I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"

"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Claudio Romanelli
Idroscalo del Poeta

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Qui di seguito è riportata la poesia Idroscalo del Poeta di Claudio Romanelli. Egli fa parte dell'Associazione "Controchiave" di Roma: tale Associazione ha realizzato un seminario su Pasolini; tra libri, racconti, ritagli di giornali e riviste Romanelli ha trovato un testo non conosciuto [presumibilmente di Pier Paolo Pasolini]. L'ha inviato a "Pagine corsare": è inserito al piede di una fotografia che ritrae, sorridenti, Anna Magnani e Pier Paolo Pasolini, inoltrata, quasi contemporaneamente, da Paola e Lorenzo
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Idroscalo del Poeta

Io madre di luce per la luna e signora  degli oceani
bagliore di bianca piramide, splendo sull’azzurro misterioso che sale
dagli abissi,
la mia scia è!
scintilla che spacca la pelle secca di sale,
il soffio verticale, dai miei fianchi, impietrisce gli uomini,
incantevoli geometrie disegnano il mare
meraviglie misteriose  che fermano il cuore.
Fascino del liquido andare!
Che tu,
proprio tu!
Piccolo nano vuoi interrompere,
possedendole per sempre, iIluso patetico uomo
tu!  Gonfio di storpie ambizioni cerchi il Dio della ragione per
inchiodarlo al tuo piacere,
non provare a possedere la mia argentea essenza,
l'astuzia leggera di questa mia sovrastante statura,
vattene!! non andare oltre!

Idroscalo, fragore del vento, voci,
forse i ricordi dei miei anni vengono a trovarmi,
in questo chiarore d'alba.
Lo  sento  respirare accanto,
il dolce domani sognato in queste case
di fango e legno,
è l’aria, l’aria che mi annuncia qualcosa
inseguita per cinquantatré anni,
MONTAGNA bianca d’acqua e di cielo che stordisce.
Rintocchi  del tempo.
Il gusto di cibo inventato ogni giorno, concentrava i miei sensi ma
lasciava liberi gli occhi,
adagiati sul  fondale dell'universo.
Sono stanco, ma voglio ancora cercarti!!

ECCOTI DUNQUE, MI ANNUNCIARONO Il tuo arrivo,
ti aspettavo,
ascoltami, prima che l’orribile ruota muova il suo giro,  ferma i tuoi
remi, ora!
appendi il desiderio che ti tormenta il cuore,
ammirami ma rinunciami!
stretta nel segreto della mia natura non posso condividere l’affronto di
un dominio,
tra il mio sesso nascosto in forme d’abisso e
il sapore della tua terra,
trattieni la nostalgia dell'ignoto.

Io ho odiato  la gente,
ricca e fortunata,
Io,
ho cercato disperatamente
di abituarmi a loro,
io,
il fango invadeva la casa
la dignitosa povertà dispensava sofferenze atroci.
Io trovai l'emozione  delle onde
ruggiti di belva che squassano
i legni della la tua  casa….
Quella  povera giovane moglie, con cui non
condivisi il sangue ribollente di passione, restò
ancorata a terra con la cima spezzata.
Io annusavo le maree, segugio dell'infinito, cercavo te
nella furia e nella schiuma, nella quiete che riveste
gli uragani,
te,
pensiero insormontabile, unico, fisso,
possedere l'attimo, per sempre.

Incapace d’amore!
perché proclamare a me la tua insensata  ricerca?
Quando c’incotrammo mai prima?

MAI! Prima  mai!!
Ma ogni giorno, ogni ora..
Ogni istante
torni a strappare di sotto la mia misera gamba,
le  mie urla non fermano i tuoi giochi di bambina.
Sorridente mi strappasti,
come si fa con un pupazzo i cui pezzi si  gettano,
assieme all'insensatezza dell'infanzia
non ricordi,
eppure  ogni sera elemosinai un tuo sorriso, fino all'esasperazione
che sa di morte,
una lancia ardente sgorgata dal cuore s’impigliò tra
le  tue carni

che speri dunque ancora,
uccidermi? Per cosa? Come?

