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«Il capitalismo nelle campagne»
di Emilio Sereni: un libro
conosciuto da Pasolini?
di Dario Bottos


Ho incontrato recentemente il saggio di Emilio Sereni “Il capitalismo nelle campagne (1860-1900)”, uscito da Einaudi nel 1947 e ristampato a più riprese, dopo essere diventato un classico di economia politica in chiave marxista-leninista, ma secondo me con valenza più universale. L’ho associato per diversi indizi al percorso formativo politico-culturale di Pasolini, e mi sono chiesto ­ senza aver sin qui trovato risposta ­ se questo libro abbia fatto parte della libreria di P.P.P.; di più, se addirittura possa aver contribuito alla sua formazione. Mi auguro che queste osservazioni possano trovare fondamento, o smentita.

Elenco gli indizi, di varia natura:

1 - L’argomento del saggio: un’analisi storiografica della situazione agraria in Italia a cavallo dell’Unificazione, con un’attenzione antropologica particolare alle condizioni di lavoro e di vita delle popolazioni contadine, in special modo meridionali. Un’attenzione poi, e una sensibilità notevoli verso tematiche "extra-economiche": la poesia dialettale come documento e testimonianza, e per estensione la realtà dialettale tout court; un’empatia non dissimulata e non accademica per la storia “minore” , vista come sfondo per l’effettiva comprensione dei meccanismi strutturali dell’economia, e in ultima analisi per la comprensione dell’Italia di “oggi”.

2 ­ Pasolini  “potrebbe” averlo letto. La prima edizione è del ’47. E’ l’anno dell’iscrizione al P.C.I. di P.P.P., che nel ’49 è segretario politico della sezione di San Giovanni di Casarsa. Difficilmente il libro potrebbe non essere approdato nella biblioteca della sezione, se non in quella privata.

3 ­ Nel libro viene citato in testo e in nota un lavoro del 1890 della contessa Maria Pasolini, proprietaria terriera nel ravennate: parente per ramo paterno di P.P.P.? Non ho trovato risposta, ma se questa è sì, sarebbe notevole il contrappasso sociale operato coscientemente dallo scrittore.

4 ­ Nel libro si citano due poesie dialettali dove ritorna la locuzione “la meglio gioventù”: una toscana e una calabrese (in ogni caso non si tratta di una “canzone degli alpini” che la consuetudine vuole aver ispirato P.P.P.): che la fonte per questo ormai celebre sintagma sia questa?

Mi piacerebbe avere un'opinione.

 

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