La Roma di Pasolini
 

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"Pagine corsare"
"La Roma di Pasolini"
[Località e immagini]

Municipio XV di Roma
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Il.Municipio Roma XV include parti dei quartieri Portuense, Gianicolense, Magliana Vecchia, Ponte Galeria e Pisana. Il Municipio Roma XV è una delle 19 entità amministrative decentrate in cui è suddiviso il Comune di Roma e, con i suoi 154.000 abitanti, equivale al 24° Comune d'Italia. Si estende ad ovest della metropoli, sulla riva destra del Tevere, su circa 70 kmq, e comprende sia Quartieri densamente popolati che ambienti rurali. Questo territorio si è popolato in epoca recente, specialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, seguendo il destino urbanistico di tutta la città. Conserva memorie importanti, sia di epoca romana (necropoli, terme, ville), sia di epoca paleocristiana, medioevale e rinascimentale (catacombe, torre, chiesa, castello e casali), sia di epoca moderna (fortezza, ville, casali ed archeologia industriale). Importanti sono anche le emergenze ambientali e, in particolare, le tre Riserve Naturali che s'insinuano sino all'interno dell'edificato. La presenza di importanti risorse geologiche determinano una forte vocazione estrattiva nella parte più periferica. Le attività economiche principali sono tuttavia quelle dei servizi (pubblici e privati) e del commercio, favorite anche dalla vicinanza con l’aereoporto Leonardo Da Vinci, per cui il Municipio XV rappresenta una delle porte principali della città di Roma anche per l'agevole collegamento con il porto di Civitavecchia. Interessanti anche le iniziative culturali: permanenti, come per il Teatro India (seconda sede del Teatro di Roma), o temporanee, come il Premio della Canzone d'Autore 'Fabrizio De André'. Impegno dell'Amministrazione è quello di promuovere la coesione sociale nel difficile contesto metropolitano, cercando di far crescere nei Cittadini un senso di appartenenza al territorio ed alla comunità valorizzandone la storia e la cultura.
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Santa Passera
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La chiesa di Santa Passera, situata tra la riva destra del Tevere e via della Magliana, è uno dei più significativi documenti rimasti di un'area fino a pochi decenni fa extraurbana, oggi densamente popolata. La chiesa sorse sui resti di un mausoleo romano risalente tra la fine del II sec. d.C. e gli inizi del III. Il primiitivo nucleo della chiesa fu edificata durante le persecuzioni di Diocleziano per ospitare le spoglie dei martiri cristiani Ciro e Giovanni che subirono il martirio a Canapo. Anticamente la chiesa si chiamava S. Abbacurus, ma nel corso del tempo il nome si modificò in Appacero, Pacera e infine Passera. La chiesa connobbe varie fasi edilizie e l'edificio attuale risale, in gran parte, al IX secolo. Nella facciata esterna sono visibile ancora dei resti dell'antico mausoleo romano, mentre al suo interno la chiesa è strutturata su un unica navata. Comprende al suo interno una ricca documentazione pittorica. Esempio insieme di stratificazione e riuso di monumenti più antichi, la chiesa rimane, nello sconvolgimento urbanistico di questa periferia ovest di Roma, una delle più importanti testimonianze architettoniche del passato. Sulla chiesa di Santa Passera vedi anche il filmato "Crypta" sul sito http://www.anappo.it/

VEDI ANCHE ALCUNE FOTO DI SANTA PASSERA E UN ACQUERELLO DI ANTONELLO ANAPPO

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L'area archeologica della collina di Montecucco
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La collina ad Occidente dei Monti del Trullo è quella cosiddetta dei Diamanti o di Montecucco. La collina di Montecucco - oggi area archeologica e parco-campagna di 6,4 ettari a 42 m sul livello del mare -, è situata su una terrazza panoramica sull'ansa del Tevere che va dall'Eur a Ponte Galeria. Qui si trovano i ruderi monumentali della villa secentesca della famiglia Kock.

La dimora gentilizia a due piani è dal 1607 centro di una prospera tenuta agricola, dove si produce il pregiato vino Montecucco, spesso alla tavola dei papi. La tenuta è dotata di cisterna, porto fluviale e ha intorno 2 torri di guardia (Borghetto e Villa Lucia).

Nel 1825 la tenuta è in declino, e il cavalier Righetti rinuncia senza rimpianti alla cisterna per farne un superbo casino di caccia (Torre Righetti). La villa, ridotta a vaccheria, produrrà latte fino alla 2a Guerra mondiale. 

Nel 1964 lo scrittore Gianni Rodari ambienta a Montecucco il fantastico sbarco alieno de "La torta in cielo".

