"Pagine
corsare"
Saggistica
IL MITO
DI MEDEA, PIER PAOLO PASOLINI E MARIA CALLAS
IL LIBRO
"Pasolini, Callas e
Medea"
a cura di Roberto Chiesi
FMR-ART'E' in collaborazione
con Cineteca di Bologna, Associazione "Fondo Pier Paolo Pasolini" d Bologna
e Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna
Foto di Mario Tursi
COPERTINA
I contenuti
Lezione
di Medea, di Flaminio Gualdoni
Le
alchimie di Medea. L’itinerario del film, dal progetto alla realizzazione,
di Roberto Chiesi
Medea
sconosciuta a se stessa. Il progetto del film raccontato da Pier Paolo
Pasolini a Franco Rossellini
Domande
su Medea, Pier Paolo Pasolini
Interviste
Una
Medea meno sanguinaria, a cura di Sylvie de Nussac
“Il
mito e la mitologia non mi interessano”, a cura di Oscar Jahn Montauban
Il
sacro profanato, a cura di A. Tournès e R. Roquette
La
fine di un mondo, a cura di Louis Valentin
Scritti
di Pier Paolo Pasolini
Monologhi
del Centauro
Timor
di me? e Rifacimento
Maria
Callas barbara e maga nel cinema di Pasolini, di Roberto Chiesi
Bibliografia
Mario
Tursi
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Il libro
è stato pubblicato in occasione della mostra
fotografica
di Mario Tursi, 18 ottobre-8 dicembre 2007 a
Ta Matete
Libreria e Living Gallery, via Santo Stefano 17/A, Bologna
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Mario Tursi
Nato
a Roma da una famiglia di fotografi, Mario Tursi è stato fotoreporter
per importanti agenzie del dopoguerra, italiane come la VEDO e internazionali,
come l’Associated Press. Diventato direttore della VEDO nel 1956, inizia
a lavorare anche sui set cinematografici per special fotografici. Il suo
debutto come fotografo di scena avviene con Mare matto (1962) di
Renato Castellani. Nell’estate del 1964, lavora per Vaghe stelle dell’Orsa...
di Luchino Visconti e inizia così uno dei sodalizi più lunghi
e importanti della sua carriera. Infatti Tursi è stato, da allora,
il fotografo di scena di tutti i film viscontiani (con l’eccezione de Lo
straniero), fino a L’Innocente, uscito postumo nel 1976.
Oltre
che sui set dei film di Visconti, ha lavorato come fotografo di scena (e,
più raramente, di special), tra gli altri, anche con Pier Paolo
Pasolini - per Medea (1969) e Il Decameron (1971), Luis Buñuel
(Tristana, 1970), Martin Scorsese (L’ultima tentazione di Cristo,
1988; Gangs of New York, (2002), Alberto Lattuada (Cuore di cane,
1976; Oh, Serafina!, 1976; Così come sei, 1978), Elio
Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970;
La
proprietà non è più un furto, 1973), Sergio Leone
(C’era una volta in America, 1984), Roman Polanski (Pirati,
1986), Francesco Rosi (Carmen, 1984; Cronaca di una morte annunciata,
1987; Dimenticare Palermo, 1989), Jean-Paul Rappeneau (L’Ussaro
sul tetto, 1995), Ettore Scola (Una giornata particolare, 1977;
Splendor,
1988; Che ora è, 1989; Il viaggio di Capitan Fracassa,
1990), Liliana Cavani (Il Portiere di notte, 1974; Aldilà
del bene e del male, 1977; Oltre la porta, 1982; Dove siete?
Io sono qui, 1994), Franco Brusati (Il buon soldato, 1982),
Giuseppe Bertolucci (Oggetti smarriti, 1980), Krzysztof Zanussi
(Da un paese lontano - Giovanni Paolo Il, 1981), Roberto Benigni,
Massimo Troisi, Edouard Molinaro, Jean-Jacques Annaud, Diane Kurys, Richard
Fleischer, Francesco Maselli, Tinto Brass, Giuseppe Patroni Griffi,
Julie
Taymor, Jonathan Mostow, Giuseppe Tornatore e altri.
Il brano cantato da Maria
Callas che stai ascoltando è
"Addio del passato" dalla
Traviata di Giuseppe Verdi
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Come in un sogno
di Carla Benedetti
Ha un fascino particolare
questo
dialogo di Pasolini con il produttore. Vi si respira una gaiezza, un'euforia
da progetto che sta per realizzarsi. I sopralluoghi sono già stati
fatti, ma le riprese non sono ancora cominciate. Entriamo nella fucina
dell'opera proprio nel momento in cui le idee artistiche sbarcano nel mondo
reale, si confrontano con i vincoli posti dai luoghi e dalle cose, con
i problemi pratici ("Vediamo il cielo sia sotto che sopra. Si può
fare col trucco del cristallo, o no?"). E tutto ha una sua bellezza. È
ancora il progetto, certo, ma è come soffuso di sogno: il sogno
di un'opera da farsi. "Perché realizzare un'opera quando è
così bello sognarla soltanto?", dirà un anno dopo Pasolini
nel Decameron, recitando nei panni di allievo di Giotto.
In questo stadio persino
le incertezze del regista ("Potrei fare così, oppure così.")
appaiono non come dubbi da superare,ma come un meraviglioso serbatoio di
possibilità, da mantenere compresenti. Tutto resta così in
uno stato potenziale, nell'interregno tra il progetto e la sua realizzazione.
È la forma-progetto di cui Pasolini ha appena scoperto la possibilità
negli 'Appunti per un film sull'India': una serie di immagini accompagnate
dalla voce del regista che spiega ciò che ha in mente di fare -
proprio come ora sta facendo con il produttore. Poi questa forma verrà
estesa anche alla scrittura romanzesca, nella Divina mimesis e in
Petrolio.
Quest'ultima opera si presenta come una serie di appunti per un'opera da
farsi. L'autore spiega al lettore il libro che ha in mente, restando sempre
un gradino più in qua della realizzazione. Non diventa mai narratore,
ma solo voce che espone un progetto, da cui si viene coinvolti sempre più,
quasi fosse l'opera finita.
(L'Espresso)
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A Bologna il 18 ottobre fino
all'8 dicembre 2007 alla galleria Ta Matete (via Santo Stefano 17/A, Bologna):
'Pasolini, Callas
e Medea', mostra organizzata da FMR e dalla Cineteca di Bologna, propone
una settantina di foto mai viste, scattate da Mario Tursi durante la lavorazione
del film. Dalle immagini e dai testi, in gran parte inediti, raccolti nel
catalogo, emerge il feeling tra regista e cantante. La Galleria bolognese
prevede ulteriori iniziative, incontri, conferenze sul tema proposto dalla
mostra. |
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