I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"

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José Carrasso


Sono uno studente di Lettere moderne presso l'Università degli studi di Bari. Il mio ingresso nella facoltà è stato segnato dall'approccio con un personaggio di cui poco avevo sentito parlare a scuola o negli ambienti che abitualmente frequentavo. Un personaggio per il quale non riuscivo a provare alcun sentimento, un uomo che non comprendevo e che tra l'altro non capivo perché il professor De Castris avesse affiancato come corso monografico un personaggio del Novecento, di un Novecento ancora sconosciuto, a noi studenti del primo anno che dovevamo approfondire tematiche riguardanti quella che è stata la letteratura medievale e dei primi umanisti.

Bastarono poche lezioni, perché quell'ossimoro, travolgesse i miei pensieri, sorprendesse il mio essere e annullasse le mie certezze. Bastarono quelle poche parole, perché il mio animo si lasciasse trascinare dalla voglia di divorare quel pensiero scomodo e reale che il nostro tempo, la mia scuola avevano cercato di censurare .

Pier Paolo Pasolini stava entrando nel pensiero, nell'animo di un adolescente ancora alla ricerca del proprio essere uomo con quella brutalità che gli è propria.

E ora rincaso, ricco di quegli anni così nuovi che non avrei mai pensato di saperli vecchi in un'anima a essi lontana, come a ogni passato. (da Le Ceneri di Gramsci - il pianto della scavatrice -).Pensai al mio tempo ai miei anni così nuovi eppure così uguali quasi fossero vissuti alcun posto era nuovo ai miei giorni che finivano, al mio tempo che moriva. 

Gennariello in Lettere luterane, mi ha dato nuovi occhi per guardare ed analizzare il mio passato, la mia educazione, il mio essere uomo su questa terra tra tanti esseri diverso tra i diversi. ... Mi è sempre sembrato per molto tempo, che l'unico mondo vero, valevole, insegnatomi dagli oggetti , dalla realtà fisica fosse il mio: mentre gli altri mi sembravano  estranei, diversi, anomali, inquietanti e privi di verità... 

Io che ho sempre dato troppo peso alle  parole, e pensavo d'essere un'anima plasmata dall'ascolto ed il fare non fosse che un oggetto, uno strumento che mi permettesse di comprendere meglio ciò che il mio animo ascoltava. Il mio essere uomo fatto di carne, pensieri che vanno oltre l'anima, non aveva senso, valore nella mia vita troppo protesa a cercare quell'anima invisibile che guidava e dominava i miei giorni.

E così analizzando il mio essere uomo sconvolto dalle atrocità della storia (Salò), dall'indifferenza degli uomini (Accattone), dalla straordinaria potenza dei sensi, oltre l'anima esiste un uomo (Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini), quell'uomo che analizzando la propria storia, camminando attraverso i gradi dell'essere scopre che l'unica alternativa alla crisi del mondo storico, all'universo orrendo del neocapitalismo, non è lotta di classe, rivoluzione sociale, ma solitudine tragica della coscienza, regresso nella preistoria, innocenza del mito.

Ho ritenuto da subito importante portare Pasolini dove le istituzioni l'avevano allontanato. Ho organizzato due anni fa due conferenze nei liceo scientifico e linguistico su Pasolini con l'ausilio del professor Voza e del professor Bonafacino entrambi della facoltà di lettere di Bari. Dei teatranti hanno poi letto alcune sue poesie, alcuni suoi scritti incarnando la voce nel movimento, il pensiero nell'essere uomo del nostro tempo oggi come ieri.

La mia voleva essere una provocazione che potesse ridare a quegli ambienti dove si insegna la cultura uno strumento che permettesse a quei ragazzi di comprendere meglio il loro tempo, il loro essere. E allora mi sono reso conto dei motivi per i quali Pasolini faceva paura, si, in quegli ambienti quel nome lo si sussurrava, ma non lo si gridava mai. Si ha paura perché la sua storia è ancora la nostra storia, il suo pensiero nonostante molti lo ritengano difficile e incomprensibile è così limpido che non può in alcun modo essere trasformato come si è fatto per tanti altri intellettuali. E' un uomo e il suo essere così limpidamente vero, reale, difficilmente domabile ha spaventato e spaventa ancora chi ha voluto fare e chi fa ancora della cultura uno strumento per l'affermazione del proprio potere.

Vorrei che si continuasse ancora a portare Pasolini, la sua verità, il suo diverso, l'ossimoro negli ambienti in cui si sta cercando di costruire, di trasformare questa società in una cellula del mercato mondiale in cui non esistono più diversità, coscienze vive, esseri in grado di pensare e di guidare il mondo in una direzione altra fuori da ogni conformismo... fuori da ogni sfruttamento.

Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza, se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca.

Il nostro essere sta perdendo questa libertà di pensiero e d'azione, fedele a troppi, troppi patti.

2 novembre 1975 è da questa data che deve ricominciare la nostra scandalosa ricerca verso una società altra, una coscienza nuova e rinnovata. 

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