Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

Marco D'Ubaldo
[Cinedelic]
e le copertine dei dischi delle musiche da film di Pasolini

Marco D’Ubaldo, che ha curato il libro Pier Paolo Pasolini edito lo scorso aprile da Mediane, di cui “Pagine corsare” aveva dato resoconto, ha inviato ora le copertine di alcuni dischi dedicati alle musiche nei film di Pasolini. Tali copertine, qui sotto riprodotte, sono accompagnate dal breve articolo sotto riportato La musica nei film di Pasolini che avevo redatto espressamente per quel libro. Propongo tali le copertine, aggiungendo che i dischi, purtroppo, risultano tuttora introvabili. Mi auguro naturalmente che quanto prima vengano ripubblicati e messi a disposizione dei tanti estimatori di Pier Paolo Pasolini e dei suoi film. Inserisco anche i titoli dei brani musicali raccolti nel CD che accompagna il libro edito da Mediane. [A.M.] 


La musica che accompagna la visione delle copertine è tratta dal brano
«Teatrino all'aperto n. 1» di Ennio Morricone, composto per «Uccellacci e uccellini»

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La musica nei film di Pasolini

Dopo alcune collaborazioni alle sceneggiature di film diretti da registi già affermati, Pasolini inizia la lavorazione della sua prima pellicola cinematografica con un soggetto da lui scritto e diretto: Accattone. Il commento musicale è costituito in gran parte da brani di Johann Sebastian Bach; vi è poi l'utilizzo di canzoni popolari e di stornelli con testi parodiati e una scena in cui esplode, bellissimo, il blues di William Primrose St James Infirmary. Scrive tra l'altro Pasolini: 

«La Passione secondo Matteo di Bach, nel momento della rissa di Accattone, assume questa funzione estetica. Si produce una sorta di contaminazione fra la bruttezza, la violenza della situazione, e il sublime musicale. […]  Ho detto cioè che la degradazione di Accattone è, sì, una degradazione, ma una degradazione in qualche modo sacra, e Bach mi è servito a far capire al vasto pubblico queste mie intenzioni». 
Il Coro finale della Passione secondo Matteo viene inserito dal regista sia nella scena appena ricordata sia nelle ultime inquadrature del film, quando si compie il tragico destino di Accattone e sopravviene la morte, unica vera libertà concessa dalla società a uomini "privi di dignità" che ignorano (come Accattone) o rifiutano (come Pasolini) le leggi della "ragione dominante". 

Sempre in Accattone, il secondo movimento del Concerto brandeburghese n. 2 di Bach viene utilizzato per creare forte contrasto nei confronti delle immagini in cui la prostituta Maddalena viene malmenata nella radura dell'Acqua Santa dai ragazzi di vita amici del suo sfruttatore. 
 
Nei primi giorni di aprile 1962 hanno inizio le riprese di Mamma Roma in un prato di Cecafumo alla periferia di Roma, sparso di ruderi antichi e limitato da una cintura di enormi caseggiati bianchi. In questo film Pasolini ha scelto di commentare alcune scene utilizzando musica di Vivaldi, ritenendola conosciuta, familiare al pubblico: i brani scelti sono il Largo dal Concerto RV 443; il Larghetto dal Concerto RV 481 e il Largo dal Concerto RV 540. Collabora a Mamma Roma anche Carlo Rustichelli, che compone tra l’altro un motivo popolare, Mamma Roma Chachacha che caratterizzerà alcuni momenti del film. Così come diventerà popolarissima la scena in cui Anna Magnani (Mamma Roma) insegna al figlio a ballare sulle note indimenticabili di Violino tzigano.

Tra il 1962 e il 1964 Alfredo Bini, produttore di Accattone e di Mamma Roma, è attratto dall'idea e accoglie la proposta di Pasolini di realizzare un film sul Vangelo, dopo che si era dedicato a un film di montaggio (La rabbia, il cui commento sonoro è affidato al Largo di Händel e a canti popolari russi) e alla Ricotta. Per Il Vangelo secondo Matteo Pasolini effettuò la scelta della musiche con la collaborazione di Elsa Morante. Il regista utilizzò in questo caso, vista la sua dichiarata predilezione per Bach, alcuni brani dalla Passione secondo Matteo con i quali il compositore tedesco aveva ripercorso lo stesso cammino che Pasolini avrebbe intrapreso nel film. Dal lavoro di Bach, oltre al Coro già udito in Accattone Pasolini utilizza ripetutamente nel suo Vangelo un'Aria, originariamente per voce di contralto e orchestra, qui nella versione solo strumentale rielaborata da Ennio Morricone. Nel film un rilievo notevole è dato anche al Gloria della Missa Luba Congolese la cui citazione si può ascoltare nei titoli di testa del film. Un altro compositore di cui si servì Pasolini per il suo Vangelo è Mozart: la Maurerische Trauermusik, K 477 (Musica funebre massonica), rende perfettamente l'atmosfera di "presagio" che si percepisce dopo che Gesù ha reclutato gli Apostoli; in seguito fa da commento alla salita al Calvario. Vi è anche un'efficace citazione di Ejsenstejn/Prokofiev (Aleksandr Nevskij) allorché i soldati di Erode compiono la strage degli innocenti e nel momento della terribile fine (la decollazione) provocata da Erodiade e Salomè a Giovanni il Battista. Nel film sono compresi inoltre brani originali di Luis Enrique Bacalov (nelle scene degli indemoniati e di Cristo che prega nell'orto di Getsemani) e di Anton Webern, spirituals e cori russi.

