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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Quel Pasolini manierista
Recensione di Caterina Provenzano
di Pasolini: gesto e maniera di Antonio Tricomi



Autore gestuale e manierista. È  il profilo che Antonio Tricomi, teorico della letteratura, traccia di Pier Paolo Pasolini con il saggio “Pasolini: gesto e maniera”, il 14° volume della collana “Studi di Filologia Antica e Moderna”, diretta dal prof. Nicola Merola. Un testo edito da Rubbettino (pp.163, € 10,00) in collaborazione con l’Università degli Studi della Calabria – Dipartimento di Filologia.

A più di trent’anni dalla tragica morte dello scrittore, Tricomi  propone un “dittico”, ovvero due lunghi capitoli in cui al lettore vengono offerte due chiavi interpretative per comprendere appieno l’intera produzione letteraria, saggistica e filmica di Pasolini.

Afferrare il passaggio dalla modernità alla postmodernità letteraria è la lodevole azione dell’autore. Attraverso il costante confronto con autori pressoché coetanei, (da Volponi a Zanzotto, da Fortini ai neoavanguardisti e a Calvino), ma anche grazie a quello con altri autori di generazioni successive, si ricostruisce e si decifra, in modo quasi scientifico ed oggettivo, la produzione letteraria di Pasolini.

Tricomi, conoscitore della poetica pasoliniana, afferma che il poeta “corsaro” è un autore gestuale perché «persuaso, da erede dell’avanguardia storica, di dover rifiutare e dissolvere, anche intrecciando nelle sue opere “aperte” i diversi generi e ambiti di scrittura e di discorso, il vincolo, il limite della forma». D’altro canto, però c’è da tener presente che si tratta di un autore manierista perché «la dissoluzione della forma è ottenuta attraverso la riproduzione e il riuso alterato e straniante di una pluralità di modelli e di stili, non solo letterari, del più recente passato». Ecco allora scoprire che dietro un Pasolini che “aggredisce” o “nega” il passato letterario con l’introduzione di testi e linguaggi moderni, in realtà c’è, paradossalmente, la riproposta dei valori etici dell’antica civiltà dell’umanesimo. Certo, debitamente lavati e tradotti in espressioni e  forme moderne. 

Antonio Tricomi discute anche della concezione dell’opera pasoliniana come “performance” e “intertesto”, scaturita dal rapporto tra Pasolini e Roland Barthes, il suo semiologo di riferimento che permette con i suoi numerosi interventi di orientare l’autore verso una precisa forma. Non viene tralasciato, poi, il parallelismo fra D’Annunzio e Pasolini, evidenziato, da quella critica letteraria solo perché si potrebbe riconoscere in entrambi la capacità di sfruttare i meccanismi dell’industria culturale per tramutarsi da scrittori a vati, da intellettuali a “personaggi”. Il saggio contiene anche un congedo, un ultimo capitolo dal titolo “Il corpo che ha sfidato la morte” in cui viene rifiutata la tesi portata avanti da Zigaina, secondo cui il poeta delle “Ceneri” avrebbe allestito il proprio suicidio; e quella secondo la quale lo scrittore avrebbe preteso la persecuzione delle istituzioni borghesi per alimentare il mito della propria diversità. In aiuto accorre “Petrolio”, l’opera incompiuta e postuma di Pasolini, essenziale per capire il suo percorso poetico intellettuale. Un libro rimasto incompiuto o forse inconcludibile. Una summa di tutte le sue esperienze e memorie. Era l’estremo tentativo di chiedere alla letteratura “tutto” penetrando la realtà per comprenderla in ogni suo risvolto. 


[Articolo apparso sulle pagine culturali de Il Quotidiano della Calabria l’11 marzo 2007]

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Quel Pasolini manierista, recensione di Caterina Provenzano
di Pasolini: gesto e maniera di Antonio Tricomi

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