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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 5.2.2 L’importanza dei mass-media Nel capitolo dedicato ai mass-media e soprattutto alla televisione, vengono presentati cinque interventi, in cui fondamentalmente si sostiene che i mass-media, e soprattutto la televisione, diffondono l’ideologia consumistica, omologano un paese prima ricco di differenze e distruggono concretezza e autenticità della vita.
Un secondo processo ha toccato il sistema d’informazioni. Attraverso la TV il centro ha assimilato a sé un paese differenziato culturalmente e storicamente, con una forza omologatrice e distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Essa impone i suoi modelli: non solo ad un uomo che consumi, ma che non usi altra ideologia che quella del consumo. Prima omologava solo la Chiesa, mentre oggi si verifica una omologazione laica. Le persone oggi “avvalorano la vita attraverso i Beni di consumo”, [177] accettano cioè i modelli e i sogni imposti dalla televisione, anche se non sono in grado di realizzarli, rimanendo così vittime frustrate e nevrotiche o semplici caricature. Pasolini fa l’esempio dei sottoproletari, che prima non si vergognavano di essere ignoranti, erano fieri del loro patrimonio popolare, mentre oggi “hanno abiurato dal proprio modello culturale”. [178] Nonostante il suo titolo Sfida ai dirigenti della televisione, l’articolo in questione non contiene alcuna sfida, riportata invece da W. Siti e S. De Laude. [179] In un contesto in cui molto tempo libero viene trascorso davanti alla TV, [180] con conseguente bombardamento ideologico, Pasolini chiede ai dirigenti televisivi di fare della TV un elemento di cultura e non di anticultura o sottocultura consumistica, che faccia, per esempio, pubblicità ai libri. Sembra che ci sia una grande mistificazione operata dal consumismo e dalla TV. A prima vista si può immaginare che il benessere, il consumismo e per esempio la TV facciano avvicinare la gente spiritualmente e fisicamente, mentre l’opposto è vero: il consumismo e la TV avvicinano solo i sogni alle persone, solo un’immagine lontana. L’uomo non è mai stato così estraneo alla realtà come nella società dei consumi, e la perdita della realtà equivale alla scomparsa del sacro. Nel mondo del consumo, della mercificazione totale, mondo delle equi-valenze dove tutto è scambiabile con tutto, intercambiabile, e più nulla è necessario, la realtà è irrimediabilmente perduta. [181]Pasolini sostiene che la TV fa passare i messaggi, crea una nuova, falsa mentalità con la propaganda del consumismo, trasmette solo le notizie “notiziabili”, ponendo enfasi solo sugli stereotipi. [182] Conseguentemente, come sostiene anche Ignacio Ramonet, la tendenza all’uso degli stereotipi nei mass-media riduce la comprensione da parte del pubblico delle opere originali o delle informazioni, considerate ingiustamente marginali: Dentro del sistema actual, las obras demasiado originales y demasiado personales reciben muy poco estímulo. Por el contrario, el estímulo se orienta hacia las sensibilidades medias que se apoyan en valores indiscutidos y que repiten hasta la saciedad lo que todos admiten sin resistencia alguna. [183]Il nuovo potere, secondo Pasolini, proprio grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, ha distrutto per sempre l’anima italiana, causandone la degenerazione intellettuale e culturale. Pasolini vede così la crisi di forme superate di vita, nei nuovi ritmi del tempo libero serale, passato appunto davanti alla televisione il cui bombardamento ideologico, in assenza di pluralismo, diventa sempre più potente. Nonostante le critiche di Pasolini e di altri intellettuali e scienziati, la situazione dal punto di vista del pluralismo delle informazioni nei mass-media appare ancora preoccupante. Anche Internet, come già le radio private del nostro Paese venne presentato come la possibilità di comunicare con tutti, liberamente, anarchicamente. Come avvenuto per le radio il finale della storia narra che a comunicare alla fine è uno solo, un solo pensiero, una sola cultura, una unica invadente ideologia. [184]Che la TV e gli altri mass-media abbiano tuttora un grande potere è insomma dimostrato dall’evidenza. [185] Ciò non solo perché le persone dedicano loro una grande parte del loro tempo libero, ma soprattutto perché diffondono in un modo unilaterale delle idee, come sostiene Pasolini. In un nuovo intervento risalente al luglio 1974, l’autore ribadisce che la nuova cultura totalitaria è costituita soprattutto dalla TV. [186] Secondo Pasolini la censura vaticana avrebbe dovuto ad esempio colpire “Carosello”, programma