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Fausto Cerulli
Avvocato d'ufficio...

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Mi sono trovato a difendere, come avvocato di ufficio, Pelosi dinanzi alla Pretura di Tivoli; il giudice mi dette la possibilità di scambiare due parole con quell'uomo che non avevo riconosciuto; un uomo corpulento e sfatto, dai capelli radi ed untuosi, che era stato arrestato quella notte per aver tentato di svaligiare un appartamento a Bagni di Tivoli; parlando con lui, come vuole la prassi, gli chiesi se aveva precedenti penali; mi rispose che aveva commesso un omicidio, da minorenne; e poi con una punta di orgoglio mi disse "sono er Pelosi, quello che ha ammazzato Pasolini". 

Sul momento fui tentato di rifiutare l'incarico, poi mi chiesi che cosa mi avrebbe consigliato Pasolini e mi venne istintivo pensare che mi avrebbe detto di difendere quel borgataro sfatto, quel sottoproletario senza scampo di storia; pensai che Pasolini mi avrebbe detto che Pelosi era stato soltanto la mano del destino, il trucido esecutore di un assassinio annunciato; capii anche che Pasolini non era stato ucciso per motivi politici; se Pelosi fosse stato, come avevo pensato fino a quel giorno, la rotella di un ingranaggio più ampio, non avrebbe avuto bisogno di fare il topo di appartamenti: avrebbe avuto, quanto meno, un'arma di ricatto nei confronti dei mandanti.

Non c'era nulla di questo, nella storia che vedevo disegnata su quel viso sformato. Per questo lo difesi: ed usai come arma di difesa proprio quell'omicidio troppo grande, troppo grande per quelle spalle borgatare.

Ancora adesso sono convinto che Pasolini mi avrebbe approvato, e avrebbe fatto suo quel processo di pretura. Da quel giorno mi sono fatto l'idea che Pelosi sia stato solo il complice di Pasolini, in quell'orrendo omicidio autogestito.

7 ottobre 2001






 


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