"Pagine
corsare"
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Una forza del passato
di Davide Nota
..
.
Invio un mio articolo
su Pier Paolo Pasolini uscito sul n. 4 della rivista letteraria La Biblioteca
di Babele.
Davide
Nota
|
"Io sono una
forza del Passato,
solo nella Tradizione è
il mio amore"
Pier Paolo Pasolini
Butterò giù
una manciata di scarne considerazioni su poesia e ruolo contemporaneo del
poeta, fuggendo i luoghi comuni (come ad esempio la morte dell'arte ecc...)
e basandomi soprattutto sulle analisi pasoliniane dell'opera dantesca e
su un'analisi personalissima dell'opera pasoliniana.
Considerando il limitato
spazio che le nostre attuali risorse economiche concedono, mi scuso anticipatamente
per la "superficialità" con cui sorvolerò argomenti di essenziale
importanza.
Sperando di non superare i limiti
dell'ovvio vorrei ricordare la molteplice funzione rivoluzionaria del lavoro
poetico di Dante, a partire dalla geniale assimilazione/comprensione della
moltitudine linguistica coopresente all'interno di ciò che chiamiamo
"volgare" sino ad arrivare alla dualistica costruzione della
Commedia
in cui Dante autore e Dante personaggio crescono parallelamente attraverso
due sì proporzionali ma pur sempre diversi punti di vista: un punto
di vista "basso" di analisi sociologico-storica e un punto di vista "alto"
di intuitiva conoscenza filosofico-teologica.
È essenziale comprendere
come l'enciclopedia linguistica creata dal poeta vada ben oltre la pura
sperimentazione provocatoria: in essa è implicita un'analisi sociale
totale di un'intera epoca e il tentativo di riattualizzare gli uffici accademici
di per sé restii all'attualizzazione.
Dante costruisce, organizza,
divulga una coscienza sociale di cui la propria epoca aveva profondo bisogno,
e la divulga attraverso il linguaggio pre-borghese fiorentino costellato
di variazioni e varianti linguistiche a sé stanti.
L'opera di Dante è,
da questo primo punto di vista, una mappa storico-geografica contenente
analisi psicologiche, sociologiche e politiche della propria era, all'interno
della quale il Dante-personaggio si muove inizialmente ignaro, seguendo
il tempo della conoscenza razionale umana e del lettore, mentre dal parallelo
punto di vista il Dante autore, e in quanto autore Dio dell'universo ri-costruito,
si muove verso la conoscenza totale, visivamente espressa attraverso immagini
ultra-razionali intuitive, che Pasolini dichiara le uniche realmente poetiche
(prosa è razionalità, poesia è mistero).
Interessante sarebbe (ed
è il primo spunto di riflessione che offre questo argomento) studiare
con intelligenza il contesto storico e letterario in cui Dante si muove:
una civiltà in crisi, l'imminenza di un capovolgimento economico-politico-morale,
una tradizione trobadorica consumata, devalorizzata, vivisezionata dagli
sperimentalismi più audaci di Raimbaut e altri seguaci del Descort,
un distacco pressoché abissale tra vita pubblica e letteratura,
tra accademia e realtà.
Ed è in questo contesto
che Dante uomo si muove e soffre, lo stesso contesto in cui Dante poeta
lo osserva vivere e lo aiuta a raggiungere il paradiso della consapevolezza
storica, attraverso l'intelligente studio critico del passato e la sua
riattualizzazione, attraverso un costante dialogo noto/ignoto, presente/storia.
La stessa identica dialettica
razionale-irrazionale, uomo-umanità, è lo scheletro, il sangue
e la carne dell'intera opera pasoliniana. Anche nell'opera del Pasolini
l'autore e il personaggio si muovono parallelamente su piani diversi di
comprensione e conoscenza (o meglio: coscienza).
Il corpo entra in contrasto
con la volontà ideale, o meglio, è lo scontro tra due tipi
di volontà, la prima "cristianamente" volontaria, la seconda "materialmente"
condizionata.
