I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"
 

"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Due poesie
scritte per Pier Paolo Pasolini
da Alessandro Gioia

Cristo  proletario in croce

.
Vecchio Cristo,
quante volte ti avranno
immolato a comando?
In questo mondo
stile supermercato
che profuma ovunque
d¹incenso.
Terra di pazzi visionari,
d¹illusi missionari,
dell¹amore a tutti i costi
basta che ci sia denaro,
del posto fisso
da raccomandato
per avere la domenica libera per pregare
insieme a distratti preti.
Insieme ad ex marxisti sessantottini
impegnati nel sociale,
con le mogli impellicciate amiche
delle mogli dei politici
invitate in tramissioni strappalacrime,
dove ti presentano lo sfigato di turno
da rendere incosciente
con una pacca sulle spalle.
Quante volte ti avranno immolato
figlio di Dio ?
Hanno usato tuo padre come tappabuchi,
e sappi che nessuno è ateo in trincea,
in questa terra di desolati fichi.
Qui gli uomini pregano per sembrare gentleman,
per essere alla moda, dove
tutto sembra esser solidale,
umanità che si trasforma in sorriso di rame,
ma arrugginito da una divina indifferenza.
Gli unici che ancora forse ci credono caro amico
Cristo proletario sono i poveretti nelle piazze,
le sdentate vecchie basse e vestite di nero,
vittime delle artrosi,
le vedove, forse gli orfani, i malati
terminali negli ospedali
e qualche ippocratico medico.
È proprio vero
Cristo, amico mio,
una Chiesa di Gesù senza Gesù,
che prega per i poveri quando ha un po¹ di tempo libero.
Davanti alle chiese disoccupati osservati a vista dalla polizia,
dai poveri con la pistola, poveri contro poveri
cristi e scusa l¹allitterazione.
Oggi ci siamo, domani chi sa?
In questo mondo di poveri menestrelli
e di malsane maschere.
Perdonami se ti ho nominato invano,
e non ho incluso le tante guerre,
sarebbe stato retorico.
Arrivederci, anzi Addio.
Dio, adesso più che mai assente!
.
ITALIA
.
Che bel popolo il nostro,
immerso  nei paesaggi della maremma
sino al mediterraneo più solare
e irriverente, goliardico,
e schiavo.
Che cos¹è che non va?
In questo paese va sempre tutto bene,
tra applausi servili e leccate di sedere
ad oltranza, sino a perdere qualsiasi forma di dignità umana.
Provincia dell¹America, l¹Italia,
povera donna se lo fosse stata,
meretrice per bisogno.
Lo stivale delle pizze e del mandolino
e del  disoccupato che si ammazza,
popolo di santi e papponi
di conservatori e neoliberisti
convinti, di fascisti e cattocomunisti per moda,
che vanno in giro  con cravatte ultima tendenza.
Tronfio di pennivendoli e di cortigiane
che ti sculettano in faccia
il sedere del potere.
Oh, è proprio un bel paese!
Pieno di personaggi storici illustri
e di illustri venduti,
zeppo di poeti nasoni
e lectura Danti strumentalizzata,
di cantautori stanchi di cantare,
che passano sul carro dei vincenti.
Paese dei contestatori destroidi
e sinistroidi borghesi figli di papà
che protestano per noia,
o per chissà cos¹altro.
Grande terra di vini vermigli, sapori e gusti
dal color amaranto, terra di confine,
riacquistata con sacrificio umano,
ormai dimenticato.
E qui l¹essere umano è di memoria corta, stordito,
dolorante e perso.
L¹Italia  pulcinella
che saltella in mezzo a tante altre maschere,
l¹Italia  dal vecchio sorriso neorealista,
ormai paese non vero.
Paese di nostalgici illusi.
   









 


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