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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

L'altra faccia del tragico
Pasolini, Grillo e il Palazzo di ieri e di oggi
Chiara Rubin

[...] non si può guardare nel suo insieme 
[la realtà italiana] se non a costo di restare impietriti.
(Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane]
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L'altra faccia del "tragico", si sa, è il "comico". In ogni tragedia vi sono più o meno nascosti situazioni o personaggi comici capaci di rovesciare inaspettatamente la prospettiva, ed ecco irrompere un'intrattenibile risata nel bel mezzo di un corteo funebre. Ma la tragedia rimane e la risata, lungi dal risolvere il nostro dolore, ne alleggerisce momentaneamente il peso. Cominciamo quindi a parlare della tragedia. 
Pier Paolo Pasolini
La situazione politica e sociale del nostro paese venne descritta in tutti i suoi aspetti tragici da Pasolini in un articolo apparso sul Mondo il 28 agosto 1975, con il titolo "Bisognerebbe processare i gerarchi dc". Egli chiedeva un processo contro i responsabili 
«... di una quantità sconfinata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità della condizione, come suol dirsi, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell'abbandono "selvaggio" delle campagne, responsabilità dell'esplosione "selvaggia" della cultura di massa e dei mass-media, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, responsabilità del decadimento della Chiesa, e infine, oltre a tutto il resto, magari, distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori.[...]»
Adempiendo alla sua funzione di intellettuale indipendente, Pasolini osservava, analizzava e soprattutto viveva direttamente i fenomeni aberranti oggetto della sua violenta denuncia. Chiedeva un processo penale contro coloro che, godendo il privilegio di abitare un dorato altrove (il Palazzo), avevano coltivato il proprio "particulare" con irresponsabile colpevolezza ed arroganza, e insieme con la serietà e il decoro esteriori di chi professa una fede incrollabile: l'inamovibilità. Ecco quindi descritta una reale tragedia: tragici i contenuti, tragico lo stile, tragiche le maschere dei protagonisti. Tuttavia quell'articolo e quelli che seguirono non ebbero la forza di scatenare né un serio dibattito politico né un'altrettanto violenta reazione degli accusati. 
AndreottiFanfaniRumorDonat Cattin
I protagonisti della nostra tragica storia, Andreotti, Fanfani, Rumor, Donat Cattin e gli altri, ritennero che non sarebbe stato serio rispondere a Pasolini, come re Lear sapeva che non sarebbe stato serio intrattenere una conversazione politica con il proprio giullare! E così accadde quello che accade nelle false democrazie: la libertà di stampa permise a Pasolini di esprimersi, il nuovo fascismo, così ben descritto in quell'articolo attraverso i suoi fenomeni più degenerativi, garantì l'impunità ai gerarchi dc. 

Beppe GrilloTuttavia oggi qualcosa è cambiato, con buona pace dell'antico fustigatore di savonaroliana memoria, e la storia appena descritta appare preistoria! Sono cambiati i contenuti, i luoghi, i protagonisti? Siamo finalmente usciti dalla nostra tragedia nazionale? Ovviamente no, però ne stiamo vivendo gli aspetti comici. Beppe Grillo, professione comico, raccoglie valanghe di consensi da parte dei cittadini di un paese in cui gli intellettuali di professione o non esistono o non sono indipendenti; in cui molti politici di professione hanno indossato la maschera di attori di una tragica farsa. Grillo si muove a modo suo, con la libertà di chi non ha doveri e neanche favori da rendere, si serve della sua arte come Pasolini si servì della sua. Non chiede un processo per i politici, li vuole mandare a vaffanculo, e l'espressione non è casuale, facendosi egli carico di rappresentare anche tutta la volgarità e il becerume che hanno animato la nostra scena politica degli ultimi dieci anni. 

MastellaBerlusconiD'AlemaProdi
Quindi l'altra faccia del "tragico" Pasolini è il "comico" Grillo? Non lo credo. La maschera e le parole di Grillo ci rimandano ancora al registro tragico, non fanno ridere ma piangere. Oggettivamente comiche sono le risposte dei politici chiamati in causa dal nuovo fustigatore. Oggi essi rispondono, irresponsabili e arroganti come sempre, ma del tutto privi della preoccupazione di non apparire abbastanza seri e decorosi. Quindi sono diventati comici e le loro risposte sono così ridicole da far ridere fino alle lacrime (amare). Così credo si ridesse nascostamente della mimica e della retorica  mussoliniane durante il ventennio. Quello che avvenne poi tutti lo conoscono... Quindi dopo una parentesi di legittimo divertimento, i cittadini italiani devono  tornare al registro serio e  pretendere di non essere più rappresentati da dei comici di professione politici.
«[...] I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perché in questi dieci anni di cosiddetto benessere si è speso in tutto fuorché nei servizi pubblici di prima necessità [...]
I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perché in questi dieci anni di cosiddetta civiltà tecnologica si siano compiuti così selvaggi disastri edilizi, urbanistici, paesaggistici, ecologici [...]
I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perché in questi dieci anni di cosiddetto laicismo l'unico discorso laico sia stato quello, laido, della televisione [...]"

(da "Perché il Processo" Corriere della Sera, 28 settembre 1975)
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Chiara Rubin
20 settembre 2007


 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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L'altra faccia del tragico. Pasolini, Grillo e il Palazzo di ieri e di oggi, di Chiara Rubin

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