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Libri

"Pagine corsare"
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New York e Roma,
la società a volte uccide i suoi poeti
di Renzo Paris
Liberazione 28 marzo 2007

Due romanzi a confronto: Come Dio del profeta del punk Richard Hell, che narra di un Rimbaud e di un Verlaine degli anni '80, e La Passion de Pier del francese Selim Rauer, sugli ultimi anni di vita di Pier Paolo Pasolini 

Renzo ParisNon si può non notare che tutto, proprio tutto, anche nel terzo millennio, finirà in un romanzo; anche quelle esperienze di vita che sembravano volersi sottrarre ai media, gelose di se stesse fino all'ossessione. Il romanzo, o quello che resta di questo feticcio che ci coinvolge da più secoli, è pronto anche a raccontare le vite dei punk, cioè di quella generazione che rifiutava soprattutto la dimensione estetica per così dire commerciale, che faceva della sottrazione ai faretti della televisione una ragione di vita, che se la prendeva con gli hippies proprio perché erano diventati carne per la pubblicità dei prodotti. 

Così Richard Hell, dopo essere stato un rappresentante tra i più vivi della New York musicale e punk degli anni Settanta e inizi Ottanta, con Patty Smit e i post-Warhol ha finito per approdare anch'egli al genere romanzesco, sia pure diffidandone come vedremo. Da noi c'è Philopat che ha raccontato in due bei libri l'avventura punk italiana, molto diversa da quella newyorkese, c'è stato Perciballi che provò a raccontare i punk romani e già c'è tutta una fioritura di memorie di chi non è più giovane e vuole lasciare traccia scritta di quei rifiuti. Hell fu soprattutto un musicista prima che poeta e narratore. Le sue divinità erano i poeti maledetti, da Verlaine a Rimbaud; ma anche scrittori come Huysmans e Lautréamont nutrirono la sua giovinezza. La poesia francese di fine Ottocento travolse intere generazioni americane, dai kerouac ai basquiat. Naturalmente davano una lettura per molti versi contenutistica di quella poesia, ma questo è un altro argomento. 

Qui ci interessa un romanzo di Hell, il suo secondo, tradotto in italiano Come Dio. Vi si ritrovamo tutti gli ingredienti del romanzo postmoderno ma anche quelli di una timida fuoriuscita dal carrozzone romanzesco dove come è noto prevalgono le riscritture, le citazioni, le finzioni tipiche di un genere che ha almeno cinque secoli di storia alle spalle. Diario, memoria, autofiction, romanzo di formazione, scritture saggistiche, riflessioni sulla poesia, non soltanto di quella fatta dai protagonisti, ammiccamenti critici ai fratelli maggiori, alla generazione dei fiori, che si sarebbe venduta a forza di star dietro alle emozioni, in Come Dio tutto questo vi si ritrova frullato da una scrittura gidiana, che pur nella capacità sintetica vorrebbe essere chiara. Per stare dietro all'idea di mescolanza di Hell, ma anche di un poeta maledetto che non nomina ma di cui si nutre, Tristan Corbière, ho letto in contemporanea un altro romanzo, in lingua francese, non ancora tradotto. Uno stesso tema li accomuna: la morte dei poeti. Come Dio di Richard Hell è usciito da Coniglio editore a tredici euro e La Passion de Pier di Selim Rauer, un giovane "metteur en scene" francese, per le edizioni Les Perséides, a 16 euro. Il primo è lanciato in copertina come «l'unico, vero, profeta del punk» e il secondo come una «autofiction» sulla morte di Pier Paolo Pasolini.

Come Dio racconta di un gruppo di poeti bohèmes di New York degli anni Ottanta del secolo scorso, più precisamente di due di loro, un Rimbaud di sedici anni e un Verlaine di ventisette, che lascia moglie e figlioletto, per vivere abbarbicato al ragazzo, proprio come accadde a Verlaine quando lasciò la moglie per l'inquietante Arthur. Ricoverato in un ospedale con il timore di morire da un momento all'altro, Paul ricorda i pellegrinaggi intossicati per i bar notturni e i marciapiedi di una città disumana, le loro accese discussioni sulla poesia, i loro furiosi amori omosessuali, il mondo della droga pesante, le irriverenze dei punk. All'inizio Hell credeva di scrivere la vita del giovane T. come fosse un romanzo, ma il suo archivio pieno zeppo di lettere, poesie, diari, saggi del suo amato lo indirizzano verso un romanzo che i francesi classificherebbero come l'autofiction. «Il tuo T. è morto e non può aggiungere più nulla alla sua biografia». 

