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Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

Tre cortometraggi
per ricordare Pasolini
8 novembre 2005, Milano, Spazio Oberdan
a cura di Fiorano Rancati

La presentazione dei tre documentari nel percorso de “I segni dell’uomo” non è un casuale omaggio a Pasolini a trent’anni dal suo assassinio. È un’importante visione di tre frammenti di un modo vissuto e meditato di accostarsi ad altre culture. Già nel suo breve resoconto del viaggio in India, compiuto con Alberto Moravia nel 1961, ( L’Odore dell’India, Longanesi 1962) è accennata una sintesi mancata tra l’analisi ideologicamente motivata e la descrizione amorosa della vitalità, e dei colori, che affascinano l’osservatore, poi regista. Il viaggio in Kenya, sempre con Moravia, l’anno dopo, i sopralluoghi in Palestina, il ritorno in India nel 1967 rimarcano il mancato armonizzarsi tra la percezione delle contraddizioni sociali e politiche e il piacere di un appagamento del lasciarsi avvolgere da visioni, paesaggi e persone. 

La scelta “politica” è quella di tentare un grande affresco sul terzo mondo in cinque parti che non viene mai realizzato, ufficialmente per non aver trovato fondi ma, osiamo affermare, anche per l’impossibilità di dare troppo rigida risistemazione a un materiale magmatico che il poeta/regista preferiva recepire nella sua immediatezza. Rimangono quindi i frammenti, da rivedere non per profetiche visioni, ma come parti di un testo di cui fanno parte anche, per completezza filologica, una sceneggiatura “africana” (Il padre selvaggio), Sopralluoghi in Palestina, non montati dall’autore, ma soprattutto parti delle opere maggiori (v. il Marocco di Edipo re e il mercato dell’Oriente estremo de Il fiore delle Mille e una notte).
 

Appunti per un film sull’India - 1967-68

Prima proiezione XXIX Mostra di Venezia, sezione “Documentari”, 18 agosto 1968.
Alla Mostra del cinema di Venezia del 1968, insieme a Teorema, Pasolini presentò anche il mediometraggio Appunti per un film sull’India, girato nel dicembre 1967. Tali “appunti” si riferivano a un film da farsi “sulla storia di un marajà, il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima della liberazione dell’India); e, dopo la liberazione dell’India, sempre idealmente, la famiglia di questo marajà, scompare perché i suoi amici muoiono di fame ad uno ad uno durante una carestia”. 

Pasolini aveva progettato di realizzare un film sullo svilupparsi di una coscienza politica in alcune nazioni del Terzo Mondo, alcune delle quali si erano affrancate dal colonialismo e stavano avviando forme di gestione democratica. Per rappresentare questo il regista prevedeva di utilizzare racconti che avessero le loro radici nella cultura locale e che risultassero omogenei grazie a ciò che egli stesso definiva un “sentimento violentemente e magari anche velleitariamente, rivoluzionario: così da fare del film stesso un’azione rivoluzionaria, naturalmente, e assolutamente, libera fin quasi all’anarchia”. 

Pasolini presentò diversi progetti ad alcuni produttori: l’unica possibilità di realizzazione gli si prospettò però grazie alla Rai, che gli propose di fare uno “speciale” per TV7. Pasolini effettuò le riprese cinematografiche per le strade di Bombay e nelle sue periferie, riprendendo con cinepresa in spalla gente comune e dialogando con intellettuali indiani. L’intento del regista non era quello di realizzare un documentario, ma di confrontare la propria concezione poetica della storia e del film da realizzare, ricercando i personaggi che interpreteranno l’episodio. Nel filmato sono numerose le immagini di povertà e di morte. Sulle riprese di un corteo funebre e di una cremazione il film si conclude con le parole di Pasolini: “Un occidentale che va in India ha tutto, ma non dà niente. L’India, invece, non ha nulla, in realtà dà tutto”.
 

Appunti per un’Orestiade africana - 1968-69

I cinque episodi del progettato Appunti per un poema sul Terzo mondo avrebbero dovuto trovare luogo in Africa, India, America Latina, Paesi Arabi e nei quartieri neri degli Stati Uniti. 