prevalentemente pubblicitario con siparietti, presentato alla televisione dal 1957, che impone un modello di vita antitetico allo spirito evangelico, rappresentato qualunquisticamente per mezzo di un linguaggio “totale”, il linguaggio del comportamento. L'unilaterale censura vaticana della TV è stata invece una vera, paradossale tragedia: invece di bloccare il peggiore laicismo consumistico, si è preoccupata di difendere lo schermo televisivo dalla cultura laica. [187] La TV, inoltre, come mezzo di comunicazione a distanza, fa allentare i rapporti di comunicazione tradizionali e socievoli. Come sostiene Alfredo Mela, la comunicazione a distanza influenza la situazione comunicativa tradizionale, e “sembra delinenare una situazione nella quale si rompe il tradizionale nesso tra spazi pubblici e comunicazione”. [188]Un paragone abbastanza interessante tra la TV e i sistemi di controllo lo offre anche Bauman, che differenzia un potere che si afferma costringendo da un altro che si afferma seducendo: Il Panopticon costringeva la gente a una posizione in cui poteva essere guardata. Il Synopticon non ha bisogno di costringere nessuno, seduce la gente perché guardi. [189] Un
aspetto interessante di tale seduzione sono gli idoli, attraverso i quali
la televisione stabilisce un falso rapporto di comunità, come spiega ancora
Bauman, coerentemente con le posizioni pasoliniane:
Gli idoli realizzano un piccolo miracolo: fanno accadere l’inconcepibile; evocano l’“esperienza della comunità” senza che esista alcuna comunità reale, la gioia del senso di appartenenza senza lo sconforto dei ceppi. [190]Nuovamente nel gennaio 1975 Pasolini sottolinea la funzione anti-culturale e oscurantista dei mass-media, che fingono di rispettare ciò che in realtà disprezzano, [191] mentre è nell’ottobre dello stesso anno che l’autore affronta il nodo del rapporto tra politica e informazione. [192] Pasolini sostiene ora la presenza di un legame di complicità, di un controllo: “i giornali sono complici degli uomini politici, e gli uomini politici sono completamente fuori la realtà”. [193] Si può ancora discutere se i mass-media siano complici dei politici o se semplicemente non abbiano neanche loro accesso alle informazioni più oggettive. Spesso una parte minima dei fatti che accadono arrivano alle redazioni dei giornali (e telegiornali) perché qualcuno si è preoccupato di trasmetterli, oppure perché i giornalisti stessi sono andati a scovarli. [194]In Aboliamo la TV e la scuola d’obbligo del 18 ottobre 1975, l’ultimo intervento scelto, Pasolini propone una soluzione radicale per eliminare la criminalità in Italia: abolire la televisione e la scuola d’obbligo. [195] Da essa si può dunque, ancora una volta, dedurre che per l’autore i mass-media ebbero una grande importanza nella vita quotidiana della popolazione italiana. Il problema della reale importanza dei modelli imposti attraverso i mass-media consiste nella differenza tra contenuti della trasmissione e le loro influenze sul pubblico. Il loro criterio di scelta non è necessariamente morale o culturale, ma quello che importa di più sono “notiziabilità” e attrattività. Ad esempio, Bělohradský, in uno dei suoi saggi, per dimostrare lo spostamento moderno, mediatico, del significato della fama, distinguendo nettamente tra celebritas e gloria: Latinské slovo celebritas znamená slávu, ale v latině je pro ni ještě jiné slovo - gloria. To označuje čin nebo událost, která díky své jedinečnosti se stala univerzálně známou, nelze jí popřít a nelze nadále žít, jako by se nikdy neudála. [196]La differenza fondamentale è vista tra il vuoto di meriti spirituali proprio del celeber, e il il loro possesso, proprio di chi è gloriosus: V deficitním světě pozemském lze být jen “celeber”, tedy “obecně známý” jako ten, kdo se často vyskytuje v nějakém místě a “frekventuje” mnoho lidí. Bůh není celeber, ale gloriosus, zjevuje se ve své dokonalosti. [197]Il problema consiste nell’assenza e nello spostamento del significato di gloria nel mondo moderno della comunicazione, che stima solo celebritas: Nejhlubší charakteristikou naší doby je to, že v ní už není místo pro gloria, ale jen pro celebritas. I bůh i papež jsou jen celebrity, “slavné postavy”, a jako takové mohou úspěšně fungovat jako nosiče sdělení v reklamách či politických heslech. [...] Tragédií šedesátých let bylo, že jejich “gloria” byla industriální mašinérií proměněna v pouhou celebritas - Che Guevara na tričku a sériová výroba antikonformistických oděvů. [198]----------------- NOTE [176] P.P. Pasolini, Sfida ai dirigenti della televisione, in “Corriere della sera”, 9 dicembre 1973, ora con il titolo Acculturazione