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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

2.0 Vita e opere di Pier Paolo Pasolini

L'oggetto del mio lavoro è la produzione saggistica dell'autore tra gli anni 1973 e 1975, anni in cui Pasolini si dedicò a vari film, alla narrativa e alla poesia. È fondamentale aggiungere che, nel corso della sua articolata biografia artistica, l'autore si occupò anche di teatro, di traduzione di opere drammatiche e di poesie (dal latino, francese e greco nel friulano), di sceneggiature, di pittura e della cultura dialettale friulana. Il rango delle sue attività, si avvicina a quello di un homo universalis, di uno spirito rinascimentale, e le sue opere hanno molto spesso un alto valore artistico:

Il fatto che nei vari campi dove via via s'impegna Pasolini ottenga subito risultati di altissima qualità dà l'idea di una personalità poliedrica, dotata di coscienza artistica e smaniosa di affermazione, in cui sono presenti da sempre potenzialità espressive diverse e tutte estremamente forti, che attendono solo l'occasione (anzi la cercano) per manifestarsi (e quando accade, i risultati sono già maturi). [1
Conseguentemente, quando ci occupiamo di un concetto o di un'idea pasoliniani, dobbiamo effettuare ricerche in varie forme artistiche. Come osserva infatti Giampaolo Borghello,
proprio le caratteristiche di difficile e sempre precario equilibrio che siglano le tappe essenziali della storia letteraria di Pasolini rifiutano in partenza le esegesi unilaterali che privilegiano uno solo dei versanti della sua attività, l'impegno civile o l'emozione viscerale, l'ideologia o la passione. [2
Entriamo, insomma, in una rete complicata e interessante di riferimenti culturali, autobiografici, politici, ideologici, mitologici e di altri tipi ancora.
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Suo padre, Carlo Pasolini, è tenente di fanteria. Susanna Colussi, sua madre, è insegnante. La carriera militare del padre spinge la famiglia a frequenti spostamenti: da Bologna a Parma, da Conegliano a Belluno, dove, nel 1925, nasce il fratello Guido Alberto. Il padre è temuto e tirannico, mentre la vera figura di riferimento è la mite madre, oggetto d'amore di Pier Paolo. Da questi scarsi dati si possono intuire le linee di un conflitto edipico, di cui Pasolini ha sempre avuto consapevolezza. 

A Sacile l'autore scrive le prime poesie, poi la famiglia si trasferisce a Cremona, a Reggio Emilia e infine a Bologna, dove Pier Paolo studia al liceo Galvani e successivamente alla facoltà di Lettere, dove si laurea subito dopo la seconda guerra mondiale con la tesi Antologia della lirica pascoliana: introduzione e commenti

Nel 1942 il giovane Pasolini pubblica a sue spese le Poesie a Casarsa, recensito positivamente da Gianfranco Contini sul "Corriere di Lugano". Già all'inizio del suo percorso artistico Pasolini sceglie di osservare piuttosto la realtà e gli eventi concreti. In una lettera del 1943 all'amico Farolfi Pasolini per esempio scrive: 

Non mi interessano quelle cose astratte che sono Dio, Natura, Parola. I filosofi non mi interessano affatto se non in certi brani poetici. [3
Nel 1945 muore il fratello Guido, appena diciannovenne, partigiano in un gruppo facente capo alla brigata "Osoppo",  ucciso dai partigiani jugoslavi. Pier Paolo ricorda molte volte nelle sue opere dolore, memoria e lutto di questo evento traumatico della sua vita. 

Alla fine della guerra il padre torna a Casarsa dal carcere in Kenya; inizia così un periodo di incomprensioni e dissensi. Tra il 1945 e il 1949 Pasolini insegna nelle scuole medie a Valvasone vicino a Casarsa. Il 18 febbraio 1945 fonda con altri giovani universitari friulani l'"Accademiuta de la lenga furlana", un centro di studi filologici sulla lingua e la cultura locale. Il periodo friulano è fondamentale per la formazione intellettuale ed etica di Pasolini, vissuto in un mondo contadino amato e più tardi sentito come mitico, arcaico, religioso e innocente: un modello da ritrovare, anche se superato, e da comunicare ad altri. Questa Italia autentica scompare quasi totalmente per lui negli ultimi anni della sua vita, scomparsa che dà luogo a ribellione, amarezza e disperazione. 

