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UNA POLEMICA A PIU' VOCI SU
Salò o le centoventi giornate di Sodoma

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Sì, una polemica laddove avrebbe potuto esservi una semplice discussione, se i toni di quanto aveva scritto un visitatore del sito, Federico Veneziano alias König Ludwig II (quello che fu re di Baviera, per intenderci) fossero stati meno infarciti di insulti... Il messaggio iniziale di König Ludwig II era il seguente: 
 
Scusi la domanda, ma come si fa a sponsorizzare un regista non nel pieno delle sue facoltà mentali? quale mente malata può partorire un film deviato come 'Salò o le 120 giornate di Sodoma'? per giunta pieno di inesattezze storiche: i fascisti mandavano al confino gli omosessuali!!!! A me non interessa che Pasolini fosse un pederasta, pensi il mio idolo è Ludwig II di Baviera, ma una persona che ha concepito un simile scempio merita la imperitura maledizione a mio avviso. Lei cosa ne pensa? Federico, 22 anni, Bologna
Chiesi di replicare a un collaboratore di "Pagine corsare", Daniel Agami, coetaneo e concittadino  di Federico. A tale replica (si tratta del primo brano riportato qui sotto) Federico alias re Ludwig II fornì una risposta scellerata. A quel punto io stessa inviai un messaggio a questo re Ludwig, che non mancò di rispondere nuovamente. 

Qui di seguito, dunque, "Pagine corsare" dà conto dello scambio [autorizzato dai rispettivi intestatari] di e-mail avvenuto e fornisce, anche a supporto di ciò che viene sostenuto e comunque di una conoscenza più approfondita della genesi di "Salò" e dei suoi contenuti, una ulteriore documentazione oltre a quella già inserita finora nelle pagine pasoliniane, il tutto per opportuna informazione dei visitatori del sito.
 

Angela Molteni
novembre 2004


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.. Daniel B. Agami - asclepiade1982@virgilio.it
risponde al primo messaggio (soprariportato) di Federico Veneziano
 

Caro Federico Veneziano (ma solo di cognome, da quanto vedo), rispondo io alla mail che inviasti otto mesi fa (oramai potresti essere padre... mi scuso per i tempi biblici inaccettabili persino per me, ma la colpa fu di virus e altre faccende, però la risposta arriva, seppure in ritardo, e ti prego di scusare l'inaccettabile ritardo) ad Angela Molteni, webmaster e curatrice del sito www.pasolini.net. 

Ti rispondo io in quanto collaboratore del sito a cui tu scrivesti (ma a nome del sito www.pasolini.net) nonché tuo concittadino e quasi coetaneo (è anche per sorta di omogenesi, dato che siamo quasi coetanei, che ti rispondo, sfiorando forse la maleducazione, con la seconda persona singolare, ma dare del lei ad un mio coetaneo mi risulta molto difficile... spero concorderai...). 

[Agami cita qui il testo del  messaggio di Federico Veneziano già  riportato  sopra] Tralasciando il fatto che il nostro sito non sponsorizza un regista (Pasolini non ha bisogno di sponsorizzazioni, non ha senso sponsorizzarlo e personalmente non credo che gli farebbe nemmeno piacere), ma ricorda semmai un artista (perchè ti ricordo che Pasolini è sì regista, ma l'eclettismo che lo rende unico fu quello di essere credibile e innovativo come regista, sceneggiatore, autore di film per altri, paroliere, scrittore, narratore e poeta, giornalista, italianista, traduttore, latinista e grecista in certi aspetti, polemista, saggista, pittore persino, redattore, dialettologo, linguista, autore teatrale, documentarista anche televisivo, editorialista, per dare un inesaustivo e ridicolo elenco, ma che forse ti può aiutare a comprendere perché Pasolini è così difficilmente giudicabile ed analizzabile nei semplicistici termini in cui tu lo giudichi), bisognerebbe chiedersi innazitutto perché lo si ricorda, come forse tu ti chiedi. 
Lo si ricorda perchè è un classico, stando ad Italo Calvino secondo cui classico è quel testo o autore che ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Ma rispetto ad altri classici, per la sua tragica contemporaneità, per la sua scomoda vita e soprattutto il suo scomodo pensiero, per l'attualità dei suoi pensieri, per la sua incapacità ad adeguarsi ad un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli (sono parole sue, le puoi trovare in una risposta che diede ad un suo lettore, ora in Le belle bandiere, Editori riuniti 1996, pag. 221  fino a poco tempo fa era a metà prezzo - meno di 3 euro - nel reparto sconti della libreria MelBook's store in Via Rizzoli), ti sarai accorto che a Bologna, la sua città, che ha narrato in versi e film, e interviste televisive, non vi è nessun ricordo di Pasolini, nonostante fosse bolognese. 

