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Cinema Appunti per
un'Orestiade africana di Pier Paolo Pasolini.
La
musica negli
Appunti, di Roberto Calabretto
L’interesse
musicale degli Appunti per un’Orestiade africana risiede, senza
dubbio, nell’idea che Pasolini ebbe di affidare le parole di Eschilo
al canto jazz dei neri d’America. E così che Archie Savage e Ivonne
Murray improvvisano nelle sale del Folkstudio di Roma una Jam-Session
sulle parole della tragedia con Gato Barbieri al sax e il suo gruppo. Già
abbiamo sottolineato come la funzione del coro e del verso tragico in questo
modo vengono unificate in un canto libero, come lo è la musica jazz, irrazionale,
in quanto lontano dalla sintassi e dalla grammatica occidentale, e moderno.
«Un canto angoscioso e liberatorio allo stesso tempo»: il canto dell’Africa
occidentalizzata, dove si trovano, in maniera coerente con la natura del
film, le tracce dell’antico blues degli schiavi africani e del
razionalismo sonoro del popolo bianco.
«Ugualmente nel momento in cui vuol fare esprimere direttamente l’Africa, Pasolini si accorda poeticamente al canto e alle sue interiori dissonanze. La sequenza musicale con Gato Barbieri, Archie Savage e la Murray tiene anch’essa un ruolo epifanizzante e conoscitivo, sia pure incentrandosi sulle vibrazioni irrazionali e emotive di una musica che viene dal profondo.»Pasolini, del resto, aveva sempre subito il fascino della musica jazz manifestando, talvolta un atteggiamento contraddittorio. Pronto a vivere intensamente e da protagonista i momenti in cui lo swing irrompeva in Italia, nelle sagre e nelle sale da ballo improvvisate nei paesi della campagna friulana, a distanza d’anni egli rivolge delle pesanti critiche al Jazz ne La rabbia. La scelta di Gato Barbieri,
in ogni caso, si rivela riuscita ed interessante. Protagonista ne L’ultimo
tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, Gato (Leandro) Barbieri si era
trasferito giovanissimo dalla città natale, Buenos Aires, a Roma dove
aveva conosciuto Bertolucci e Amico, che lo aveva filmato nel suo Appunti
per un film sul jazz. Verosimilmente è stato Bertolucci a presentare
Barbieri a Pasolini che al suo sax pensò per la colonna sonora gli Appunti
per un’Orestiade africana. La presenza di Gato Barbieri è stata
comunque contestata da più parti. Mac Kinnon, in particolar modo, ha messo
in risalto la contraddittorietà nella scelta di un jazzista bianco, accusato
spesso di essere stato troppo incline al successo, in particolar modo di
natura commerciale. In ogni caso Barbieri e gli altri musicisti suonano
bene e danno vita ad una performance molto bella.
Pasolini filma Gato Barbieri e i componenti del suo gruppo: dietro di lui, sul fondo, Archie Savage e, a destra, Ivonne Murray Un canto popolare accompagna le parole iniziali del film: «Vorrei che il mio film sull’Orestiade in Africa, fosse un film il cui carattere fosse essenzialmente popolare. Quindi, vorrei dare un'enorme importanza al coro, al coro che nelle tragedie greche parla all’unisono, sotto il palcoscenico, mentre qui vorrei naturalmente distribuirlo nelle sue situazioni reali, realistiche, quotidiane.» [P.P. Pasolini]Altre melodie si presentano nelle fasi del dibattito con gli studenti africani, durante la lettura di alcuni versi di Eschilo («Eccoci di fronte al tribunale, nella fattispecie il tribunale di Dar es Salaam dove Oreste sarà giudicato»), e alle parole conclusive. Musica popolare africana compare nelle scene della Tribù Wa-go-go («Come rappresentare questa trasformazione delle Furie in Eumenidi?») e a Dodoma («Eccoci capitati a Dodoma, una città nel cuore del Tanganica», [...] «Ecco, queste potrebbero essere benissimo nel mio film le Furie trasformate in Eumenidi»). Va infine rilevato che, analogamente a quanto farà in Medea, negli Appunti Pasolini affida alla musica un momento significativo della tragedia a cui il film si ispira. Si tratta della scena di Cassandra, sganciata dalla referenzialità verbale e dalla semantica del linguaggio parlato e affidata invece alla voce di Ivonne Murray e al sax di Gato Barbieri. Una scelta importantissima che conferma la ricerca pasoliniana di quel nuovo orizzonte espressivo asemantico che solo la musica poteva realizzare […]. |
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