L'anima ha distillato dolore per il corpo,
mio corpo,
ne bevve questa anima  di  legno, su cui poggio il  fianco
divenne scrigno del mio desiderio,
nascose ai miei occhi  i  grigi capelli,
i miei occhi
affannati,
ritti sul pontile,
cercavano segnali di  saggezza
di  questo mio  infinito vagare,
NO! no non serve saggezza, ticchettava,
DEVI VIVERE AL DI SOPRA
DELLA TERRA ! IL MARE TI APPARTIENE E DEVI
POSSEDERNE IL SIMBOLO,
COLEI CHE VARCA I CONFINI DELL'INFINITO E
SI NASCONDE AGLI UOMINI, COLEI CHE
LACERO' IL TUO SPIRITO PIÙ CHE LE TUE
CARNI! La smania,  mi lacera ora!
le nostre strade stanno per incrociarsi, di nuovo,
per sempre!

È tempo!  se non vuoi volgere altrove la tua pazzia  non ci sarà più
risparmio

Clacson notturni, coppie di frodo,
spruzzi di passione In comodi schienali,
angoli aguzzi che avete accompagnato le mie notti insonni
biascicanti d'amore,
accompagnate con un coro quest'aria marina,
sbuffi d'ambra nel vento,
SI RESTRINGA L A VELA!!
SU PER LE LEVIGATE INCRESPATURE D’ACQUA,
Soffia dalla gobba una tempesta di neve bollente
è Moby Dick! scia d’arcobaleno
è lei che mi  muove contro,
è lei, questa notte, lei...
orribile possenza,
Non potrete più, far finta di  ignorarmi, ora!
È per la tua eburnea bellezza che divenni quel che sono,
un vecchio poeta anelante d'abissi!

Pronta scivolo, m’incuneo sprofondo tra le viscere del
mio regno per sollevarmi con furore furore furore di
spuma bianca come il ghiaccio che blocca i pensieri,
non c’è posto per il calore, nella sfida per l’eternità,
l’anima che non vedi è stretta tra le mie mascelle di
bianco fuoco

Il fragore nasconde il suono delle mie giornate
Solo, solo fra i milioni che popolano la terra, né uomini
né dei ho per vicini, il  freddo è una lancia che spacca i
polmoni, ho freddo tremo di freddo, mentre  sfiata il
il colore del sole,
sale il bianco che riflette l’universo.
È  lei, vicina, sempre più vicina,
ogni punto del mio corpo  trema ora,
non il freddo ma
spuma lanosa e verdastra, bolle splendenti attorno ai
suoi fianchi

È per te questa  danza frusciante del mio seno,
catturando i raggi del sole voglio regalarti
questi bagliori di rosso cremisi, che possano soddisfare
la folle ira dei tuoi passi
Non m’importa più se a sospingerti sia ingorda ira,  ti
danzerò il fumo della mia linfa con il triste orrore della
mascella, il bianco assorbirà tutti i colori del tuo
corpo,
e non sarai più!

Quiete d'uragano,  estasi estrema,
ho la notte davanti ai miei occhi,
ma ho  la luna che rischiara
questa valle di linfa salata,
illumina! i miei passi,  non ho più  lacrime né
sudore da nascondere

Non è la luna, ma la mia scia,
che cerchi invano di calpestare.

Ci siamo finalmente, avanti, avanti da sopra le onde
sento la mia spina dorsale come una chiglia

Arcuata sopra di me è la tua chiglia, ma il piacere
assaporato ti esploderà dentro come la morte di questo
colpo di coda

infernale bastardo inganno, dov’è finitala tua criniera
di urla furiose  e di onde lacere?

È sotto di te, dietro di te, attorno a te SOPRA DI TE,
prendimi!  mentre mi scaglio contro il cielo

Cristo!  da sopra,  sul sole
è addosso!!

Gravità, stupida invenzione degli uomini

È il tuo ultimo balzo  Moby Dick!

La tua ora!

***

Brandito il coltello della lancia, contorto  nel groviglio del respiro,
egli colpì. Colpì, affondò, picchiò, sferrò, azzannò, squarciò, bevve e
poi
si arrese!
Pioggia infinita di dardi d’acciaio, d’acciaio i dardi brillanti di
rosso e d’azzurro, vortice di legni distrutti, fragore di urla.
Scoperti, i nervi disegnano il  corpo,
una parete di roccia grondante di sangue, un groviglio di sangue,
rifiuti sparsi come propaggini dei tendini.
In totale silenzio, senza un grido,
schizzò fuori la vita
abbracciò il mare e disparve nel buio.
Presto, attraverso un’atmosfera vaga e nebbiosa,
tornò la calma  e l’assenza,
come spirale di vento il sudiciume d'intorno alzò il suo inno,
poi tutto si calmò.
Come  sempre, come  ora!

***


 
 
 
 
 

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