Al pari del vivente e giovane Enrico Brizzi, paradossalmente, più che ad altri classici come Giosuè Carducci, di cui vi sono almeno una via una piazza e un museo, o Dante Alighieri, che studiò qui, o Giacomo Leopardi, il cui soggiorno bolognese è ricordato almeno in via Santo Stefano, lapide accanto la Pizzeria del Corso, laddove un tempo sorgeva il Teatro del Corso, Goethe persino, nel colle di Paderno, per il minerale annotato da lui come Pietra di Paderno. Si trovano ricordi di moltissimi scrittori bolognesi o di passaggio a Bologna ma non di Pasolini; ad esempio: laddove ora c'è il cinema Nosadella, in via Nosadella, sapevi che era nato Pasolini, e vissuto? Tolto un Parco Pasolini, situato nella periferia, oltre l'Aeroporto, alle cronache solo per la desolazione e la delinquenza, non vi è alcun ricordo, né all'università, né al liceo Galvani, né a Bologna. Ci sono voluti 30 anni solo per aprire un Fondo Pasolini, e Bologna segue altre città.

È anche per questo che il sito ricorda e divulga soprattutto Pasolini: perchè è tragicamente attuale, e mistificato, perché scomodo. 
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Ma è meglio che vada al focus della tua gentile e-mail, gentile per quanto completamente disattenta. Mi pare che tu sia molto superficiale, nel dare giudizi su Pasolini (che evidentemente rischia di essere oggetto apologetico, per me, ma spero di evitare l'idolatria e di risponderti in modo più oggettivo possibile, il che è evidentemente difficile). 

Innanzitutto il fatto che il tuo idolo è Ludwig II, evidentemente omosessuale da quanto alludi (lo ignoro), non toglie né aggiunge nulla alla tua superficiale osservazione: cioè la pederestia di Pasolini, che noi non conosciamo comunque (sfido a trovare esplicite dichiarazioni a riguardo, in cui Pasolini sfoggi un orgoglio gay: Pasolini non ha mai fatto cinema per omosessuali - così come oggi non lo fa Almodóvar, per dire - né rientra nella letteratura omosessuale. Questo basta per scansare equivoci di lettura, del resto, della sua vita sessuale, omosessuale, pedofila, eterosessuale o bisessuale che sia, non sono affari che ci riguardano, ma sono affari suoi, ovviamente) non mi pare sia argomento discriminatorio per la sua arte o la sua opera: a meno che non si voglia essere vergognosamente infami, e trattare l'argomento con un qualunquismo degno di un settimanale di consumo triviale, per il resto la pederastia di Pasolini c'entra come l'eterosessualità di Moravia o l'asessualità di Dalì; è la sua vita privata, che in quanto privata poco serve a noi lettori o spettatori della sua arte, e non gossipiveri spioni della sua fu vita. 

La stessa superficialità la dimostri nel giudicare una persona "non nel pieno delle sue facoltà mentali", attraverso le sue opere: e non stiamo parlando di Hitler e del suo Mein Kampf, ma di un artista che ha descritto l'Orrore, e le facoltà mentali quelle sì private ai nazifascisti e repubblichini, attraverso la sua ricezione creativa del romanzo di De Sade. 

