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Cinema Tre cortometraggi
La presentazione dei tre documentari nel percorso de “I segni dell’uomo” non è un casuale omaggio a Pasolini a trent’anni dal suo assassinio. È un’importante visione di tre frammenti di un modo vissuto e meditato di accostarsi ad altre culture. Già nel suo breve resoconto del viaggio in India, compiuto con Alberto Moravia nel 1961, ( L’Odore dell’India, Longanesi 1962) è accennata una sintesi mancata tra l’analisi ideologicamente motivata e la descrizione amorosa della vitalità, e dei colori, che affascinano l’osservatore, poi regista. Il viaggio in Kenya, sempre con Moravia, l’anno dopo, i sopralluoghi in Palestina, il ritorno in India nel 1967 rimarcano il mancato armonizzarsi tra la percezione delle contraddizioni sociali e politiche e il piacere di un appagamento del lasciarsi avvolgere da visioni, paesaggi e persone. La scelta “politica” è
quella di tentare un grande affresco sul terzo mondo in cinque parti che
non viene mai realizzato, ufficialmente per non aver trovato fondi ma,
osiamo affermare, anche per l’impossibilità di dare troppo rigida
risistemazione a un materiale magmatico che il poeta/regista preferiva
recepire nella sua immediatezza. Rimangono quindi i frammenti, da rivedere
non per profetiche visioni, ma come parti di un testo di cui fanno parte
anche, per completezza filologica, una sceneggiatura “africana” (Il
padre selvaggio), Sopralluoghi in Palestina, non montati dall’autore,
ma soprattutto parti delle opere maggiori (v. il Marocco di Edipo re
e il mercato dell’Oriente estremo de Il fiore delle Mille e una notte).
Appunti per un film sull’India - 1967-68 ![]() Alla Mostra del cinema di Venezia del 1968, insieme a Teorema, Pasolini presentò anche il mediometraggio Appunti per un film sull’India, girato nel dicembre 1967. Tali “appunti” si riferivano a un film da farsi “sulla storia di un marajà, il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima della liberazione dell’India); e, dopo la liberazione dell’India, sempre idealmente, la famiglia di questo marajà, scompare perché i suoi amici muoiono di fame ad uno ad uno durante una carestia”.
Pasolini presentò
diversi progetti ad alcuni produttori: l’unica possibilità di realizzazione
gli si prospettò però grazie alla Rai, che gli propose di
fare uno “speciale” per TV7. Pasolini effettuò le riprese cinematografiche
per le strade di Bombay e nelle sue periferie, riprendendo con cinepresa
in spalla gente comune e dialogando con intellettuali indiani. L’intento
del regista non era quello di realizzare un documentario, ma di confrontare
la propria concezione poetica della storia e del film da realizzare, ricercando
i personaggi che interpreteranno l’episodio. Nel filmato sono numerose
le immagini di povertà e di morte. Sulle riprese di un corteo funebre
e di una cremazione il film si conclude con le parole di Pasolini: “Un
occidentale che va in India ha tutto, ma non dà niente. L’India,
invece, non ha nulla, in realtà dà tutto”.
Appunti per un’Orestiade africana - 1968-69 I cinque episodi del progettato Appunti per un poema sul Terzo mondo avrebbero dovuto trovare luogo in Africa, India, America Latina, Paesi Arabi e nei quartieri neri degli Stati Uniti. ![]()
Le riprese africane di Appunti per un’Orestiade africana avvennero in due tempi: nel dicembre 1968 e nel febbraio 1969. Ai primi mesi del 1970, risalgono, invece, le riprese effettuate all’università di Roma. Appunti per un’Orestiade africana, prodotto da Gian Vittorio Baldi per la IDI Cinematografica, era destinato alla Rai Tv, che lo rifiutò adducendo motivi pretestuosi. ![]() Le mura di Sana’a - 1970-71 Riprese domenica 18 ottobre 1970, esterni Sana’a (Yemen del Nord), Adramaut (Yemen del Sud). Nel corso della lavorazione del Decameron, alla fine delle riprese effettuate nello Yemen, Pasolini girò il film-documentario Le mura di Sana’a. Breve e intenso, il documentario è accurato sin nei minimi dettagli, ed è insieme una dichiarazione d'amore. La voce è di Pasolini che si appella all’UNESCO perché protegga quelle bellezze, le conservi e le salvaguardi quali patrimonio storico-culturale dell’intera umanità.
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