"Pagine
corsare"
Saggistica
IL MITO
DI MEDEA, PIER PAOLO PASOLINI E MARIA CALLAS
Callas: in mostra
a Venezia
seicento cimeli della
"Divina"
agosto 2007
"Ho
bisogno del tuo affetto e della tua tenerezza. Sono tua, fa di me ciò
che vuoi. La tua anima, Maria". Lo si legge in una lettera ad Aristotele
Onassis esposta per la prima volta nella mostra "Maria Callas e Venezia:
l'incontro la magia", la più completa dalla Collezione Callas che
sta girando il mondo per celebrare il trentennale della morte del soprano
greco e i sessant'anni dal suo debutto internazionale all'Arena di Verona
e alla Fenice di Venezia.
Nel
salone principale e nelle due sale sul Canal Grande di Ca' Vendramin Calergi
sono stati esposti quasi seicento oggetti che il pubblico ha potuto ammirare
dal 25 agosto scorso. La grande Callas scriveva quella lettera all'uomo
della sua vita, Aristotele Onassis, nel giorno del compleanno di lui. La
Divina era del tutto ignara, quel 30 gennaio del 1968, mentre si consegnava
a lui "anima e corpo" dopo otto anni e mezzo di amore e passione, del fatto
che il magnate greco da settimane aveva messo all'opera i suoi legali per
concludere gli accordi prematrimoniali con Jackie Kennedy, la vedova del
presidente assassinato a Dallas. Il matrimonio sarebbe stato celebrato
tre mesi dopo. Maria ne fu informata solo dai telegiornali; chiamò
il suo parrucchiere, ("Stasera devo essere più bella di sempre")
e andò a cena nel ristorante più famoso di Parigi, Maxim's,
"per dimostrare che sono sempre la Callas".
Poche
settimane dopo, a conclusione di una luna di miele nelle isole greche che
non doveva essere stata certo appagante, Aristotele andò a Parigi
da Maria, ma lei rifiutò di incontrarlo: per lui la sua porta sarebbe
rimasta chiusa per sempre. Oltre alla lettera all'uomo che aveva incontrato
proprio a Venezia e che segnò la sua vita in modo indelebile - "non
è la lettera di una bambina, qui c'è una donna ferita stanca
e famosa che ti offre i sentimenti più freschi e più giovani
che qualcuno abbia mai provato". Pezzo forte dell'esposizione è
il meraviglioso abito in seta bianca con grandi fiori rossi, creato dalla
stilista Biki nel 1957. La Divina lo indossò solo tre volte: al
Festival del Cinema di Venezia dove andò con Pasolini per la presentazione
del film Medea, per il suo ritorno in Grecia nell'anfiteatro Erode Attico
e per posare per il maestro Silvano Caselli, autore dell'unico ritratto
ufficiale commissionato dall'artista, che andò bruciato nel rogo
della Fenice del 1996.
"In
questa esposizione - spiega il proprietario della Collezione Callas, il
regista Bruno Tosi - c'è tutto, dall'atto di nascita al testamento,
i suoi abiti e i suoi gioielli più belli, i carteggi, comprese le
lettere d'amore che scambiò con Pier Paolo Pasolini che la diresse
in Medea. La mostra, che documenta l'intenso rapporto, durato sette
anni, della giovane Callas con il teatro la Fenice, assume anche un senso
particolare: proprio Ca' Vendramin Calergi fu residenza di Wagner
negli ultimi mesi della sua vita e qui si spense nel 1883. È l'autore
del Tristano e Isotta, l'opera in cui Maria Callas debuttò
alla Fenice".
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NELLE IMMAGINI, ALCUNI
DEI GIOIELLI DI SCENA INDOSSATI DA MARIA CALLAS
DI SEGUITO: ALCUNE MEDAGLIE
COMMEMORATIVE DEDICATE A MARIA CALLAS
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Come in un sogno
di Carla Benedetti
Ha un fascino particolare
questo
dialogo di Pasolini con il produttore. Vi si respira una gaiezza, un'euforia
da progetto che sta per realizzarsi. I sopralluoghi sono già stati
fatti, ma le riprese non sono ancora cominciate. Entriamo nella fucina
dell'opera proprio nel momento in cui le idee artistiche sbarcano nel mondo
reale, si confrontano con i vincoli posti dai luoghi e dalle cose, con
i problemi pratici ("Vediamo il cielo sia sotto che sopra. Si può
fare col trucco del cristallo, o no?"). E tutto ha una sua bellezza. È
ancora il progetto, certo, ma è come soffuso di sogno: il sogno
di un'opera da farsi. "Perché realizzare un'opera quando è
così bello sognarla soltanto?", dirà un anno dopo Pasolini
nel Decameron, recitando nei panni di allievo di Giotto.
In questo stadio persino
le incertezze del regista ("Potrei fare così, oppure così.")
appaiono non come dubbi da superare,ma come un meraviglioso serbatoio di
possibilità, da mantenere compresenti. Tutto resta così in
uno stato potenziale, nell'interregno tra il progetto e la sua realizzazione.
È la forma-progetto di cui Pasolini ha appena scoperto la possibilità
negli 'Appunti per un film sull'India': una serie di immagini accompagnate
dalla voce del regista che spiega ciò che ha in mente di fare -
proprio come ora sta facendo con il produttore. Poi questa forma verrà
estesa anche alla scrittura romanzesca, nella Divina mimesis e in
Petrolio.
Quest'ultima opera si presenta come una serie di appunti per un'opera da
farsi. L'autore spiega al lettore il libro che ha in mente, restando sempre
un gradino più in qua della realizzazione. Non diventa mai narratore,
ma solo voce che espone un progetto, da cui si viene coinvolti sempre più,
quasi fosse l'opera finita.
(L'Espresso)
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A Bologna il 18 ottobre fino
all'8 dicembre 2007 alla galleria Ta Matete (via Santo Stefano 17/A, Bologna):
'Pasolini, Callas
e Medea', mostra organizzata da FMR e dalla Cineteca di Bologna, propone
una settantina di foto mai viste, scattate da Mario Tursi durante la lavorazione
del film. Dalle immagini e dai testi, in gran parte inediti, raccolti nel
catalogo, emerge il feeling tra regista e cantante. La Galleria bolognese
prevede ulteriori iniziative, incontri, conferenze sul tema proposto dalla
mostra. |
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