Fu
la Francia, e non l’Italia, a dedicare a Pier Paolo Pasolini il primo,
importante ritratto in forma di film-intervista.
Pasolini l’enragé
(1966), ovvero “Pasolini l’arrabbiato”, appartiene alla prestigiosa serie
di film-saggi “Cinéastes de notre temps”, realizzati da Jean-André
Fieschi, Janine Bazin e André S. Labarthe a partire dall’inizio
degli anni ’60.
Da parte della critica francese,
l’inserimento di Pasolini in una serie che comprendeva i nomi di Luis Buñuel,
Fritz Lang, Robert Bresson, Abel Gance, Jean Vigo, Max Ophuls, Sacha Guitry
e altri, costituiva una vera e propria consacrazione per l’opera cinematografica
di un autore che in Italia, in quel periodo, era decisamente lontana dall’unanimità
dei consensi.
Il “ritratto”, diretto e
condotto da Jean-André Fieschi, consiste in una lunga e appassionante
intervista dove lo scrittore-regista parla senza pudori del suo rapporto
drammatico con la società italiana, la censura e il moralismo piccolo-borghese.
Dichiara, senza mezzi termini, che vorrebbe rinunciare alla nazionalità
italiana.
Pasolini, inoltre, si sofferma
sulla sua idea del cinema, “riproduzione del linguaggio naturale della
realtà”, sul neorealismo, sulla sua visione del Vangelo come non
credente, delle poesie friulane. Racconta anche il difficile impatto con
Roma, quando abitava a Rebibbia ed era disoccupato, e come da quell’esperienza
drammatica sia nato il romanzo Ragazzi di vita, che gli diede la
notorietà.
Di particolare intensità,
sono i momenti in cui parla della propria “nostalgia della vita, questo
senso di esclusione che non toglie l’amore per la vita, ma l’accresce”.
Nell’estate del 1966, quando
venne realizzata l’intervista, Pasolini aveva appena presentato al Festival
di Cannes Uccellacci e uccellini, interpretato da Totò, che
avrebbe ritrovato pochi mesi più tardi sul set de La terra vista
dalla luna.
Anche il grande attore napoletano
interviene nel corso di Pasolini l’enragé per raccontare
il suo sodalizio artistico con il poeta-regista. Oltre a Totò, Fieschi
interpella anche attori scoperti da Pasolini, come Franco Citti e Ninetto
Davoli, attrici come Adriana Asti, registi come Bernardo Bertolucci (che
era stato suo aiuto-regista sul set di Accattone) e Vittorio Cottafavi,
produttori come Alfredo Bini.

La proiezione sarà
preceduta da una presentazione del film a cura di Roberto Chiesi, Loris
Lepri e Luigi Virgolin, curatori dell’Archivio Pasolini.