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"Pagine corsare"
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A Pasolini, come uomo, devo molto...
di Fabio Ponzana

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È con vera, autentica e profonda felicità che, per la prima volta, entro in contatto con "Pagine corsare". Mi chiamo Fabio Ponzana, vivo fra Vercelli e Tel Aviv e raramente, purtroppo, ho letto pagine così esaustive, online, circa la statura culturale del Maestro friulano.

A Pasolini, come uomo, devo molto. Gli sono debitore dei salti al rallentatore di Davoli da una duna di macerie all'altra nella grande periferia romana di "Uccellacci e uccellini"; della morte mistica di Franco Citti nell'"E mo' sto bene" di Accattone; della vicenda splendidamente tragico-picaresca di Stracci; dell'occhio perduto nel mistero di una prigione architettonica di Anna Magnani in "Mamma Roma".

In Italia, non prendetevela, i film di Pasolini sono ancora volutamente misconosciuti. Ai tempi del Liceo mi alzavo di notte appositamente per seguire, per la quarta volta, "Che cosa sono le nuvole". Bene, solo a quell'ora e su alcune reti private era possibile leggere il testo muto di alcune opere immortali. Credo non sia cambiato molto, ultimamente, questo beghino pregiudizio!

Non parliamo poi delle opere scritte...

Forse però è giusto così! Non ho mai pensato ad un Pasolini pubblicizzato e, come in tutte le cose, la censura mentale applicata alla sua Opera può portare frutti interessanti. Spesso ho riflettuto sulla valenza ignorata della sincronia pasoliniana: musica, gestualità e parole soppesate sulla stessa stadera di merito... Introvabile in altri grandi registi! 

Altrettante volte ho cercato di interpretare il volto terreo di un Pasolini solo e, talvolta, in Università ho dovuto difendere le mie idee a riguardo da una regia inquisitoriale di ritorno applicata dai colleghi stessi, studenti come me, animati però da oscena e bieca prevenzione culturale!

Bisognava "liquidare" il "caso".

Eh sì, genio scomodo 'sto Pasolini !

Adesso non mi alzo più di notte per rivedere un film. Esiste il videoregistratore e posso vedere dipingere i miei ricordi e le mie emozioni quando voglio, anche in compagnia.

Ma permettetemi di rimpiangere quelle notti che non torneranno più, notti nelle quali crescevo a dismisura nell'iperbole di un sogno da liberto, e piangevo. Perché capivo che quella regia era, in realtà, una poesia muta, un tratto disperato, un tocco d'ala accanto al sole...
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