Uccellacci e uccellini segnerà un ulteriore passaggio nella storia del cinema di Pier Paolo Pasolini: dai lavori di carattere popolare a opere più problematiche, che culmineranno in Teorema. Con Uccellacci e uccellini inizia una proficua collaborazione di Pasolini con Ennio Morricone, che parteciperà alla realizzazione delle musiche e al coordinamento musicale del film e anche di successive pellicole pasoliniane: Teorema, Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, Salò o le 120 giornate di Sodoma

L'idea di aprire e chiudere Uccellacci e uccellini con dei titoli cantati fu di Pasolini, che scrisse il testo della canzone interpretata da Domenico Modugno. Vi sono poi nel film, oltre a un bellissimo blues di Morricone, due citazioni mozartiane dal Flauto magico, risolte gradevolmente dalla rielaborazione di Morricone con degli assolo di violino e con l'uso di un'ocarina. È pure citata, sempre nella rielaborazione di Morricone, la canzone partigiana, tratta da un motivo popolare russo, Fischia il vento che si ode subito prima della sequenza dei funerali di Togliatti. 

Nel 1966 Pasolini partecipa a Capriccio all'italiana, un film a episodi, girando il film intitolato Che cosa sono le nuvole?, con Totò e Ninetto Davoli: sarà caratterizzato, tra l'altro, da una canzone (che ha lo stesso titolo del film) musicata e cantata da Domenico Modugno su testo di Pasolini. 
 
In Edipo re, ispirato ai capolavori di Sofocle Edipo re e Edipo a Colono, che girerà tra aprile a luglio 1967, Pasolini affronta una volta per tutte il suo personale "complesso di Edipo". Assegna ai suoi personaggi un linguaggio che è il risultato di una mescolanza di vari dialetti e, allo stesso modo, nel film, gli scenari e il commento musicale sono "costruiti", come in un puzzle, con frammenti di immagini e di suoni nordafricani, turchi, giapponesi e rumeni, tutte melodie molto ambigue, indefinibili. Il regista curerà personalmente il coordinamento musicale del film: spiegherà così la sua scelta di tali musiche: 

«Esse sono un poco fuori della storia. Come io desideravo fare di Edipo un mito, così desideravo una musica astorica, atemporale». 
Nell'estate del 1968 Pasolini gira con Ninetto Davoli un altro brevissimo film, La sequenza del fiore di carta, un episodio di Amore e rabbia, e cura personalmente la scelta del commento musicale. 
 
Qualche mese prima, in marzo, Garzanti pubblica il libro Teorema. Diverrà anche il soggetto dell'omonima pellicola cinematografica, presentata nel 1968. Tra i brani musicali che commentano Teorema, la cui scelta è curata dallo stesso Pasolini, spicca soprattutto il brano iniziale del Requiem, l'ultima composizione di Wolfgang Amadeus Mozart. Il commento musicale originale è elaborato da Ennio Morricone che alterna composizioni astratte cariche di senso di angoscia a brani più spensierati come il Beat n. 3 e il Fruscio di foglie interpretato dal complesso TrioJunior.

Nel novembre 1968 Pasolini inizia le riprese di Porcile; le concluderà nel giro di un solo mese. Il commento sonoro di Porcile, con musiche originali di Benedetto Ghiglia, interviene raramente nel dramma rappresentato nella pellicola, caratterizzando però assai efficacemente i due "mondi" che vi appaiono: quello contadino, con brani di sapore antico eseguiti prevalentemente con un flauto dolce; quello alto borghese con un quartetto d'archi che suona musica classica. In alcune scene Klotz-Lionello (con baffetti alla Hitler) suona voluttuosamente un'arpa e in altre scene sono visualizzati quattro componenti di un quartetto d'archi in una delle grandi sale della ricca villa di Klotz. 

Tra maggio e agosto 1969 Pasolini effettua le riprese di Medea (interprete principale Maria Callas), che riecheggia la tragedia di Euripide. Come nei film precedenti, il regista si propone di rappresentare le storture presenti nel mondo moderno rifacendosi alle analogie presenti in epoca antica. "Ho riprodotto in Medea tutti i temi dei film precedenti", dirà Pasolini. Tra i due personaggi principali, Medea e Giasone, non vi è mai dialogo: canti d'amore iraniani e antiche musiche giapponesi, indecifrabili e misteriose - le scelte per il commento musicale sono dello stesso Pasolini in collaborazione con Elsa Morante - "sostituiscono" le voci dei protagonisti. 
Qualche mese prima di iniziare la lavorazione di Medea, Pasolini fece un viaggio in Uganda, in Tanzania e al lago Tanganika, per studiare l'ambientazione di Orestiade africana, una trasposizione "africana" della tragedia di Eschilo (il film non fu però mai realizzato). Durante tale viaggio, girò per la televisione italiana il documentario Appunti per un'Orestiade africana, con commento musicale di Gato Barbieri. 
 