Raccontando l'autore riflette sullo stesso procedere strutturale del suo romanzo, insinuando dubbi sul romanzesco che ogni tanto fa capolino nelle sue pagine. I critici italiani non fanno che invitare gli scrittori a mescolare gli elementi della biografia, cercando lacerti di realtà altrimenti imprendibili. Il risultato, almeno da noi, è un neo-neorealismo appannato mentre Hell, grazie alla sua intelligenza e alla passione che ha nutrito per i suoi personaggi riesce a produrre un miscuglio di postmodernismo e neo-neoralismo, di riflessioni sul narrare e brani di poesie, di saggi, di pensieri, che non fanno staccare gli occhi dalla pagina. Il libro è zeppo di versi recitati mentre i due poeti scendono per la Quinta strada alla ricerca di uova fritte e di caffè bollente, o mentre portano a casa una ragazza che poi legano a una sedie eccitandola non poco. T. è contrario alle emozioni che sostiene servano soltanto a comperare, vero motorino del consumismo più sfrenato. È scorbutico e violento, proprio come un "maledetto". Sapere di avere l'acido in tasca gli dà conforto e forza. Lo fa sentire come avesse ricevuto un'eredità. Per T. le emozioni sono soltanto «riflessi biologici, come il sesso… Maledetti hippies, è così divertente il modo in cui vengono sfruttati dai pubblicitari, manipolati da artisti da quattro soldi, politici e truffatori di ogni tipo».

Il romanzo di Hell alla fine ricorda Scene di vita di bohème di Burger e non è poco. Anche il romanzo di Selim Rauer La Passion de Pier non ha nulla di romanzesco, anche se sembra scritto anch'esso dietro la moda della "autofiction" francese. Come quello di Hell racconta gli ultimi anni di un regista-poeta, il Pier Paolo Pasolini di Salò. L'autore privilegia della sua morte la versione di Citti, delle bobine scomparse del film, degli appuntamenti presi da loschi individui per restituirle dietro somme ingenti. A ben vedere però Selim riprende anche la versione ultima di Pino Pelosi, che in una intervista televisiva raccontò di due altri personaggi, i veri assassini di Pasolini, presenti quella notte all'Idroscalo di Ostia.

Allude infine anche a possibili mandanti fascisti che odiarono da subito, il film che accusava la Salò mussoliniana. Ne La Passion, è presente anche un dandy marocchino che, come una guida spirituale, suggerisce a Pasolini di leggere de Sade, come se non lo conoscesse.

Sappiamo che il nostro poeta aveva cominciato a processarsi da solo fin da Affabulazione e poi riscrivendo le sue più belle poesie in dialetto friulano. Questa angoscia, questa schizofrenia la ritroviamo nel romanzo insieme con quel gusto tutto francese di virare verso il saggio, verso l'avventura intellettuale, piuttosto che tenersi con i piedi per terra. La Passion ha però un protagonista che compare poco nel libro e che è il padre di Pasolini, il quale segue come un'ombra la morte del figlio e la racconta come si trattasse di un thriller. Sappiamo quanto fosse contraddittoria la figura paterna nell'autore di Teorema, ma qui resta uno spunto irrisolto. Il pregio di Selim è poi quello di aver parlato anche del delitto maturato nell'ambiente omosessuale, cosa che non era possibile nemmeno accennare a metà degli anni Settanta. Sulla particolare pratica di Pasolini di tipo sadomaso ha scritto di recente suo cugino Naldini, differenziandosi dall'ipotesi del delitto politico sostenuto dalla Betti.

Selim è anche convinto che l'autore de Le Ceneri di Gramsci sapesse di andare a morire e di non aver opposto alcuna resistenza. Questo è smentito però dalla furiosa lotta ingaggiata dal Nostro contro i suoi assassini che forse gli volevano dare soltanto una lezione.

La morte di T. in un ospedale di New York, di un giovane poeta punk intriso di droghe e di versi, certo non si può paragonare a quella di Pasolini, tuttavia nei due romanzi c'è il medesimo stupore nei confronti di una società che uccide i suoi poeti e che, come nel caso di Pasolini, non ha alcun interesse a svelare i nomi dei mandanti veri, allungando l'ombra del mistero per più di trent'anni
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Molti omosessuali a volte muoiono di droga e vengono barbaramente uccisi, ma questi due possedevano il sacro della poesia che colora di martirio ancor più la loro morte.

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Poeta, narratore e saggista, Renzo Paris è nato a Celano (AQ) nel 1944. Vive a Roma. Ha pubblicato romanzi: Cani sciolti (Transeuropa, 1988, tradotto in Francia), Frecce avvelenate (Bompiani, 1974), Filo da torcere (Feltrinelli, 1982), Le luci di Roma (Theoria, 1990), Squatter (Castelvecchi, 1999), Ultimi dispacci della notte (Fazi, 1999, tradotto in Germania), La croce tatuata (Fazi, 2005). Ha raccolto le sue poesie in Album di famiglia (Guanda, 1990), Creature (Poesie etniche) (Fermenti, 2003). Nel 1988 ha pubblicato un libro autobiografico sul ’68 (Cattivi soggetti, Editori Riuniti), nel 1995 Romanzi di culto (Castelvecchi) e un anno dopo la biografia di Alberto Moravia Una vita controvoglia (Giunti). Ha tradotto e commentato le poesie di Corbière, Apollinaire, Prévert. Insegna Letteratura francese all’Università di Viterbo.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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New York e Roma, la società a volte uccide i suoi poeti, di Renzo Paris

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