Nel 1948 un ragazzo confessa al parroco di Casarsa di aver avuto rapporti con Pasolini: lo scandalo segna l'inizio di una lunga serie di processi. Nel 1949 l'espulsione dal PCI che ne seguì segna anche la fine del suo "periodo friulano". 

Pasolini si trasferisce o, più esattamente, fugge da Casarsa a Roma, dove inizia a insegnare in una scuola di Ciampino. Con il trasferimento a Roma nel 1949, Pasolini passa dall'osservazione del mondo contadino e dei suoi miti all'osservazione del mondo delle borgate romane. [4] Roma viene vista infatti da Pasolini non come una capitale, ma come una grande borgata dagli aspetti più animaleschi e degradanti, dove si scontra la miseria con il benessere. [5] Pasolini osserva la vita difficile nelle borgate come straordinariamente vitale e naturale, come afferma per esempio Franco Brevini:

Nel proprio rapporto con i ragazzi di vita egli percepiva la disperata vitalità dei corpi, non la colpa morale, il peccato di corruzione. [6
Le poesie scritte tra il 1943 e il 1949 vengono raccolte nell'Usignolo della Chiesa Cattolica (1958): esse riflettono un'importante svolta politica nello scrittore, la scoperta del marxismo. 

In una lettera all'amica Silvana Ottieri, dei primi mesi del 1950, Pasolini scrive: 

La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c'è il segno di Rimbaud, o di Campana o anche di Wilde, ch'io lo voglia o no, che gli altri lo accettino o no. [7
Più tardi, grazie a Bassani, lavora a qualche sceneggiatura di film. Si occupa di poesia dialettale italiana del Novecento e nel 1954 pubblica una raccolta di  poesie friulane, La meglio gioventù. Tra il 1955 e il 1959 collabora con la rivista "Officina", che dovrà poi lasciare a causa di un epigramma contro Pio XII. 

Il 1955 per Pasolini è soprattutto l'anno dell'esordio nella narrativa con il romanzo Ragazzi di vita, sul sottoproletariato delle borgate romane. L'autore si conferma un grande poeta con la raccolta di poemetti Le ceneri di Gramsci del 1957, premiato a Viareggio nello stesso anno. Nel 1959 pubblica il romanzo Una vita violenta, sull'ambiente delle borgate romane, sul disperato e feroce cammino del protagonista, "ragazzo di vita", Tommaso Puzzilli verso l'inevitabile prematura morte. Il romanzo è molto presto tradotto in undici lingue e continuamente ristampato in Italia. Pasolini poi pubblica Passione e ideologia (1960), una raccolta di saggi critici e militanti, e La religione del mio tempo (1961), una raccolta di poesie. 
Dal 1961 Pasolini allarga la sua produzione artistica al mondo del cinema con il suo primo film, Accattone (1961). Tale scelta è fatta per comunicare meglio con il pubblico. [8] Con la scelta del cinema Pasolini espresse anche un rifiuto dell'acritica rappresentazione televisiva.

Queste riflessioni e la pratica di Pasolini regista [...] definiscono un tentativo di coinvolgere il cinema in una prospettiva critica e filosofica globale [...]; un tentativo da interpretare quale rifiuto della rappresentazione audio-visiva intesa in modo non critico. [...] La concezione pasoliniana del film si definisce dunque in perfetta contrapposizione al trionfo della televisione-spettacolo, la cui diffusione iniziava in quegli anni. [9]
Con il passare del tempo Pasolini si afferma come uno dei maggiori registi italiani, girando Mamma Roma (1962), La ricotta (in Rogopag, 1962-1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966), Edipo re (1967), Teorema (1968), Porcile (1969), Medea (1970), la cosiddetta "Trilogia della vita": Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una Notte (1974) e Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). I film sono spesso violentemente discussi, l'autore è spesso accusato di oscenità, corruzione di minorenni o di altro ancora, aggredito anche fisicamente sulla strada. 

Il numero di denunce contro l'autore raggiunge un numero sorprendente: "Dal 1949 al 1977 'oltre la morte' Pier Paolo Pasolini è al centro di circa trentatré procedimenti giudiziari". [10] Le denunce sono molte volte puramente fantasiose e alla fine dei processi Pasolini non è mai riconosciuto colpevole. 

Oltre che nel cinema, l'evoluzione intellettuale interiore dell'autore trova i migliori esiti nella poesia, con Poesia in forma di rosa (1964) e Trasumanar e organizzar (1971). 

