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Idroscalo del Poeta
Io madre di luce per la luna
e signora degli oceani
bagliore di bianca piramide,
splendo sull’azzurro misterioso che sale
dagli abissi,
la mia scia è!
scintilla che spacca la
pelle secca di sale,
il soffio verticale, dai
miei fianchi, impietrisce gli uomini,
incantevoli geometrie disegnano
il mare
meraviglie misteriose
che fermano il cuore.
Fascino del liquido andare!
Che tu,
proprio tu!
Piccolo nano vuoi interrompere,
possedendole per sempre,
iIluso patetico uomo
tu! Gonfio di storpie
ambizioni cerchi il Dio della ragione per
inchiodarlo al tuo piacere,
non provare a possedere
la mia argentea essenza,
l'astuzia leggera di questa
mia sovrastante statura,
vattene!! non andare oltre!
Idroscalo, fragore del vento,
voci,
forse i ricordi dei miei
anni vengono a trovarmi,
in questo chiarore d'alba.
Lo sento respirare
accanto,
il dolce domani sognato
in queste case
di fango e legno,
è l’aria, l’aria
che mi annuncia qualcosa
inseguita per cinquantatré
anni,
MONTAGNA
bianca d’acqua e di cielo che stordisce.
Rintocchi del tempo.
Il gusto di cibo inventato
ogni giorno, concentrava i miei sensi ma
lasciava liberi gli occhi,
adagiati sul fondale
dell'universo.
Sono stanco, ma voglio ancora
cercarti!!
ECCOTI DUNQUE, MI ANNUNCIARONO
Il tuo arrivo,
ti aspettavo,
ascoltami, prima che l’orribile
ruota muova il suo giro, ferma i tuoi
remi, ora!
appendi il desiderio che
ti tormenta il cuore,
ammirami ma rinunciami!
stretta nel segreto della
mia natura non posso condividere l’affronto di
un dominio,
tra il mio sesso nascosto
in forme d’abisso e
il sapore della tua terra,
trattieni la nostalgia dell'ignoto.
Io ho odiato la gente,
ricca e fortunata,
Io,
ho cercato disperatamente
di abituarmi a loro,
io,
il fango invadeva la casa
la dignitosa povertà
dispensava sofferenze atroci.
Io trovai l'emozione
delle onde
ruggiti di belva che squassano
i legni della la tua
casa….
Quella povera giovane
moglie, con cui non
condivisi il sangue ribollente
di passione, restò
ancorata a terra con la
cima spezzata.
Io annusavo le maree, segugio
dell'infinito, cercavo te
nella furia e nella schiuma,
nella quiete che riveste
gli uragani,
te,
pensiero insormontabile,
unico, fisso,
possedere l'attimo, per
sempre.
Incapace d’amore!
perché proclamare
a me la tua insensata ricerca?
Quando c’incotrammo mai
prima?
MAI!
Prima mai!!
Ma ogni giorno, ogni ora..
Ogni istante
torni a strappare di sotto
la mia misera gamba,
le mie urla non fermano
i tuoi giochi di bambina.
Sorridente mi strappasti,
come si fa con un pupazzo
i cui pezzi si gettano,
assieme all'insensatezza
dell'infanzia
non ricordi,
eppure ogni sera elemosinai
un tuo sorriso, fino all'esasperazione
che sa di morte,
una lancia ardente sgorgata
dal cuore s’impigliò tra
le tue carni
che speri dunque ancora,
uccidermi? Per cosa? Come?
L'anima ha distillato dolore
per il corpo,
mio corpo,
ne bevve questa anima
di legno, su cui poggio il fianco
divenne scrigno del mio
desiderio,
nascose ai miei occhi
i grigi capelli,
i miei occhi
affannati,
ritti sul pontile,
cercavano segnali di
saggezza
di questo mio
infinito vagare,
NO!
no non serve saggezza, ticchettava,
DEVI VIVERE AL DI SOPRA
DELLA TERRA ! IL MARE TI
APPARTIENE E DEVI
POSSEDERNE IL SIMBOLO,
COLEI CHE VARCA I CONFINI
DELL'INFINITO E
SI NASCONDE AGLI UOMINI,
COLEI CHE
LACERO' IL TUO SPIRITO PIÙ
CHE LE TUE
CARNI!
