"Pagine corsare"
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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano


5.3 L'UOMO

In questo capitolo vorrei soffermarmi su alcuni interventi di Pasolini che si occupano dell'uomo e del suo spazio durante la "mutazione antropologica". Si toccheranno anche aspetti che hanno condizionato in altri modi la vita in Italia nel secondo dopoguerra. 


5.3.1 "Mutazione antropologica"

In questo capitolo saranno accostati i due interventi più importanti a proposito della "mutazione antropologica", un fenomeno descritto da Pasolini, che riguarda i cambiamenti profondi verificatisi con l'avvento della società dei consumi. Il primo intervento è del 10 giugno 1974, il secondo dell'11 luglio dello stesso anno. La "mutazione antropologica", formulazione originale esclusivamente pasoliniana, è uno dei fenomeni più tragici trattati dall'autore: essa consiste, nel caso italiano, in una distruzione di ogni carattere individuale, sia superficiale, sia profondo, spirituale.

Nel già citato articolo Gli italiani non sono più quelli, Pasolini sostiene che ultimamente i ceti medi hanno completamente, antropologicamente, cambiato i loro valori in quelli dell'edonè e del consumo, propri della borghesia. [239] Il Potere del consumismo ha gettato via cinicamente vecchi valori, provocando, con la nuova "cultura di massa", il cambiamento antropologico.

Questa nuova cultura non è moralistica, ecclesiastica o patriottica, ma è determinata da leggi interne e da un'ideologia autosufficiente: segnate da essa, le persone non sono più distinguibili fisicamente e dal punto di vista delle abitudini, e anche un fascista e un antifascista paradossalmente si assomigliano. L'autore  definisce  la  nuova "cultura  di  massa"  "follia  pragmatica",  "conformismo  e  nevrosi". [240

Tra le risposte a questo intervento [241] spicca un articolo di Italo Calvino, in cui si sostiene, tra l'altro, che anche nel '43 i giovani divisi tra la Repubblica di Salò e la Resistenza non erano antropologicamente e culturalmente molto diversi. [242

Nel secondo  intervento,  Pasolini  ritorna  sulla "mutazione antropologica", paragonandola all'assenza di differenza di classe. [243] Pasolini sostiene che la cultura base degli italiani è cambiata, che la cultura di classe è stata sostituita da una cultura interclassista. Pasolini mette in contrasto l'assenza della differenza di classe nell'Unione Sovietica, dove il popolo ha conquistato la libertà. L'assenza della differenza di classe del caso italiano non segna però una conquista di libertà, ma, in senso opposto, uno stato di frustrazione, di umiliazione e di disperazione. Pasolini chiarisce questo concetto caratterizzando la forza decisiva che lotta per l'uguaglianza: invece del popolo sovietico che ha lottato per l'uguaglianza, nel caso italiano si tratta di una decisione del Potere, che "ha deciso che siamo tutti uguali". [244]

Penso che a proposito della "mutazione antropologica" ci sia poco da obiettare a Pasolini: le sue opinioni sono molto acute e vengono confermate anche nel presente. Però l'autore, secondo me, usa con poca precisione alcuni termini che rivelano la sua formazione marxista, come per esempio la "borghesizzazione degli italiani", che in realtà è solo apparente. Non credo che la "indistinguibilità" tra le idee tradizionali e il nuovo conformismo sia così profonda e non credo neanche che il cambiamento sia stato così rapido che l'autore abbia potuto stabilire con precisione il suo verificarsi.

C'è ancora da aggiungere che il discorso di Pasolini sul ruolo della borghesia e degli altri ceti nella società contemporanea fa parte di discussioni più ampie sulla civiltà occidentale moderna. Pasolini si distingue in questo da Montale ed Eliot, secondo cui il pericolo consiste nella crisi della borghesia e dei suoi valori culturali e artistici, mentre Pasolini lo individua nella scomparsa delle varie culture particolaristiche, 

soprattutto popolari, alternative a quella borghese dominante. La massificazione non minaccerebbe i valori dei dominatori, ma quelli dei dominati. Non è, come denunciano Montale ed Eliot, la borghesia che si popolarizza a causa della civiltà di massa; nel giudizio di Pasolini è il popolo che si borghesizza, assumendo passivamente i valori borghesi (come il consumo). [245]



5.3.2 L'impoverimento dello spazio umano

In un suo intervento Pasolini parla dell'impoverimento dello spazio umano determinato dalla "mutazione antropologica". [246] Si tratta soprattutto di un impoverimento dello spazio fisico nel quale l'uomo vive e dei comportamenti, della lingua, ridotta a mero strumento di  comunicazione che riduce l'espressività, e dello spazio linguistico, che si riflette nella scomparsa dei dialetti. Pasolini replica a Calvino [247] sostenendo che gli uomini sono sempre conformisti e più possibilmente uguali l'uno all'altro, ma secondo la loro classe sociale e sotto condizioni culturali regionali. Oggi sono tutti uguali, conformisti, senza distinzione di classe: un operaio è uguale fisicamente a uno studente, e un operaio del Nord a uno del Sud. 

Si tratta solo di uno degli effetti dei cambiamenti globali che ha portato la società avanzata consumistica di massa. Più generalmente, la scoperta della "mutazione antropologica" è un significativo passo verso la constatazione dell'esistenza di un fenomeno che accomuna tutti i cambiamenti portati dalla società avanzata consumistica di massa: l'impoverimento dello spazio umano, del mondo fisico ed intellettuale. 

Pasolini vede nei tempi passati ricchezza e varietà di comportamenti, di lingue e di culture, mentre il presente significa per lui impoverimento in tutti i sensi: spariscono alcuni gesti, spariscono alcuni dialetti, la gente abiura le proprie culture particolaristiche, seguendo le lusinghe del consumismo. Prima della "mutazione", secondo Pasolini, l'uomo era più autonomo, creativo, si distingueva con il suo fisico, era fiero della propria cultura particolaristica, parlava il suo dialetto ricco di espressioni, il suo spazio spirituale della vita era vasto e sembrava illimitato; l'Italia, nonostante la povertà materiale, prima conosceva varie delle culture locali. Ora le culture particolaristiche si sono avvicinate alla cultura centralistica, ufficiale che riduce la creatività linguistica, unisce culturalmente la gente e le toglie l'autonomia dello spazio spirituale, promuove solo l'italiano e diffonde il benessere materiale. 
 

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NOTE
[239]  P.P. Pasolini, Gli italiani non sono più quelli cit.
[240]  Ivi, p. 52.
[241]  Per un loro quadro completo rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., pp. 1763-1765.
[242]  I. Calvino, Quelli che dicono no, intervista di Ruggero Guarini, in "Il Messaggero", 18 giugno 1974, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., p. 1764.
[243]  P.P. Pasolini, Cari nemici, avete torto, intervista di Guido Vergani, in "Il Mondo", 11 luglio 1974, ora con il titolo Ampliamento del "Bozzetto sulla rivoluzione antropologica in Italia" cit.
[244]  Ivi, p. 71.
[245]  R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, Pasolini intellettuale corsaro cit., p. 1404.
[246]  P.P. Pasolini, La lettera aperta a Italo Calvino: Pasolini: quello che rimpiango, in "Paese sera", 8 giugno 1974, ora con il titolo Limitatezza della storia e immensità del mondo contadino, in Scritti corsari cit., pp. 60-65.
[247]  I. Calvino, Quelli che dicono no cit., nella quale Calvino è contro il rimpianto pasoliniano dell'Italietta contadina. 

 

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