Ne
Le
belle bandiere il poeta afferma che la poesia altro non è che
il luogo in cui razionalità e mistero si incontrano, si compenetrano
materialmente, creando dolore ma anche momenti di estatica adorazione umanitaria.
Ed è infatti nel
corso razionale della storia che si dispiega il sacro laico mistero della
misericordia, mistero che improvvisamente illumina i volti degli uomini
nella loro vera identità pre-istituzionale, mistero che fa del borghese
credente il vero miscredente, e del bestemmiatore di borgata il più
sincero figlio di Dio.
In quest'ultima affermazione
possiamo realizzare la rivoluzione "concettuale" che Pasolini ci ha donato,
ribaltando attraverso l'evidenza delle contraddizioni storiche un'epoca
fitta di nodi e di paradossi linguistici.
Possiamo comprendere come
Pasolini sia il poeta delle ipocrisie, o meglio, delle contraddizioni "rivelate",
il poeta che mostra, oltre le vesti storiche, lo studente sessantottino
nella sua carne reazionaria, il cattolico borghese nella sua carne "blasfema"
ecc... ma non solo (lungi da me considerare Pasolini un "poeta civile"):
l'uomo istituzionalmente integro lacerato nella carne dal molteplice del
reale.
Ma la sua grandezza sta
nell'aver presentato questa moltitudine contraddittoria all'interno di
un dispiegato unico cosmo, che è poi l'universo del comune "disagio"
umano che porta, se compreso, al mistero (della misericordia, della comunanza).
Consapevole
che quella pasoliniana sia (per dirla alla D'Elia) "un'opera ancora molto
da capire e saggiare" porgo l'invito allo studio, all'analisi e all'approfondimento
dei suoi scritti, consigliando soprattutto le pagine poetiche e critiche,
in relazione (magari) alle associazioni da me accennate con Dante.
E che questo invito sia
rivolto a tutti: collaboratori della "Biblioteca di Babele", lettori, poeti,
me medesimo; perché mai quanto oggi, in un'epoca e in una terra
martoriate da una delle più temibili crisi economico-culturali che
si siano mai affrontate, la letteratura, il pubblico, sentono entrambe
il bisogno di una poesia che si faccia non solo interprete ma compagna,
coscienza.
Ribadendo un concetto espresso
in maniera forse imprecisa nello scorso numero della Biblioteca, il poeta
europeo che da circa un secolo fotografa la frammentarietà dell'esistenza
contemporanea dovrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro, di
assestamento, di studio saggio, di riflessione, e cercare di donare con
tutta la propria forza creativa un nuovo universo di segni e significati,
un nuovo sistema letterario con cui affrontare la realtà emergente,
un nuovo modo insomma di ordinare la Babilonia del duemila in una poesia
che contenga in una stessa costruzione le molteplici presenze linguistiche
e tematiche contemporanee, cosa a cui tra l'altro il Pasolini stava genialmente
lavorando già quarant'anni fa (La Divina Mimesis doveva essere
l'opera in cui un Dante-Pasolini attraversava la selva oscura della degradazione
morale neo-capitalista arrivando a un paradiso ancora in costruzione).
Spero che si possa fare uno
sforzo comune per comprendere come, mai quanto oggi, lo studio, la comprensione,
l'attualizzazione di quella straordinaria forza del passato che è
la tradizione italiana possano essere attività non solo interessanti
da un punto di vista personale, ma essenziali all'interno di un processo
storico-artistico realmente rivoluzionario e avanguardistico, anche perché,
citando alcune celebri parole di Pasolini, "si può tornare indietro.
Anzi, si deve tornare indietro. Anche se occorre un coraggio che chi va
avanti non conosce".
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FONTI CONSULTATE:
Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla
letteratura e sull'arte - I Meridiani Mondadori
Pier Paolo Pasolini: Le belle
bandiere - Editori Riuniti
Pier Paolo Pasolini: Bestemmia;
tutte le poesie - Garzanti
Pier Paolo Pasolini: La Divina
Mimesis - Einaudi
Gianni D'Elia: Pasolini,
un corpo chiamato linguaggio - da Il manifesto |
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