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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 5.3.4 Aborto e divorzio In un famoso articolo del gennaio 1975, suscitando vaste polemiche, Pasolini avvia una grande discussione su un altro tema più volte ricorrente nei suoi interventi: l'aborto, che al tempo era ancora un atto punibile, secondo la morale ufficiale della Chiesa e dello Stato, con 5 anni di carcere. [255] Qui e negli altri interventi presentati, aborto e divorzio sono temi tra loro legati, perché vengono visti da Pasolini strettamente relazionati soprattutto con l'avvento del consumismo. In Sono contro l'aborto l'autore rifiuta una soluzione comoda per una maggioranza che ha reso più facile il coito, secondo Pasolini il vero problema delle discussioni sull'aborto. [256] Questa libertà la vuole il nuovo potere dei consumi, rendendo il coito più facile, impone la "libertà di consumo", offre e obbliga l'accesso alle lusinghe consumistiche". Per Pasolini si tratta di una falsa liberalizzazione, che porta all'oppressione della maggioranza sulle minoranze, esercitata attraverso un modello di "normalità". Così, la nuova coppia è più consumatrice che procreatrice di prole e la libertà sessuale della maggioranza, secondo Pasolini, rivela solo convenzionalità, obbligo ed ansia sociale. In quanto alla "falsa liberalizzazione del benessere, ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi di povertà". [257] Pasolini accetta un solo argomento a favore della legalizzazione, quello ecologico, che vede nella crescita demografica una minaccia alla sopravvivenza dell'umanità. L'autore vede opportunamente nella libertà sessuale della maggioranza una forma di oppressione ma, a mio avviso, essa non deve necessariamente portare al consumismo. D'altro lato mi sembra moralmente fantasioso vedere nella crescita demografica l'unico motivo della legalizzazione dell'aborto. L'intervento di Pasolini, come già accennato, suscitò le più numerose, vivaci e diverse polemiche, voci critiche della minoritaria posizione pasoliniana, cui rimproveravano di essersi voluto dimenticare della posizione eterosessuale, rivendicando anche il ruolo della figura femminile, tralasciato da Pasolini. Non mancano inviti a cercare motivi concreti a sostegno dell'aborto ed interventi che cercano di affrontare filosoficamente i limiti del problema. [258] La replica di Pasolini non si fece attendere. [259] In una risposta ad Alberto Moravia, l'autore difende contro l'aborto il suo rapporto profondo con la vita, affermando di essere più coinvolto, di vivere la realtà più profondamente, corporeamente: "Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: dico i dati fisici della vita [...]", [260] sacra per Pasolini. In quanto alla prevenzione, l'autore vede una soluzione in forme di amore non procreanti. In un ultimo intervento sull'aborto, Pasolini vede nel fenomeno anche un giocattolo, gratificante per l'uomo, in occasione di una gravidanza non voluta. [261] Secondo lui, dopo l'aborto rimane sempre un senso di colpa, per l'intolleranza della maggior parte degli italiani. Credo che tutta la discussione sul discorso pasoliniano sull'aborto non affronti un problema centrale: l'autore non sta parlando dell'aborto come effetto della necessità o della volontà umana, ma come determinato dal gioco del potere consumistico. Questa differenza fondamentale, a mio avviso, è sfuggita a molti, che forse hanno frainteso gli interventi di Pasolini che analizzano soprattutto il rapporto del potere consumistico con l'aborto, vedendo invece in essi un contributo, giudicato errato, alla discussione sulla relazione intima tra l'uomo e l'aborto. L'autore non ci sta spiegando che cos'è l'aborto, se esso può essere inteso come un esercizio di libertà individuale: non ne fissa i limiti morali, ma ne sottolinea l'importanza per il potere consumistico.
In un intervento coevo, Pasolini auspica nell'esito del referendum la vittoria dei valori laici, il successo della tesi divorzista. [263] L'autore, tra l'altro, vede la vittoria dei valori laici anche in una funzione religiosa, celebrata da Paolo VI, dove c'era poca gente e molti poliziotti, per Pasolini segno indiscutibile di insuccesso, del distanziamento popolare dalle cieche abitudini religiose, dovuto al diffondersi del consumismo. Al problema del divorzio si lega dunque la percezione pasoliniana della diffusione dei nuovi valori del consumismo: "Ciò che si vive esistenzialmente è sempre enormemente più avanzato di ciò che si vive consapevolmente". [264]
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