Sono
uno studente di Lettere moderne presso l'Università degli studi
di Bari. Il mio ingresso nella facoltà è stato segnato dall'approccio
con un personaggio di cui poco avevo sentito parlare a scuola o negli ambienti
che abitualmente frequentavo. Un personaggio per il quale non riuscivo
a provare alcun sentimento, un uomo che non comprendevo e che tra l'altro
non capivo perché il professor De Castris avesse affiancato come
corso monografico un personaggio del Novecento, di un Novecento ancora
sconosciuto, a noi studenti del primo anno che dovevamo approfondire tematiche
riguardanti quella che è stata la letteratura medievale e dei primi
umanisti.
Bastarono poche lezioni,
perché quell'ossimoro, travolgesse i miei pensieri, sorprendesse
il mio essere e annullasse le mie certezze. Bastarono quelle poche parole,
perché il mio animo si lasciasse trascinare dalla voglia di divorare
quel pensiero scomodo e reale che il nostro tempo, la mia scuola avevano
cercato di censurare .
Pier Paolo Pasolini stava
entrando nel pensiero, nell'animo di un adolescente ancora alla ricerca
del proprio essere uomo con quella brutalità che gli è propria.
E ora rincaso, ricco di quegli
anni così nuovi che non avrei mai pensato di saperli vecchi in un'anima
a essi lontana, come a ogni passato. (da Le Ceneri di Gramsci - il pianto
della scavatrice -).Pensai al mio tempo ai miei anni così nuovi
eppure così uguali quasi fossero vissuti alcun posto era nuovo ai
miei giorni che finivano, al mio tempo che moriva.
Gennariello in Lettere
luterane, mi ha dato nuovi occhi per guardare ed analizzare il mio
passato, la mia educazione, il mio essere uomo su questa terra tra tanti
esseri diverso tra i diversi. ... Mi è sempre sembrato per molto
tempo, che l'unico mondo vero, valevole, insegnatomi dagli oggetti , dalla
realtà fisica fosse il mio: mentre gli altri mi sembravano
estranei, diversi, anomali, inquietanti e privi di verità...
Io che ho sempre dato troppo
peso alle parole, e pensavo d'essere un'anima plasmata dall'ascolto
ed il fare non fosse che un oggetto, uno strumento che mi permettesse di
comprendere meglio ciò che il mio animo ascoltava. Il mio essere
uomo fatto di carne, pensieri che vanno oltre l'anima, non aveva senso,
valore nella mia vita troppo protesa a cercare quell'anima invisibile che
guidava e dominava i miei giorni.
E così analizzando
il mio essere uomo sconvolto dalle atrocità della storia (Salò),
dall'indifferenza degli uomini (Accattone), dalla straordinaria
potenza dei sensi, oltre l'anima esiste un uomo (Vangelo secondo Matteo,
Uccellacci e uccellini), quell'uomo che analizzando la propria storia,
camminando attraverso i gradi dell'essere scopre che l'unica alternativa
alla crisi del mondo storico, all'universo orrendo del neocapitalismo,
non è lotta di classe, rivoluzione sociale, ma solitudine tragica
della coscienza, regresso nella preistoria, innocenza del mito.
Ho ritenuto da subito importante
portare Pasolini dove le istituzioni l'avevano allontanato. Ho organizzato
due anni fa due conferenze nei liceo scientifico e linguistico su Pasolini
con l'ausilio del professor Voza e del professor Bonafacino entrambi della
facoltà di lettere di Bari. Dei teatranti hanno poi letto alcune
sue poesie, alcuni suoi scritti incarnando la voce nel movimento, il pensiero
nell'essere uomo del nostro tempo oggi come ieri.
La
mia voleva essere una provocazione che potesse ridare a quegli ambienti
dove si insegna la cultura uno strumento che permettesse a quei ragazzi
di comprendere meglio il loro tempo, il loro essere. E allora mi sono reso
conto dei motivi per i quali Pasolini faceva paura, si, in quegli ambienti
quel nome lo si sussurrava, ma non lo si gridava mai. Si ha paura perché
la sua storia è ancora la nostra storia, il suo pensiero nonostante
molti lo ritengano difficile e incomprensibile è così limpido
che non può in alcun modo essere trasformato come si è fatto
per tanti altri intellettuali. E' un uomo e il suo essere così limpidamente
vero, reale, difficilmente domabile ha spaventato e spaventa ancora chi
ha voluto fare e chi fa ancora della cultura uno strumento per l'affermazione
del proprio potere.
Vorrei che si continuasse
ancora a portare Pasolini, la sua verità, il suo diverso, l'ossimoro
negli ambienti in cui si sta cercando di costruire, di trasformare questa
società in una cellula del mercato mondiale in cui non esistono
più diversità, coscienze vive, esseri in grado di pensare
e di guidare il mondo in una direzione altra fuori da ogni conformismo...
fuori da ogni sfruttamento.
Io non ho alle mie spalle
nessuna autorevolezza, se non quella che mi proviene paradossalmente dal
non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di
non avere niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto
che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni
più scandalosa ricerca.
Il nostro essere sta perdendo
questa libertà di pensiero e d'azione, fedele a troppi, troppi patti.
2 novembre 1975 è
da questa data che deve ricominciare la nostra scandalosa ricerca verso
una società altra, una coscienza nuova e rinnovata.
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