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[Antonello Anappo]..
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Vallata di Montecucco
A sinistra Villa Kock / Vaccheria Silvestri

VEDI ANCHE VILLA KOCK / VACCHERIA SILVESTRI [FOTO, ACQUERELLO E IN UCCELLACCI E UCCELLINI]

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Villa Kock / Vaccheria Silvestri
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Torre Righetti
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Sulla sommità di Montecucco è ubicata la Torre Righetti. Torre Righetti è un casino di caccia del 1825, di cui rimangono il corpo centrale in laterizio e il basamento circolare in pietra. Aveva forma di un tempietto circolare, secondo la moda neoclassica del Valadier. Sul tamburo centrale si innalzava una cupola, e intorno correva un giro di colonne. I quattro finestroni allineati coi punti cardinali davano luce agli ambienti sotterranei, destinati alla convivialità dopo le battute venatorie e alla cottura della selvaggina in un ampio camino. La porta ovest aveva una doppia rampa; quella est un timpano. Il basamento aveva precedentemente funzione di cisterna, per la vicina casa signorile del 1607. La presenza di ambienti ipogei lascia supporre una frequentazione antica, forse ad uso funerario.

Una lastra in marmo oggi scomparsa recitava: "Ogni molesta cura, ogni timor qui tace. Qui fero arte e natura, tranquillo asil di pace". Una seconda iscrizione ancora in loco racconta con orgoglio l'edificazione del sito, voluto dal banchiere Righetti: "Fui luogo ignoto e inospito. E s'or rallegro e incanto ha di Righetti il vanto, l'arte, l'ingegno e l'or". .

[Antonello Anappo]..
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Collina di Montecucco - Torre Righetti
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Quartiere Portuense
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Il Quartiere Portuense è delimitato dal Gianicolo a sud e dal Tevere a nord, lungo il quale passava l’antica via consolare, Via Portuense, che collegava la città all'attuale porto di Fiumicino o in alternativa porto di Ostia. Durante l'età dei Papi la zona fu utilizzata come territorio di caccia, soltanto intorno agli anni '30 il quartiere cominciò a prendere forma con confini ben delimitati. La Via Portuense costituiva una via fondamentale per il collegamento tra l'Urbe e la zona portuale. Il suo tragitto iniziava dall'antica Porta Portuense, che purtroppo non si è conservata (Porta Portese) e prosegue fuori Roma. Altra via importante è Via Campana parallela all'attuale Via Magliana usata come via di collegamento fin dai tempi più antichi, dove si ritrovano insigni memorie pagane e cristiane. La moderna Via Portuense coincide quasi del tutto con quella antica, è ben collegata al centro storico tramite mezzi pubblici e costituisce, nella parte più lontana dal centro, una zona molto popolosa.
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Porta Portese - Portuense in un'antica stampa
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Fratres Arvales e Carmen Arvalium
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I Fratres Arvales erano i dodici sacerdoti romani incaricati di propiziare la fertilità dei campi. Nella seconda metà del mese di maggio, glli Arvali eseguivano gli Ambarvalia, circuambulazioni eseguite a passo di danza lungo il perimetro degli arva, le terre coltivabili della città, con lo scopo di “rendere il territorio compreso in esso invalicabile sia dai nemici esterni sia dalle potenze malefiche che provocano malattie”. L'istituzione, di origine arcaica, fu restaurata da Augusto. In età imperiale il collegio degli arvali, i cui acta incisi su pietra arrivano al terzo secolo, ebbe grande prestigio e comprese membri dei raghi sociali più elevati. I loro riti consistevano nel condurre intorno ai campi le vittime sacrificali, cantando un inno detto Carmen Arvalium. Secondo Plinio il Vecchio e Aulo Gellio i primi arvali furono i dodici figli di Acca Larentia e di Faustolo sarebbero stati all'origine del collegio sacerdotale dei Fratres Arvales caratterizzato dall'uso di rituali e formulari arcaici. Molti particolari a noi noti dei loro riti, come l'esclusione dell'uso del ferro ed i primitivi vasi in terracotta, confermano l'antichità dell'istituzione. La divinità centrale del culto degli Arvali, in età augustea, era la Dea Dia, non nota in precedenza, dea del "cielo chiaro", cioè delle condizioni atmosferiche più propizie al buon raccolto. Con il tempo i riti degli Arvali presero a svolgersi in una località fissa, bosco sacro alla dea Dia, sempre nel mese di gennaio.