Per l'Africa l'idea era in un primo momento di riadattare una sceneggiatura già scritta, Il padre selvaggio, ma poi Pasolini preferì la rielaborazione dell’Orestiade da lui tradotta nel 1960 per Vittorio Gassman. Nella Lettera del traduttore (1960), scriveva: «Il momento più alto della trilogia è sicuramente l’acme delle Eumenidi, quando Atena istituisce la prima assemblea democratica della storia. Nessuna vicenda, nessuna morte, nessuna angoscia delle tragedie dà una commozione più profonda e assoluta di questa pagina. Le Maledizioni si trasformano in Benedizioni. L’incertezza esistenziale della società primitiva permane come categoria dell’angoscia esistenziale o della fantasia nella società evoluta».

Nell’immaginazione pasoliniana, la “società primitiva” venne ad identificarsi con l’Africa tribale e arcaica. Mentre il progetto di Appunti per un poema sul Terzo mondo si arenava per ostacoli produttivi, nel dicembre 1968 si concretizzò invece la possibilità di realizzare l’Orestiade sotto forma di “appunti per un film da farsi”, in Kenia e Tanzania. Come era già avvenuto con il mediometraggio documentario prodotto dalla Rai Tv Appunti per un film sull’India (1968), anche il film girato in Africa segue un itinerario scandito dalla ricerca dei volti e dei luoghi, in questo caso per le figure di Agamennone, Oreste, Clitennestra, Cassandra e Pilade, tra le
popolazioni delle tribù e dei villaggi della Tanzania e dell’Uganda La voce di Pasolini si sofferma a commentare le possibili scelte di visi e corpi per i personaggi del suo film, ma sceglie e filma anche una povera capanna sul lago Vittoria, con gli umili utensili del lavoro quotidiano, il villaggio di Kasulu, “ancora vicino alla preistoria”, un mercato e la folla che lo gremisce, i sarti e i loro clienti, un barbiere, un altro mercato della città di Kigoma, perduto nella Savana. Negli Appunti per un’Orestiade africana, appaiono anche le immagini della modernità, come una fabbrica nelle vicinanze di Dar es Salaam, una scuola moderna “Livingstone”, nei pressi di Kigoma. Il poeta confronta la sua visione dell’Africa a quella di alcuni studenti africani dell’Università La Sapienza di Roma, cui mostra alcune sequenze girate.

Le riprese africane di Appunti per un’Orestiade africana avvennero in due tempi: nel dicembre 1968 e nel febbraio 1969. Ai primi mesi del 1970, risalgono, invece, le riprese effettuate all’università di Roma. Appunti per un’Orestiade africana, prodotto da Gian Vittorio Baldi per la IDI Cinematografica, era destinato alla Rai Tv, che lo rifiutò adducendo motivi pretestuosi. 

Venne proiettato per la prima volta, in una versione non definitiva (presumibilmente più lunga di oltre venti minuti), al Mercato Internazionale dei programmi televisivi - MIDEM di Cannes, il 16 aprile 1970. Dopo alcuni interventi al montaggio, Pasolini stesso lo presentò a Venezia, durante le Giornate del cinema italiano, il 1°settembre 1973.
 

Le mura di Sana’a  - 1970-71

Riprese domenica 18 ottobre 1970, esterni Sana’a (Yemen del Nord), Adramaut (Yemen del Sud).

Nel corso della lavorazione del Decameron, alla fine delle riprese effettuate nello Yemen, Pasolini girò il film-documentario Le mura di Sana’a

“Era l’ultima domenica che passavamo a Sana’a, capitale dello Yemen del Nord. Avevo un po’ di pellicola avanzata dalle riprese del film. Teoricamente non avrei dovuto possedere l’energia per mettermi a fare anche questo documentario: e neanche la forza fisica, che è il requisito minimo. Invece energia e forza fisica mi sono bastate, o perlomeno le ho fatte bastare. Ci tenevo troppo a girare questo documento. Si tratterà forse di una deformazione professionale, ma i problemi di Sana’a li sentivo come problemi miei. La deturpazione che come una lebbra la sta invadendo, mi feriva come un dolore, una rabbia, un senso di impotenza e nel tempo stesso un febbrile desiderio di far qualcosa, da cui sono stato perentoriamente costretto a filmare […] “.
Breve e intenso, il documentario è accurato sin nei minimi dettagli, ed è insieme una dichiarazione d'amore. La voce è di Pasolini che si appella all’UNESCO perché protegga quelle bellezze, le conservi e le salvaguardi quali patrimonio storico-culturale dell’intera umanità.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Tre cortometraggi per ricordare Pasolini, 8 novembre 2005, Milano, Spazio Oberdan

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