Significative sono anche le opere narrative: il romanzo Il sogno di una cosa (1962), i racconti di Alì dagli occhi azzurri (1964) e il romanzo incompiuto Petrolio (1992). Patrizi a questo proposito aggiunge:

Tra il '72 e il '75, Pasolini va raccogliendo gli appunti per quello che doveva essere un grande romanzo allegorico sull'Italia dei "misteri", delle stragi, dei tentati golpe, delle aggressioni di una destra politica ed economica che tentava di bloccare una più ampia coscienza democratica, maturata, nel paese, nel corso degli anni Sessanta. [11
L'autore utilizza nelle sue opere la sperimentazione linguistica per il bisogno di evadere dal conformismo psicologico e stilistico. [12] Come afferma Carla Benedetti, Pasolini
fu il primo in Italia a denunciare l'esaurirsi dell'avanguardia, ormai trasformata ai suoi occhi in una sorta di nuova accademia; a denunciare l'impotenza di quel tipo di trasgressione, o l'inutilità dell'uccisione dei padri [come si legge in Affabulazione e in Porcile]. Ma invece di restarne paralizzato, invece di accettare, come un destino irreversibile, il depotenziamento della parola artistica, egli si è aperto una strada, paradossale e tragica, fuori da quel doppio legame. [13]
Borghello, per esempio, parla a proposito delle opere di Pasolini come di "opere aperte". [14]

Negli ultimi anni, con creatività eccezionale, Pasolini intensifica i suoi interventi polemici e saggistici, raccolti principalmente in Empirismo eretico (1972), Scritti corsari (1975) e nella raccolta di interventi semipostuma Lettere luterane (1976). Come osserva giustamente Martellini, le ultime due raccolte presentano "una spietata e capillare indagine sullo sfascio della società italiana". [15

Gli interventi pasoliniani, così come la sua produzione artistica, secondo Brevini, hanno un carattere che non varia molto nel tempo: 

La vocazione polemico-pedagogica si manifesta in Pasolini con la stessa precocità di quella poetica, confermando ancora una volta la sensazione che, nonostante l'evoluzione della sua opera e la diversificazione degli strumenti espressivi, tutto in lui sia già presente all'inizio. [16
Ferretti caratterizza acutamente la dimensione pubblica della figura di Pasolini, in cui nota
un singolare miscuglio di divinismo e umiltà, di personale intolleranza e mitezza, di senso del successo e provocazione attiva, di conformismo, di "scandalo" esibito e sofferto, di narcisistica vocazione al martirio e coraggio intellettuale, di costante disponibilità e intransigenza. [17]
Il difficile rapporto dell'autore con la propria omosessualità rappresenta un suo grande problema ma soprattutto lo è per gli altri; Pasolini è spesso aggredito in varie forme a causa di essa. Già nel 1950, l'autore aveva affermato: 
Io ero nato per essere sereno, equilibrato e naturale: la mia omosessualità era in più, era fuori, non c'entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai sentita dentro. [18
Come osserva anche Brevini,
non  accettandosi  per  ciò  che  era, Pasolini finiva per perdere il contatto con la dimensione naturale della vita. [19
Nell'ultima frase dell'ultima intervista incompiuta del 1° novembre 1975, rilasciata a Furio Colombo, uscita poi in "La Stampa - Tuttolibri" l'8 dello stesso mese, Pasolini afferma: 
Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo. [20
L'intervistatore gli pone ancora una domanda, alla quale Pasolini non ha potuto più rispondere: 
Pasolini, se tu vedi la vita così - non so se accetti questa domanda - come pensi di evitare il pericolo e il rischio? [21
Il 2 novembre 1975 viene trovato il cadavere deturpato di Pasolini su uno sfondo di baracche e rifiuti all'Idroscalo di Ostia. 

Nonostante la condanna del borgataro Pino Pelosi, il ragazzo che confessa di averlo ucciso, le circostanze della morte di Pasolini non sono finora chiare; nemmeno si sa se ci siano state altre persone coinvolte, in questo omicidio che pone più domande di quanto offra risposte. 