  Lares, divinità invocate nel Carmen Arvalium

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Un verbale pervenutoci dal 218 d.C. riporta per intero l'antica invocazione rituale degli Arvali (IV sec. a.C.):
 
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Pregando Marte
La struggente invocazione del Carmen Arvalium

I Musei vaticani conservano il Carmen Arvalium, una struggente invocazione a Marte incisa nel marmo, in cui si chiede protezione e favore. Il Marte arcaico è un dio bifronte: virile guerriero verso l’esterno, e sereno guardiano della pace dentro i confini degli “arva”, i campi coltivati. È questo secondo Marte che gli Arvali pregavano:

Hé! Aiutateci, spiriti buoni dei defunti!
E tu, Marte padre, allontana dai nostri campi la rovina!
Siedi sereno sui confini della nostra terra, vegliala.
Fa che il soffio della germinazione vi si soffermi.
Hé! Aiutaci Marte! Sia gloria. Sia.
La preghiera, cantata e danzata, era un refrain alternato alle invocazioni rituali. Quali esse fossero non è dato sapere. Come ha suggerito lo studioso Emilio Venditti, esse potrebbero essere molto simili a questa, tratta dal De Agricoltura di Catone:
Marte padre, ti invoco!
Sii propizio verso me, la mia casa, servi e animali.
Per questo ho sacrificato il toro, la pecora e il maiale spargendo sangue sul mio terreno.
Hé! Ferma, insegui e sconfiggi le malattie, il dolore, la siccità, la pioggia battente, le altre miserie
[Traduzioni dal latino a cura di Antonello Anappo]..
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Valle dei Casali
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La Valle dei Casali ha avuto nel territorio dell'Agro Romano, per la sua collocazione tra il centro urbano e le grandi vie di comunicazioni, un particolare valore le cui caratteristiche di omogeneità storico-ambientale e d'insieme sono ancora chiaramente leggibili. L'elemento dominante di questa area, sviluppatosi nella zona a partire dall'epoca tardo rinascimentale, risiede nella conservazione dell'articolato sistema di casali di estremo interesse tipologico e storico ambientale posti in un contesto di campagna romana costituita da coltivazioni agricole e prati pascoli che si integrano con la vegetazione umida dei corsi d'acqua, nel quale emerge la settecentesca villa York, raro esempio di tipica "vigna romana" realizzata secondo la concezione inglese del paesaggio naturale. Da un punto di vista topografico la valle si estende per oltre 6 Km con direzione nord-sud da Villa Pamphyli e via Aurelia Antica fino ai monti del Trullo ed è delimitata storicamente ad est e ad ovest da strade di crinale: sul proseguimento della via Olimpica , la via del Casaletto ed a partire dal Forte Aurelio, via di Bravetta e Via Casetta Mattei. Trasversalmente la valle è attraversata di via della Nocetta che costeggia villa Pamphily e da via Portuense. Morfologicamente l'area del parco si presenta come un altopiano ondulato che con un movimento di collinette degrada verso il Tevere, inciso da nord a sud dal fosso dell'Affogalasino che riceve le acque di numerosi rigagnoli, dal fosso di Santa Passera e dal fosso di Papa Leone. Lungo gli assi stradali citati e la via del Trullo è addensata una intensa urbanizzazione mentre le aree interne risultano interessate solo marginalmente da edificazione sparsa e presentano ancora notevoli caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche. L'area della Valle dei Casali risulta inoltre strategica per collegare tra loro il sistema di ville storiche del settore sud ovest della città costituito da Villa Panphily, Villa Carpegna, Villa Abamelek, Villa Piccolomini, Villa Flora e Villa Bonelli realizzando un corridoio di verde fino alle sponde del Tevere. Tra le aree che hanno conservato intatte le caratteristiche storico-ambientali in particolare ricordiamo la villa York, i casali posti sulla collinetta percorsa da vicolo Silvestri e sull'area del Buon Pastore a nord ed al di là della via Portuense, il complesso di Villa de Angelis ed il monte del Trullo, limite sud estremo del parco, che si affaccia sulla Valle del Tevere. 
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Necropoli di via Belluzzo
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La Necropoli di via Belluzzo, scoperta nel 1966 durante i lavori per la costruzione di alcune palazzine, attualmente si trova in Via Portuense 313, sotto le fondamenta delle palazzine stesse. Sono stati rinvenuti cinque ambienti funerari, in parte scavati nel tufo, in parte costruiti in muratura. Risalgono a un periodo che va dalla fine del I secolo al III secolo d.C. Le tombe sono state danneggiate in parte durante la costruzione delle palazzine che le sovrastano. [Sito web del XV Municipio di Roma]
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Catacombe di Generosa
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Le Catacombe di Generosa: l'area in cui si trova l'antico cimitero di Generosa sorge sulla sommità di un colle alto circa 45 metri sul livello del mare. Le gallerie, che si estendono per un'area di circa 2 600 mq., si trovano a circa otto metri di profondità rispetto alla cima del colle. Abbandonato per oltre un millennio, il cimitero fu scoperto casualmente nel 1868 durante gli scavi avviati per la ricerca del tempio pagano della dea Dia. [Sito web del XV Municipio di Roma]. Vedi anche il filmato "Catacombe segrete" nel sito http://www.anappo.it/
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Esterno e interno delle Catacombe di Generosa
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Castello della Magliana
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Il Castello della Magliana è un'antica villa papale sorta all'interno di una vasta tenuta, in prossimità del Tevere. Fu a lungo residenza estiva preferita dai papi per la bellezza della campagna circostante, ricca di selvaggina. Intorno al 1471 il cardinale Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, modificò ed abbellì alcuni edifici già costruiti in epoca medievale, destinando la tenuta a zona di caccia. Nel 1490 papa Innocenzo VIII fece abbattere parte degli edifici esistenti e affidò all'architetto Graziadeo Prada da Brescia la costruzione di un palazzetto a due piani, conosciuto come il 'palazzetto di Innocenzo VIII'. In seguito, sotto il pontefice Giulio II, il progetto venne ampliato con la costruzione di un edificio a squadra, sormontato da grandi finestre semicrociate, con un porticato. Venne anche ristrutturata la vecchia cappella, già esistente in epoca medievale, dedicata a S. Giovanni Battista, da cui il nome odierno del vicino ospedale dei Cavalieri di Malta. L'epoca di maggiore splendore fu durante il pontificato di Leone X (1513-1521), che, amante dell'arte e della caccia, si circondò di artisti e letterari. Fece allestire la 'sala delle Muse', ricca di affreschi rappresentanti Apollo e le Muse, che attualmente si trovano presso il Museo di Roma di Palazzo Braschi. Con la fine del Rinascimento, anche la Villa perse la sua importanza. Caduta in rovina nell'Ottocento fu data in beneficio alle monache di Santa Cecilia, che la affittarono a privati. Dal 1957 è di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta, che ne ha curato il restauro. Attualmente ospita gli uffici e la direzione dell'attiguo ospedale San Giovanni Battista.
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Castello della Magliana
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Forte Portuense
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Forte Portuense. A Roma nel 1884 era stata completata la costruzione di un sistema difensivo, basato sull'edificazione di 16 Forti Militari, che ad una certa distanza dalle Mura Aureliane circondassero la città, tale da difenderla da eventuali attacchi stranieri. La scoperta di nuove armi da artiglieria resero al nascere questo progetto inutilizzabile, tanto è vero che tali Forti rimasero inoperativi. La cerchia trincerata, ultimata con la realizzazione a Monte Antenne, costò all'epoca 32 milioni, un perimetro di quaranta km che si saldò alle mure latine e a quelle dei Papi. La disposizione del Forte, di tipo Prussiano, presenta una pianta a Lunetta trapezoidale armata in origine con cannoni disposti sul fronte principale, piegato di circa 200 metri, con un fosso asciutto che circonda il perimetro murario lievemente scarpato. Se nel 1884 i Forti erano posti in aperta campagna e circondavano Roma, oggi sono interposti radialmente tra le Mura Aureliane e il G.R.A. in piena prima periferia e il Forte Portuense in particolare è in pieno nel quartiere Portuense, compreso tra il quartiere Monteverde e Villa Bonelli, molto vicino anche al quartiere della Magliana. [Sito web del XV Municipio di Roma]. Vedi anche il filmato sul Forte Portuense, "Il Forte della Pace" sul sito http://www.anappo.it/
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Pianta delle mura del Forte Portuense

