"Pagine corsare"
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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.1.5 La Chiesa

Vorrei presentare in questo capitolo tre interventi importanti a proposito della Chiesa, pubblicati tra il 1° marzo e il 6 ottobre 1974. In generale, Pasolini critica la Chiesa per essersi allontanata dal Vangelo, il carattere profano del suo potere e il suo odio per la cultura laica e liberale.

Nel primo intervento, affidato alle colonne del "Tempo", Pasolini critica fortemente la Chiesa dopo aver letto le 20 sentenze della Sacra Rota. [148] La Chiesa appare a Pasolini reazionaria, dalla parte del Potere, autoritaria, gerarchica, contro la libertà del pensiero e le innovazioni anti-repressive: lontana dallo spirito evangelico, la sua ideologia è solo verbale. Cristo è per essa una parola morta. Le sentenze non sono cristiane, ma pragmatiche, senza "calore umano", gli uomini paiono destituiti di ogni inclinazione al bene. In esse emerge indignazione verso la cultura laica e liberale, la carità, il più alto dei sentimenti evangelici, è degradata a pragmatismo: si scopre l'uomo nella sua nudità, però senza capirlo o perdonarlo. 

Pasolini sta rimproverando alla Chiesa quasi gli stessi difetti che hanno spinto al dissenso gli intellettuali riformisti nel tardo medioevo, come ad esempio Martin Lutero e Jean Calvin. Sembra che la Chiesa soffra ancora degli stessi difetti indipendentemente dal tempo trascorso. D'altronde non bisogna dimenticare che la Chiesa è una delle istituzioni più conservative, costretta ad allontanarsi dalla cultura e dalla scienza profane perché queste possono segnare la sua fine. Non può meravigliarci allora se la Chiesa rimane a molti passi di distanza dalla vera comprensione della società moderna, influenzata maggiormente dal mondo profano. 

Per l'autore si tratta di un'istituzione quasi morta, ma d'altra parte appartenente ad un passato che, per certi aspetti, lui adora. Sembra allora di scorgere un po' di simpatia verso la Chiesa, nel Pasolini che rimpiange la scomparsa dei valori e della morale tradizionale.

In un secondo intervento, Pasolini presenta nuovamente la Chiesa come un'istituzione di potere, superata dal mondo laico, il cui ruolo sociale si sta progressivamente riducendo. [149

L'autore apprezza la sincerità dell'intervento di Paolo VI che ammette che la Chiesa abbia perso la sua egemonia culturale nel mondo laico che l'ha ormai superata. Così, il potere reale non ha più bisogno della Chiesa, cui Pasolini propone di passare all'opposizione contro il mondo consumistico, totalitario e repressivo, che ha tradito milioni di persone, con l'avvento dell'edonismo e il laicismo. A proposito delle altre attività della Chiesa, Pasolini parla in questa sede anche della censura vaticana sulla TV, confrontando la réclame antiquata, inefficace, troppo esplicita della Chiesa, con la réclame dei prodotti di mercato, a volte non verbale, lieve e irreligiosa. In questo, secondo Pasolini, la Chiesa è solo puro folclore.

La critica dell'autore si fa più forte in un successivo intervento. [150] Pasolini descrive la storia della Chiesa come 

una storia di potere e di delitti di potere: ma quel che è ancora peggio, è, almeno per quanto riguarda gli ultimi secoli, una storia di ignoranza. [151
Pasolini vede nella Chiesa una organizzazione autoritaria, che per funzionare deve ricorrere all'uso del potere. Tornando ancora sulle sentenze della Sacra Rota, Pasolini afferma che la Chiesa è una coesistenza di "irrazionalismo, formalismo e pragmatismo". [152

Qui Pasolini replica a un articolo dell'"Osservatore romano" [153] in cui era stato criticato e accusato di esprimere giudizi pur non avendo sufficiente autorevolezza.

Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla e dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io considero degno di ogni più scandalosa ricerca. [154]
Parole come "autorevolezza" o "normalità", sono dunque solo pretesti per screditare altre persone, per annullarne il dissenso.

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NOTE
[148]  P.P. Pasolini, Cinismo e qualunquismo delle sentenze della Sacra Rota in "Il Tempo", 1° marzo 1974, ora con il titolo La Chiesa, i peni e le vagine in Scritti corsari cit., pp. 237-242.
[149]  P.P. Pasolini, I dilemmi di un Papa, oggi, in "Corriere della sera", 22 settembre 1974, ora con il titolo Lo storico discorsetto di Castelgandolfo, in Scritti corsari cit., pp. 93-99.
[150]  P.P. Pasolini, Chiesa e potere, in "Corriere della sera", 6 ottobre 1974, ora con il titolo Nuove prospettive storiche: la Chiesa è inutile al potere, in Scritti corsari cit., pp. 100-106.
[151]  Ivi, p. 102.
[152]  Ibidem
[153]  I sofismi del nuovo "profeta" articolo non firmato, in "L'Osservatore romano", 26 settembre 1974.
[154]  P.P. Pasolini, Chiesa e potere cit., p. 101.

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IMMAGINI
La Cattedrale di Olomouc; lo stemma del Tribunale pontificio Vaticano (o Sacra Rota).

 

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