Anche in questo caso usurpi del tuo ruolo privilegiato di spettatore-lettore per dedurre ciò che è indeducibile, la sanità mentale di un individuo che nemmeno hai conosciuto (se non altro per motivi anagrafici).

Ma l'errore più grosso, a mio avviso, che fraintendi, è il fatto che sembri dare per sottointeso che ciò che viene descritto è voluto o condiviso dal suo autore. Sembri ragionare così: Pasolini descrive A, A è orribile, dunque Pasolini condivide A, dunque Pasolini è orribile.Questo sillogismo è in realtà un entitema, cioè un sillogismo sballato, sbagliato, falso. 

Salò: è il film che è deviato o la realtà che racconta che è deviata? Per essere"normali" (posto che tu abbia le conoscenze adatte per stabilire cosa è normale, ammesso e non concesso) bisogna ignorare l'orrore, e descrivere solo ciò che è bello e condiviso dall'artista? E la devianza di Pasolini è derivata dal fatto che ciò che descrive è mostruoso? O è ciò che è accaduto, e ciò che è insito nell'umano perverso, nel subumano (la violenza, sessuale, erotica, la necrofilia, il demonismo ateo o ortodosso) che è deviato? È deviante quel che successe a Salò, per dire, o davvero Pasolini che lo racconta sotto forma di romanzo filmato? 

Se la tua premessa (il film descrive l'orrore, Pasolini lo condivide, Pasolini è l'orrore) fosse vera, i migliori scrittori e registi sarebbero tutti deviati e malati, per il semplice fatto che hanno descritto ciò che di solito si tace, l'orrore appunto: Kubrick sarebbe quanto meno un drogato violento assassino pedofilo militarista satanico, per i film che ha scritto, Almodóvar uno stupratore pedofilo empio (in una recente intervista su "Internazionale" Almodóvar dice che la sua vita privata è diversa dai suoi film, che ciò che racconta, per immagini forti, nei film non lo accetterebbe nella vita privata, mentre nei film, essendo opere artistiche e creative, non giudica, ma racconta per immagini), Bellocchio un terrorista, Moretti un assassino, Benigni un criminale e pure mal informato, dato che nei lager i bambini non sopravvivevano e dato che il suo film più famoso non è attendibile in ogni sua scena, sicuramente avrai da ridire anche su quello, dimenticandoti che il film è una parabola, una favola, e non un documentario. Ma andando indietro nel tempo Sofocle, che descriveva l'incesto e il parricidio, sarebbe stato un perverso omicida, Euripide un sadico, dato che descrive l'infanticidio sulla scena, Catullo un maniaco sessuale persino, con i suoi in bocca in culo te lo metterò, Petronio un sessuomane; Cecco Angiolieri un figlio degenere; Francesco Guccini, blasfemo il suo nietschiano Dio è morto (strano per un cantautore passato da RadioVaticana); Stoker un vampiro; Bukowski un criminale, Carducci un satanista, col suo Inno a Satana, ecc, ecc... 

Un artista non racconta solo ciò che condivide e gli piace, e conforta il lettore spettatore: anzi, ha l'obbligo di fare il contrario! Pasolini in Salò descrive la mercificazione del sesso, in anni in cui esplodeva la pornografia, il controllo del sesso con l'aborto o la sterilizzazione, la sessualità apparentemente libera dei film e dei giornaletti... il sesso è oramai consumismo... se non fosse così straniante e allucinato il film, anch'esso sarebbe distribuito nella Videoteca del Piacere di "Panorama". Salò ha una quantità enorme di nudi, integrali femminili maschili, e di scene esplicite di coiti e sesso, ma sfido a trovare il film eccitante o erotico per questo. Il sesso disgusta, sia come dantesco contrappasso dell'oramai insopportabile sesso piacevole consumistico, controllato e mercificato (ed anche in questo fu una novità, dopo che Pasolini suo malgrado contribuì ad alzare il livello di erotismo consentito e tollerato al cinema eliminando tabù, ma dando il via alla pornografia e a quella sessualità sì morbosa e perversa, e deviata, che usa l'intimo come carne che attira, una cosa bellissima e delicatissima come il sesso come morbosa attrazione leggera e filtrata) sia come metafora del potere. Salò è stato uno dei tanti necrotopi, luoghi di morte, un carnevale rovesciato, dove tutto è concesso, ma al negativo.

