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38. Roma, Pigneto

Pasolini amava Torpignattara, la Marranella, il Pigneto, la Borgata Gordiani. Nella realtà dura e violenta della
periferia degli anni '60 lui aveva saputo cogliere una dimensione poetica inattesa e, per certi versi, ignorata da molti
altri intellettuali. Là aveva conosciuto Franco Citti ("Un giorno Sergio, mentre camminavamo, al semaforo della
Marranella, per la Casilina, mi presentò suo fratello Franco che era un ragazzetto di diciassette anni").
Là aveva voluto che si muovessero i suoi Ragazzi di vita («Tutt'intorno s'alzavano impalcature e casamenti in
costruzione, e grandi prati, depositi di rottami, terreni fabbricabili; da lontano, forse dalla Marranella, dietro il Pigneto,
si sentiva giungere la voce d'un grammofono ingrossata dall'alto parlante. ... quando ch'ebbero lasciato alle spalle,
passo passo, Porta Furba e si furono bene internati in mezzo a una Shangai di orticelli, strade,
reti metalliche, villaggetti di tuguri, spiazzi, cantieri, gruppi di palazzoni, marane, e quasi erano arrivati
alla Borgata degli Angeli, che si trova tra Tor Pignattara e il Quadraro ...»).

«C’era calma e sole dietro il Quadraro» scrive Pasolini. Beh, ora non c’è più. Non c’è più il 409 che sulla Tuscolana, verso Porta Furba, «cambiava marcia raschiando in mezzo alla folla, fra i tricicli e i carretti degli stracciaroli, le biciclette dei pischelli e i birroccioni rossi dei burini che se ne tornavano calmi calmi dai mercati verso gli orti della periferia».
Là in fondo, adesso, c’è Ikea, penultima cattedrale del consumo.
L’acquedotto è rimasto: restaurato dalla Banca d’Italia e illuminato dall’Acea.