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Contributi dei visitatori Il dovere di un lettore
(non
incauto)
Ambedue le affezioni hanno lo stesso obiettivo: attrarre l'attenzione su di sé e creare in chi ascolta uno stupore e una emotività tali da offuscarne la capacità di analisi e di riflessione, quella che permetterebbe all'ascoltatore di mettere in discussione l'informatore. Ma entriamo nel merito e vediamo quello che può accadere quando questi improvvisati protagonisti decidono di informare un incauto lettore sulla vita e l'opera di un artista che non essendo più in vita non ha la possibilità di smentirli. Può accadere ed è infatti accaduto spesso che con estrema disinvoltura essi diffondano, attraverso interviste e pubblicazioni, notizie e interpretazioni inattendibili, immaginose, indimostrabili, ma di sicuro effetto, tanto che la loro scarsa credibilità viene insabbiata dal polverone provocato dal loro stupefacente resoconto. Entriamo ancor più nel merito con qualche concreto riferimento. Attraverso la lettura di più di un libro dedicato all'argomento dal pittore Giuseppe Zigaina, il solito incauto lettore alla ricerca di qualche brivido noir, viene a sapere, occhi sgranati e mente chiusa, che Pier Paolo Pasolini avrebbe speso gran parte della sua vita a costruire non la sua opera letteraria e cinematografica, insieme a un suo mondo di affetti, amicizie e relazioni, ma semplicemente e diabolicamente la sua teatrale uscita di scena a Ostia. L'operazione fatta da Zigaina, basata su un'affascinante quanto discutibile interpretazione dei testi pasoliniani, è curiosa e accettabile da un punto di vista strettamente letterario, potrebbe essere il soggetto di un film o ispirare un bel romanzo, sullo stile del Codice da Vinci... È inaccettabile che il pittore si lamenti di non essere preso da tutti sul serio, cioè alla lettera! Anche il critico Gianni D'Elia ha qualche verità inconfutabile da raccontarci, uscendo finalmente dall'ombra. Ci riferisce dell'ennesimo complotto, questa volta ai danni di Pasolini, che avrebbe portato alla morte del poeta e al presunto furto di quaranta pagine del suo romanzo incompiuto, Petrolio. Dopo aver lasciato i panni del corruttore di minori, del rapinatore di benzinai e del letterato-borgataro, tanto cari a chi lo processava negli anni Sessanta, ecco che il nostro poeta sceglie quelli di un investigatore e scopre ciò che non doveva scoprire, quindi viene eliminato. È vero, leggere con scrupolo l'opera di un artista è faticoso, e tanto più è ricca tanto più è faticoso. Risulta più agevole e "gratificante" seguire questi leggeri divulgatori di stranezze. È vero, impegnare la propria intelligenza nell'analisi e nell'approfondimento di uno scrittore complesso, a volte contraddittorio, spesso spinoso, presuppone fiducia in se stessi e desiderio di capire. Detto questo, se Pasolini ci ha lasciato un'eredità non è solo quella riferibile ad una fredda e materiale bibliografia, o ad una morte violenta, pur così significativa nel quadro generale di una società in cui, come ci diceva il poeta stesso, "c'è voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale". Ci lascia una scrittura lucida e penetrante, versi nei quali l'armonia di significante e significato ti rimanda immagini così corpose nella loro realtà che viene istintivo tendere l'orecchio o allungare una mano per goderne fisicamente. Ci lascia attraverso le immagini forti, crude e irripetibili dei suoi film, un incondizionato amore per la realtà, e il dovere di un impegno personale per salvare dal degrado ciò che amiamo. Leggiamo quindi, o torniamo a leggere di Pasolini se abbiamo qualche perplessità o qualche dubbio. Facciamo i conti con la sua opera e con la nostra intelligenza.
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