatto che i temi trattati nell’opera fanno riferimento alla cultura araba che, se pur appartenente al Terzo Mondo, presenta una storia e un’identità distinte rispetto all’Africa. Inoltre lo sguardo è allargato anche alle esperienze relative all’Africa di colleghi e amici di Pasolini, in particolare ai viaggi di Alberto Moravia che costituisce una figura chiave nell’approccio pasoliniano all’Africa. Sullo sfondo dell’analisi, non mancano i riferimenti ad alcuni significativi eventi storici del processo di indipendenza dell’Africa e sono descritte alcune figure storico-politiche che affascinano l’autore in quegli anni: Senghor, Kenyatta, Lumumba, Nyerere, Touré. Arricchisce la ricerca un’intervista a Gian Vittorio Baldi, regista e produttore di Appunti per un’Orestiade africana, gentilmente concessami e collocata in appendice. ----------------------
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