e acculturazione, in Scritti corsari cit., pp. 27-30. [177] Ivi, pp. 28-29. [178] Ivi, p. 29. [179] Si veda W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., pp. 1760-1762. [180] Per un altro intervento tanto sui contenuti che sulle forme televisivi, quanto sugli effetti negativi della trasmissione televisiva sulle famiglie e sulle loro culture, rimando a P.P. Pasolini, Canzonissima (con rossore), in “Il Tempo”, n. 44, 1° novembre 1969. [181] G. Santato, Pier Paolo Pasolini: l’opera e il suo tempo, Cluep, Padova 1983, p. 203. [182] Cfr. AA.VV., 1950-2000 L’Italia è cambiata, Franco Angeli, Milano 2000, p. 340. [183] I. Ramonet, La golosina visual cit., p. 14 (trad. it.: “Dentro il sistema attuale, le opere abbastanza originali e abbastanza personali ricevono molto poco stimolo. Al contrario, lo stimolo si dirige verso la sensitività media appoggiata sui valori indiscutibili e che ripete fino a sazietà quello che tutti ammettono senza minima resistenza”). [184] AA.VV., 1950-2000 L’Italia è cambiata cit., p. 341. [185] Per quanto riguarda il tempo che i giovani italiani passano davanti allo schermo, una recente indagine del Ministero della Sanità ha presentato alcuni dati preoccupanti: “Soprattutto tra i bambini e i giovani, il tempo trascorso davanti a un videoterminale può trasformarsi in esclusione dalla partecipazione alla vita della famiglia e della società reale. A questo proposito, una recente indagine ha mostrato dati inquietanti sulla permanenza dei bambini italiani davanti alla televisione: negli anni della scuola dell’obbligo, trascorrono più di 15.000 ore davanti ai programmi televisivi, a fronte delle 11.000 passate a scuola”, in Ministero della Sanità, Direzione Generale Studi, Documentazione Sanitaria e Comunicazione ai Cittadini, La nostra salute: Lo stato sanitario del paese 2001, Zadig, Milano 2001, pp. 40-41. [186] P.P. Pasolini, Cari nemici, avete torto, intervista di Guido Vergani, in “Il Mondo”, 11 luglio 1974, ora con il titolo Ampliamento del “Bozzetto sulla rivoluzione antropologica in Italia”, in Scritti corsari cit., pp. 66-77. [187] La storia ufficiale della censura televisiva contemporanea italiana inizia negli anni ’60. Si veda a tale proposito AA.VV., (1945-1994) Italia/Storia della prima repubblica: La politica, la società, i protagonisti, le date cit., p 134: “15 giugno 1960: Umberto Tupini (Ministro del Turismo e dello Spettacolo) dichiara di voler censurare i film con ‘soggetti scandalosi e morbosi’, negativi ‘per la formazione della coscienza civile degli italiani’”). [188] A. Mela, Sociologia delle città, Carocci, Roma 1999, p. 157. [189] Z. Bauman, Dentro la globalizzazione – Le conseguenze sulle persone cit., p. 60. [190] Z. Bauman, Voglia di comunità cit., p. 68. [191] P.P. Pasolini, L’ignoranza vaticana come paradigma dell’ignoranza della borghesia italiana cit. [192] P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio in “Corriere della sera”, 8 ottobre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 152-158. [193] Ivi, p. 157. [194] AA.VV., Corso di sociologia cit., p. 195. [195] Per un nesso importante sulla relazione tra TV e criminalità si veda P.P. Pasolini, Aboliamo la TV e la scuola d’obbligo, in “Corriere della sera”, 18 ottobre 1975, ora con il titolo Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia, in Lettere luterane cit., pp. 165-171 e il successivo capitolo 5.2.3. [196] V. Bělohradský, Papežovy smažené brambůrky aneb Triumf strukturcit. (trad. it.: “La voce latina celebritas significa fama, però in latino c’è ancora una voce per esprimerla – gloria. Quest’ultima designa un atto o un evento che per la sua singolarità divenne universalmente noto, non si può negare e non si può continuare a vivere come se non fosse mai accaduto”). [197] Ibidem (trad. it.: “Nell’imperfetto mondo terreno si può essere solo ‘celeber’, dunque ‘generalmente noto’ come quello che si trova spesso in un luogo e ‘frequenta’ molte persone. Dio non è celeber, ma gloriosus, si manifesta nella sua perfezione”). [198] Ibidem (trad. it.: “La caratteristica più profonda della nostra era è che non c’è più spazio per la gloria, però solo per la celebritas. Sia dio sia il papa sono solo celebrità, ‘personaggi famosi’, e come tali possono svolgere con successo la funzione dei portatori di concetti nelle réclame o negli slogan politici. [...] La tragedia degli anni sessanta fu che la loro ‘gloria’ è stata trasformata con il meccanismo industriale in mera celebritas – Che Guevara sulla maglietta e la produzione di serie dell’abbigliamento anticonformistico”). --------------------
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