I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"
 

"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Campiglia  Marittima, Francesco Cossiga, Sandokan, Gavorrano, Grosseto, Pier Paolo Pasolini
e Marcello Morante
di Antonio Areddu

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“È necessità il capire e il fare: il credersi volti al meglio”
Pier Paolo Pasolini, L’umile Italia [1954]
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Mi risvegliai che era ancora buio; nello scompartimento  tutti dormivano, mi guardai intorno, ricordo che mossi la testa con cautela, quasi temessi di fare anche il minimo rumore e svegliare così qualcuno dei miei compagni di viaggio, mi decisi quindi ad uscire lentamente dallo scompartimento.

Cari Compagni di viaggio… Vorrei raccontarvi tutta la mia amarezza, cari fratelli, cari amici, cari consimili, cari contemporanei, care teste di cazzo, cari tutti, cari, cari, cari. 

Ho sempre amato viaggiare di notte e vedere le stazioni. Nel corridoio regnava lo stesso silenzio dello scompartimento, rotto solo  dalla voce di un bilioso individuo che diceva che i comunisti mangiavano i bambini. Gli risposi che l’importante oggi è scoprire se li sapevano cucinare. Non ci fu risposta. A ciascuno il suo. 

Mi accorsi che la velocità diminuiva sensibilmente, pensai ad una  fermata. Era la stupenda stazione di Campiglia Marittima. Sicuramente la più bella, la più ricca di fiori, la più curata  stazione della  costa Toscana. 

Il treno ripartì dopo pochi minuti  e trascorso  qualche istante  anche io mi staccai dal finestrino per tornare nello scompartimento. Sulla porta mi bloccai: c’era Giuliana  che mi guardava e diceva: “Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia  il vivere di un consumato amore“. Io risposi parafrasando  un’altra poesia di Pasolini: “Improvviso il gennaio millenovecentoottantesei passa su Grosseto; solo io e te ne abbiamo avuto un sentimento vero… Scottava il primo sole dolce dell’anno sopra  le strade della città di Canapone, nelle vetrine di Corso Carducci i nuovi colori delle tele come in limpidi roghi dicono quanto oggi si rinnovi il mondo...”. Fu allora che mi parve di capire… Sono cose mie, sono soltanto mie. A ciascuno il suo. A ciascuno la propria irriducibilità! Voi no. Schiacciati così come siete sull’esistente, annoiati nei vostri incubi, nei quattro soldi che avete in tasca e con la vostra boria! 

Il secondo scompartimento era debolmente illuminato, mi avvicinai seguendo il corridoio e mi affacciai alla porta. Eravamo  all’altezza di Gavorrano e un anziano signore parlava con fervore di divise, di bandiere a due ragazze che non volevano sentire  e parlava di tempi lontani e poi diceva: "Cara la mia ragazza che vuol fare la tesi su Pasolini, ma lo sa che sono stato io insieme ai camerati a farlo fuggire dalla casa dello studente di Via de Lollis a Roma?“. La ragazza era atterrita, si alzò lentamente e poi gli sputò in faccia e tornò con allegria a sedersi. E costui fece il saluto romano e parlò di Berlusconi… Era un balordo maresciallo dell’Aereonautica con la faccia da pappone, insomma nò piscitiell è cannucce

Il terzo scompartimento era invaso dalla luce del sole che albeggiava, mi fermai sulla porta e guardai dentro. C’erano due uomini : Francesco Cossiga e Sandokan. Chissà  perché questi due personaggi erano lì insieme? Anche anni addietro fu così: “A Kossiga come a Kabir Bedi je puzzano li piedi”. Quella scritta era ancora lì dopo anni sul muro della Galleria Colonna. 

Si accorsero  che li guardavo e guardai i loro occhi  e loro fecero altrettanto e allora mi sembrò di capire… Stranamente Kossiga parlava in napoletano e diceva: “Che settantuno… che siete”.. Sandokan gli rispondeva: “E tu sei o riest e' cento“. 

Nel quarto scompartimento non ricordo come avvenne, strano davvero, mi chiesi come  mai mi trovavo lì. Non ricordavo più quando  ero partito, né da dove venivo, e questa solitudine. Riconoscevo solo il panorama fuori da finestrino. L’esistenza come un treno. È necessaria la memoria. È troppo buio fuori. 

Dovevo scendere alla stazione di Grosseto… Marcello Morante mi aspettava per una lunghissima intervista su Pasolini, sul film Il Vangelo secondo Matteo e infatti appena iniziò l’intervista ricordò i panini con la ricotta che al regista piacevano, i sopralluoghi a Matera. E altro ancora.
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  • Articolo tratto dal n° 7 - Anno IV - 6 giugno 1996, p. 26 "Lo Spicciolo” - Casa editrice: il Messaggio srl - via Saturnia 14/16 tel. 0564/28277 Grosseto - Direttore responsabile: Marcello Morante - Redattore capo: Gianfranco Paoletti - Comitato di redazione: Antonio Areddu, Stefano Adami, Angelo Russo, Luca Verzichelli, Pier Giorgio Zotti - aut.tribunale 2/89 - quattordicinale di politica-cultura-attualità.
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