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Borgata Petrelli
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Borgo agrario del Settecento, a cavallo fra Portuense e Magliana, su un territorio ricco di memorie archeologiche. Di qui passava la via Campana, e poco distanti si trovano il Bosco sacro degli Arvali, le Catacombe, Santa Passera, la Villa papale e Villa Bonelli. Nel 1884 una trincea difensiva taglia in due il Petrelli. L'8 settembre 1943 vi si combatté la furibonda battaglia di Ponte della Magliana, in cui i Granatieri resistettero 20 ore agli assalti tedeschi. In ricordo di quei tragici avvenimenti il Piano regolatore del '62 ha mantenuto la trincea lì dov'era, e salvato il quartiere dal cemento. Oggi il Petrelli è "isola verde", parte del parco Valle dei Casali. Nel futuro prossimo arriveranno il nuovo ponte sul Tevere, nuove strade e spazi verdi, e forse una buona protezione per le tracce archeologiche e di un recente passato rurale". 

Sulla Borgata Petrelli vedi il filmato sul bellissimo sito di Antonello Anappo http://www.anappo.it/ e un suo aggiornamento su Borgata Petrelli e Uccellacci e uccellini
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Rupe del Petrelli

SULLA BORGATA PETRELLI VEDI ALTRE FOTO

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[Un particolare  ringraziamento ad Antonello Anappo per le foto e gli acquerelli]