La smania, mi lacera ora!
le nostre strade stanno
per incrociarsi, di nuovo,
per sempre!
È tempo! se
non vuoi volgere altrove la tua pazzia non ci sarà più
risparmio
Clacson notturni, coppie
di frodo,
spruzzi di passione In comodi
schienali,
angoli aguzzi che avete
accompagnato le mie notti insonni
biascicanti d'amore,
accompagnate con un coro
quest'aria marina,
sbuffi d'ambra nel vento,
SI RESTRINGA L A VELA!!
SU PER LE LEVIGATE INCRESPATURE
D’ACQUA,
Soffia dalla gobba una tempesta
di neve bollente
è Moby Dick! scia
d’arcobaleno
è lei che mi
muove contro,
è lei, questa notte,
lei...
orribile possenza,
Non potrete più,
far finta di ignorarmi, ora!
È per la tua eburnea
bellezza che divenni quel che sono,
un vecchio poeta anelante
d'abissi!
Pronta scivolo, m’incuneo
sprofondo tra le viscere del
mio regno per sollevarmi
con furore furore furore di
spuma bianca come il ghiaccio
che blocca i pensieri,
non c’è posto per
il calore, nella sfida per l’eternità,
l’anima che non vedi è
stretta tra le mie mascelle di
bianco fuoco
Il fragore nasconde il suono
delle mie giornate
Solo, solo fra i milioni
che popolano la terra, né uomini
né dei ho per vicini,
il freddo è una lancia che spacca i
polmoni, ho freddo tremo
di freddo, mentre sfiata il
il colore del sole,
sale il bianco che riflette
l’universo.
È lei, vicina,
sempre più vicina,
ogni punto del mio corpo
trema ora,
non il freddo ma
spuma lanosa e verdastra,
bolle splendenti attorno ai
suoi fianchi
È per te questa
danza frusciante del mio seno,
catturando i raggi del sole
voglio regalarti
questi bagliori di rosso
cremisi, che possano soddisfare
la folle ira dei tuoi passi
Non m’importa più
se a sospingerti sia ingorda ira, ti
danzerò il fumo della
mia linfa con il triste orrore della
mascella, il bianco assorbirà
tutti i colori del tuo
corpo,
e non sarai più!
Quiete d'uragano, estasi
estrema,
ho la notte davanti ai miei
occhi,
ma ho la luna che
rischiara
questa valle di linfa salata,
illumina! i miei passi,
non ho più lacrime né
sudore da nascondere
Non è la luna, ma
la mia scia,
che cerchi invano di calpestare.
Ci siamo finalmente, avanti,
avanti da sopra le onde
sento la mia spina dorsale
come una chiglia
Arcuata sopra di me è
la tua chiglia, ma il piacere
assaporato ti esploderà
dentro come la morte di questo
colpo di coda
infernale bastardo inganno,
dov’è finitala tua criniera
di urla furiose e
di onde lacere?
È sotto di te, dietro
di te, attorno a te SOPRA DI TE,
prendimi! mentre mi
scaglio contro il cielo
Cristo! da sopra,
sul sole
è addosso!!
Gravità, stupida invenzione
degli uomini
È il tuo ultimo balzo
Moby Dick!
La tua ora!
***
Brandito il coltello della
lancia, contorto nel groviglio del respiro,
egli colpì. Colpì,
affondò, picchiò, sferrò, azzannò, squarciò,
bevve e
poi
si arrese!
Pioggia infinita di dardi
d’acciaio, d’acciaio i dardi brillanti di
rosso e d’azzurro, vortice
di legni distrutti, fragore di urla.
Scoperti, i nervi disegnano
il corpo,
una parete di roccia grondante
di sangue, un groviglio di sangue,
rifiuti sparsi come propaggini
dei tendini.
In totale silenzio, senza
un grido,
schizzò fuori la
vita
abbracciò il mare
e disparve nel buio.
Presto, attraverso un’atmosfera
vaga e nebbiosa,
tornò la calma
e l’assenza,
come spirale di vento il
sudiciume d'intorno alzò il suo inno,
poi tutto si calmò.
Come sempre, come
ora!
***
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