I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"

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I contributi dei visitatori
 

Nerolio
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Idroscalo di Ostia
di Piero Lucarelli

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La scheda del film
titolo Nerolio
regia e sceneggiatura Aurelio Grimaldi
fotografia Maurizio Calvesi
montaggio Mauro Bonanni
musica Maria Soldatini
interpreti Marco Cavicchioli, Vincenzo Crivello, Salvatore Lazzaro, Piera Degli Esposti, Lucia Sardo
produzione Arancia Film s.r.l. Italia (Siracusa)
origine Italia
durata 87’
Nerolio vuole essere, nelle intenzioni chiaramente espresse dallo stesso regista nell’occasione della presentazione al pubblico, uno spaccato realista e antimonumentalistico della figura privata di Pier Paolo Pasolini fissata nel periodo immediatamente antecedente la morte; il titolo, derivante dalla contrazione delle parole nero e petrolio (titolo dell'ultimo romanzo incompiuto di Pasolini), potrebbe avere come addenda «il lato oscuro di un poeta».

È un punto di vista personale quello che Grimaldi offre al pubblico, ricercato con lo scabrore notturno che fu già pasoliniano per rivelare il poeta «dell’abisso umano» negli aspetti più profondi e veritieri.
Per espletare al meglio questa missione il regista inventa liberamente personaggi ed episodi, frammentandoli qua e là con brani tratti dagli appunti dello stesso Pasolini (nel film Marco Cavicchioli), concludendo quindi la pellicola con l’omicidio ostiense.

Un giovane ed ambizioso studente (Vincenzo Crivello), laureando in lettere proprio con una tesi sulle poesie di Pasolini, alter ego probabilmente del regista che in gioventù non ha mai incontrato realmente Pasolini, ma di cui scrivendo come critico ne stroncò i lavori cinematografici, incontrerà più volte il poeta oggetto dei suoi studi penetrando gradualmente nella sua vita, non solo artistica. Lo scontro generazionale, umano, culturale e financo fisico sarà inevitabile...

Questo stratagemma permette al regista innanzitutto di esporre direttamente al poeta quello che non gli ha mai potuto esplicitare sia per motivi anagrafici sia per distanza artistica, ed è forse questo l’aspetto più «interessabile»; secondariamente, ma non per spazio concesso, di illuminare con una luce quasi derisoria le pulsioni interiori e sessuali di Pasolini finora affermate e reiterate, ma mai oggetto d’attenzione cinematografica. A tal scopo fagocita e riambienta in una spiaggia siciliana il capitolo "Il pratone della Casilina" di Petrolio, dove il protagonista avrà ripetuti rapporti omosessuali.

A qualche breve dialogo e inquadrature mute, sostenute da una colonna sonora fugace e casuale è demandato poi il compito di descrivere il complicato rapporto edipico del protagonista con l’anziana madre.

E' però un Pasolini vuoto e inutilmente banale, irriconoscibile ed artificiale, difficilmente riconducibile al poeta-regista; un esempio per tutti è la battuta su «Rocco e i suoi fratelli», cui neanche il buon bianco e nero curato da Calvesi riesce a dare lo spessore dovuto, anche se le sequenze in cui la voce fuori campo dà corpo ai pensieri del protagonista lasciano intuire un rapporto sostanziale del regista col soggetto.

Le stesse scene omosessuali tratte come si è detto dagli scritti pasoliniani, sono state ampiamente decurtate e addomesticate, ma l’impressione che se ne ricava è che tale premura non sia tanto frutto di un pudore reverenziale o un atto di «civile» autocensura, bensì di un montaggio calibrato in modo da colpire lo spettatore quel tanto da non pregiudicarne l’integrità borghese ed eventualmente accattivarsi quanto prima e senza tagli un passaggio televisivo in prima serata, magari il 2 novembre (anniversario dell’omicidio Pasolini) venturo.

L’ambizioso intento iniziale - Pasolini rimane pur sempre una delle figure più complesse e policrome del nostro secolo - è lodevole (speriamo oggetto d’ulteriori e più attenti interessamenti), ma completamente smentito poiché è aprioristicamente evitata una ricostruzione per quanto possibile fedele della vita di Pasolini. Grimaldi mette insieme un Poeta tutto suo santificandolo ambiguamente in un’icona scontrosa e contemporaneamente sgretola questo monumento con una serie di piccoli e subdoli messaggi risultanti esteriori.

Lo stesso Pasolini scrivendo di Petrolio lo definisce una specie di «summa» delle sue esperienze e delle sue memorie offerta a uso e consumo antropofago, ma diremmo ad ammirazione e scandalo della pubblica opinione, anticipando con calcolata lucidità l’effetto polemico che i contenuti autobiografici hanno poi effettivamente causato.

Purtroppo in Nerolio le due operazioni intentate dal regista hanno esito parziale, la prima perché insistentemente arbitraria, incompleta e troppo condizionata da una figura ancora forte nella memoria comune, decisamente sottovalutata dal regista, mentre la seconda trova ovviamente il nulla o quasi da demolire, inutile marcare e colorire i dialoghi, non convince. L’effetto è opposto, si perviene all’amara conclusione che lo scrittore friulano è stato vittima dell’ennesimo attacco disarticolato.

Grimaldi non rende qualificabile la sua «dissacrazione», riuscendo quasi stentatamente a reinoculare negli spettatori italiani l’attrito perbenista che vi fu rispetto a Pier Paolo Pasolini negli anni sessanta/settanta, infastidendo solo coloro che più approfonditamente conoscono l'opera e la vita pasoliniana, aggiungendo o togliendo ben poco alla personalità del poeta.

In occasione della prima proiezione (il film è stato girato nel 1996 ma solo ora ha trovato distribuzione in Italia), lo stesso Grimaldi ha sconsigliato la visione della pellicola agli amici di Pasolini presenti; se quindi questo Nerolio non è altro che una ricostruzione (e ridistruzione) personale del regista del "suo" Pasolini, è consigliabile in alternativa la visione di un film o la rilettura di un libro pasoliniano: si potrà costruire (o ovviamente distruggere) il proprio Pasolini senza mediazioni, e scusate se è poco!

Piero Lucarelli
Avezzano,  9 agosto 1998
 


Idroscalo di Ostia
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... Il 2 novembre 1997 a Ostia non c'era nessuno, solo il sottoscritto e i porci! Quel due novembre, capitato fortunosamente di domenica e quindi libero dal lavoro, decisi di arrivare a Ostia (dall'Abruzzo): mi si presentò la scena che hai descritto nel tuo messaggio [il comunicato  con il quale si proponeva di sottoscrivere una petizione al Sindaco di Roma perché venisse messo fine allo stato di abbandono e di degrado nel quale si trova il luogo ove Pasolini fu ucciso], più persone si aggregarono a me nel lungo tempo che sostai, ebbi modo di vedere anche un paio di partite nel campetto vicino, una scrofa e i relativi maialini (ho anche le foto). Sicuramente una scena indegna, ma preferisco così. Un "monumento" di cemento grezzo e colato di ruggine, un ciuffo di fiori secchi tenuti da una pietra, una scritta pietosa fatta col carboncino e dei maiali, ignari ma sinceri, intorno. Un po' come dire che a chi sa non occorre lo stucco nuovo e per chi non sa è inutile.

[da un messaggio alla curatrice di Pagine corsare]

testi e immagini © Piero Lucarelli 1997-98


 
 
 
 
 

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