Dopo Medea, tre nuovi progetti, ispirati a importantissime opere letterarie di tre culture diverse, apriranno un nuovo capitolo della cinematografia pasoliniana. Pasolini stesso chiama i tre film "trilogia della vita". Durante l'estate 1970 Pasolini scrive la sceneggiatura di dieci novelle dal Decameron, capolavoro di Giovanni Boccaccio, scelte tra quelle che hanno un equilibrio tra il tragico e il comico-burlesco e fa parlare i personaggi in napoletano. La musica, curata da Pasolini e arricchita da composizioni originali di Ennio Morricone, è costituita anche da antiche musiche napoletane, a cominciare da Fenesta 'ca lucive, un "classico" della canzone napoletana (la musica, originariamente di autore anonimo, è attribuita a Vincenzo Bellini). Nella primavera del 1971 Pasolini scrive la sceneggiatura del secondo film della "trilogia della vita", I racconti di Canterbury. Terminata la sceneggiatura, all'inizio dell'estate effettua alcuni viaggi in Inghilterra alla ricerca di luoghi e di personaggi adatti all'ambientazione del film. Anche per questo film, così come per il successivo, Il fiore delle Mille e una notte, le musiche originali sono di Ennio Morricone. 
 
L'ultimo lavoro cinematografico di Pasolini è Salò o le centoventi giornate di Sodoma. Durante gran parte del film una pianista, in apparenza completamente assente dai tragici avvenimenti che si svolgono attorno a lei, esegue come un'automa canzoni degli anni Trenta, qualche motivo di regime, alcuni Valzer e Preludi di Chopin, a rappresentare con il commento sonoro, oltre all'ambiente e al momento storico, quello della Repubblica di Salò: la decadenza, il disfacimento di quell'epoca di massima espansione della dittatura e della repressione. Quando, dopo inenarrabili torture commesse su giovani tenuti come schiavi in una tetra villa di Salò, avverranno nei confronti degli stessi ragazzi e ragazze i primi crudeli omicidi, anche la pianista apparentemente estraniata, robotizzata, non reggerà allo strazio e al disgusto e si suiciderà. Sarà in questo stesso momento del film che, anche musicalmente, si avrà la percezione "infernale" di ciò che sta accadendo, con alcune introduzioni accordali e canti dai Carmina Burana di Carl Orff, una composizione del 1936 che raccoglie antichi canti medievali e li rielabora unendo arcaico e moderno, musica colta e popolare con soluzioni antiche e attuali.
 
Vi è infine da dire, a conclusione di questa breve riflessione sulle scelte musicali nei film di Pier Paolo Pasolini, che un elemento rilevante in tutta la produzione cinematografica del poeta è il silenzio dei personaggi, l'assenza della parola e di qualsiasi altro suono. Le sequenze completamente prive di suono, che prevedono la sola presenza degli scenari e dei personaggi - a volte immobili, se si eccettua il fuggevole mutare di una espressione del viso o l'impercettibile movimento di una mano o, ancora, un lieve battere di palpebre - sono momenti indimenticabili nel cinema di Pasolini. 
 
[Sintesi e rielaborazione da "La musica nei film di Pasolini" (Angela Molteni, 1997) - Alcune citazioni dei brani sopra indicati si trovano nella sala d'ascolto virtuale di "Pagine corsare"]


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Titoli dei quindici brani contenuti nel CD allegato
al libro Pier Paolo Pasolini, ed. Mediane

da Mamma Roma:
Cha cha cha Mamma Roma, di C. Rustichelli
Violino tzigano, di Bixio-Cherubini, canta C. Buti

da La ricotta:
Ricotta twist, di C. Rustichelli

da Che cosa sono le nuvole?:
Titoli di testa, di Pasolini-Modugno, canta D. Modugno

da Teorema:
Teorema, di E. Morricone
Beat n. 3, di E. Morricone
Fruscio di foglie verdi, di E. Morricone

da Porcile:
Marcia scellerata, di B. Ghiglia
La metropoli inquieta, di B. Ghiglia
Buon giorno signor Klotz, di B. Ghiglia

da Medea:
Musica etnica tradizionale

da Il fiore delle Mille e una notte:
Tema di Aziza, di E. Morricone

da Salò o le 120 giornate di Sodoma:
Carmina Burana, di K. Orff
Son tanto triste di A. Bracchi

e
Addio a Pier Paolo Pasolini, di E. Morricone

 
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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE" 
DA OTTOBRE 1998





 


Marco D'Ubaldo [Cinedelic] e le copertine dei dischi delle musiche da film di Pasolini

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