Certo descrive un orrore storicizzato, il fascismo nella sua degenerazione, ma il fascismo è un pretesto: potrebbe essere l'Argentina, il Cile di Pinochet con gli elettrodi nelle vagine e i desaparecidos (chi è deviato, Pinochet e i fascisti cileni, o Marco Bechis e Ken Loach che hanno raccontato questi orrori?), la Roma di Nerone, la Spagna del XV secolo, la Spagna franchista, il Portogallo di Salazar, la Grecia dei colonnelli (al solito chi è il deviato? Il fascismo ellenico militare o Costa Gavras che lo descrive?), lo stalinismo, la Germania o Austria hitleriana, il Sudafrica dell'apartheid; che importa ai fini del racconto se gli omosessuali venivano mandati al confino (osservazione già inesatta... dato che il confino erano i campi di lavoro, o di sterminio, e che molti invece non venivano mandati da nessuna parte, ma torturati e uccisi) e non imprigionati assieme agli eterosessuali in una villa? 

Non ti sei accorto che il fascismo nel film è un pretesto? Che la società che racconta non è quella confinabile nel fascismo, con una comodità contemporanea di archiviarla, bensì è la società contemporanea, con le sue atrocità? Non noti che l'orrore che il film descrive non è quello del fascismo, ma è la perversione di oggi, la perversione dell'uomo, impossibile da comunicare? Il film descrive davvero Salò? Non descrive forse noi, l'uomo in generale, quell'uomo per natura perverso secondo Freud (altro deviato, forse...)? Non hai letto oltre le righe che la realtà che ti sembra così lontana, e così falsa è quella in cui vivi, che il film descrive te e me magari, nelle perversioni inconsce che ci appartengono in quanto umani, crudeli e dolci al tempo stesso? 

Le presunte inesattezze storiche (che tu credi di aver scovato, ma non pensi che Pasolini quanto a fascismo e omosessualità ne sapesse più di te che sei nato nel 1981, o di me, essendo come dici tu pederasta e nato nel 1922, quindi vivendo parte del fascismo ben lucido e cosciente? Pensi davvero che non conoscesse non la storia, quella che per noi è storia, ma la sua storia, la sua contemporaneità, la sua attualità?) sono esattezze simboliche, esistenziali. L'orrore esiste ed è sempre esistito, e soggettivo, anche (prova a leggere 1984 di Orwell a questo proposito, sopratutto gli ultimi due capitoli) per certi versi. 

Dal punto di vista formale, poi, forse hai scordato un passaggio: Pasolini riduce per il cinema un romanzo, che quanto a crudeltà non risparmia nulla, di uno degli autori più scomodi ed antipatici della Letteratura francese (ma anche dei più bravi), De Sade, col suo 120 giornate di Sodoma, che prima di Pasolini solo Buñuel aveva, in parte, ridotto per il cinema (ne L'Age d'or) che a maggior ragione sarebbe ancora più deviato, ed invece è uno degli scrittori francesi più famosi (e apprezzati, nonostante ciò che racconta sia orribile), al punto che usiamo il termine Sadismo. 

E forse dovresti considerare che lo stesso De Sade si ispira alla Sodoma biblica, dell'episodio celeberrimo nientemeno che della Bibbia, nella Genesi (Lot) del Primo Testamento.

Forse la imperitura maledizione la merita chi nella vita ha fatto gli orrori che Pasolini descrive e divulga, con coraggio, od orrori simili, e non  chi ha realizzato un'opera d'arte didattica ed educativa, e catartica per molti versi, ammesso che si possa meritare la imperitura maledizione. 
Sempre disponibile, scrivimi pure. Con ringraziamento e cordialità, 

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