Marco Ventura crede nella partecipazione di altri ignoti all'omicidio di Pasolini:

In questo quadro rimane difficile pensare che un minorenne sbandato, costretto a prostituirsi, apologeta della propria virilità - e quindi facilmente santificabile dalla pubblica opinione -, finisca per uccidere "per caso". [22
Bellezza a questo proposito afferma:
Gladio. Dopo la scoperta della funzione anticomunista di quella organizzazione anche all'epoca dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini (1975) si può finalmente spiegare quella morte misteriosa, da mettere insieme, per atrocità, a quella di Giangiacomo Feltrinelli. Furono i servizi segreti, è chiaro. Non Pelosi, né i fascisti. Sì, bisognerebbe riaprire il caso. [23
La violenta morte di Pasolini può essere spiegata anche in altri modi, come mostra per esempio un grande amico dell'autore, il pittore Giuseppe Zigaina; essa, 
concepita come montaggio del film della vita, come trasgressione massima del codice e quindi come massima espressività ha comportato alla "preparazione" ottenuta attraverso allusioni, accenni, "profezie"; preparazione che in sostanza doveva costruire quella che gli alchimisti chiamavano "amplificatio", la condizione cioè necessaria alla trasmutazione. [24
La morte di Pasolini è insomma una fonte di molte ipotesi e di molte, varie opinioni. [25] In ogni caso,
scompare [...] con Pasolini, non solo uno scrittore e regista e critico tra i più geniali e vivi, ma anche una personalità complessivamente assai originale (se non unica negli ultimi decenni). [26]


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NOTE
[1]  W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società, Mondadori, Meridiani, Milano 1999, p. XIV.
[2]  G. Borghello, Interpretazioni di Pasolini, Savelli, Roma 1977, p. 27.
[3]  P.P. Pasolini, lettera a T. Farolfi, cit. in W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla  società cit., p. XVIII.
[4]  Per un'interessante testimonianza sul rapporto di Pasolini con le borgate rimando a Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti, intervista di Stefano Milioni a Franco Citti, pubblicata sulla pagina web www.eurolink.it/pasolini/contributi/milioni.htm.
[5]  Su tale aspetto si veda L. Martellini, Introduzione a Pasolini, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 49.
[6]  F. Brevini, Per conoscere Pasolini, Mondadori, Milano 1981, p. 2.
[7]  P.P. Pasolini, lettera a Silvana Ottieri, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte, Garzanti, Milano 1978, p. 52.
[8]  Cfr. L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 
[9]  R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, Pasolini intellettuale corsaro, in La scrittura e l?interpretazione, Palumbo, Palermo 1999, vol. 6, tomo II., p. 1399. Per un intervento sull?ontologia dell?audiovisivo rimando a P.P. Pasolini, La lingua scritta della realtà, in Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1977, pp. 198-226.
[10]  L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 99.
[11]  G. Patrizi, Contro l'omologazione, in "CARTA", 14/20 marzo 2002, anno IV, n.10, p. 49.
[12]  L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 44.
[13]  C. Benedetti, Il rischio della parola, in "CARTA", 14/20 marzo 2002, anno IV, n. 10, p. 48.
[14]  G. Borghello, Interpretazioni di Pasolini cit., p. 13. Per una definizione del concetto di "opera aperta" rimando a U. Eco, Opera aperta, Bompiani, Milano 1962.
[15]  L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 140.
[16]  F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 523.
[17]  G. C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo, Editori Riuniti, Roma 1978, p. 122.
[18]  P.P. Pasolini, lettera a Silvana Ottieri, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 53.
[19]  F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 2.
[20]  P.P. Pasolini, intervista rilasciata a Furio Colombo il 1° novembre 1975, in "La Stampa-Tuttolibri", 8 novembre 1975, ora in W. Siti e S. De Laude,  Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., p. 1730.
[21]  Ibidem.
[22]  L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 324.
[23]  D. Bellezza, intervista rilasciata a Susanna Schimperna in "Panorama", 4 agosto 1991.
[24]  G. Zigaina, Pasolini tra enigma e profezia, Marsilio, Venezia 1989, p. 109.
[25]  Per un quadro completo su testimonianze e opinioni legate alla morte dell?autore rimando ancora a L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit.
[26]  G.C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 124.

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IMMAGINI
Tre fotogrammi relativi alla partecipazione di Pasolini a una trasmissione televisiva; sotto i portici di via Castiglione, a Bologna, vi è l'ingresso al Liceo Galvani, dove studiò Pasolini; Pasolini alla tomba di Antonio Gramsci al Cimitero acattolico di Roma; la folla ai funerali di Pier Paolo Pasolini.

 

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