Saggistica - Libri su Pasolini e le sue opere

"Pagine corsare"
Saggistica - Libri su Pasolini

“El Juanero”.
Pasolini e la cultura spagnola
di Francesca Falchi
Atheneum, Firenze 2003

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«È erroneo supporre, come modello o immagine del grande scrittore, colui che si aggiusta perfettamente all’omogeneo ambiente culturale che lo circonda, limitandosi ad una sola lingua, ad un unico sistema letterario, a tecniche chiuse di versificazione, a un circolo sociale sufficiente» [C. Guillén, L’uno e il molteplice. Introduzione alla letteratura comparata, Il Mulino, Bologna 1992] .

L’affermazione di Claudio Guillén è senz’altro condivisibile: l’anima creativa di uno scrittore è il risultato di molteplici stratificazioni. Ogni stimolo letterario e culturale, da qualunque luogo o tempo provenga, viene elaborato in un sistema unico ma molteplice, costituendo elemento originale è indispensabile di quella Weltliterature tanto sognata da Goethe.

La letteratura comparata nasce da un desiderio: quello di superare i confini di una letteratura nazionale per aprirsi appunto a una letteratura del mondo, individuando all’interno della diversità di un’opera letteraria ciò che la unisce a un’altra, e a un’altra ancora.

Lo scrittore crea, assorbendo stimoli e informazioni, viaggiando attraverso la letteratura presente e passata, quella del futuro, la sua, che, come in una linea infinita, costituirà lo stimolo per un altro scrittore che la farà propria rendendola, nell’acquisirla, perpetua e immortale.

Sebbene l’opera di Pasolini sia stata tradotta e studiata in Spagna, non esiste, fino a oggi, alcun lavoro che abbia condotto tale tipo di analisi.

Nell’affrontare il rapporto tra lo scrittore italiano e la Spagna ho preso innanzitutto in considerazione la presenza dell’elemento spagnolo nell’opera di Pasolini, la cui influenza appare preponderante nella produzione poetica dal ‘40 al ‘50 (Machado, Jiménez, Cernuda, Lorca, Alberti, Aleixandre), per poi ridursi progressivamente e apparire a livello di forti suggestioni (Picasso, ne Le ceneri di Gramsci, Lazarillo de Tormes e Ragazzi di vita), di rielaborazioni (Calderón, liberamente ispirato a La vida es sueño) e di critica letteraria (Descrizioni di descrizioni).

[... - dalla "Premessa" di Francesca Falchi]

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Pasolini e la Spagna

Nel saggio “EI Juanero”. Pasolini e la cultura spagnola Francesca Falchi si propone di mettere in luce e di analizzare la presenza del forte influsso spagnolo nella produzione letteraria di Pier Paolo Pasolini. Il testo si articola in quattro parti che ripercorrono l’opera poetica e prosastica dell’autore, a partire dal suo esordio negli anni ‘40 con la produzione poetica in friulano, in cui si rende particolarmente evidente l’influsso di autori come Antonio Machado, Juan Ramón Jimenez, Federico García Lorca. Il mito del paradiso perduto, il rimpianto della fanciullezza sono temi cari agli autori spagnoli dei primi decenni del Novecento, poi ripresi dalla cosiddetta Generazione del ‘27, punti di riferimento importanti che si ritrovano ne La meglio gioventù, la raccolta poetica in friulano di Pasolini.

Se l’influsso della letteratura spagnola appare particolarmente incisivo in questo periodo di intensa attività scrittoria, l’autrice sottolinea come col tempo vada gradualmente affievolendosi, restando comunque sempre presente e accompagnando l’intera opera pasoliniana.

Lo scrittore italiano attinge, infatti, i propri modeli dal panorama spagnolo, non solo in ambito poetico, ma anche in quello della prosa e dell’arte: troviamo, così, un poemetto inserito ne Le ceneri di Gramsci, ispirato ai lavori di Picasso, scritto in occasione di un’esposizione antologica del pittore; un romanzo, Ragazzi di vita, in cui pare di vedere come modello il Lazarillo de Tormes. Ma l’influsso spagnolo più evidente è sicuramente rappresentato dalla riscrittura del celebre La vida es sueño di Calderón de la Barca, da cui Pasolini riprende i temi del potere, del sogno e, ancor più, della diversità.

Infine, in Appendice, il testo propone una scelta di poesie scritte da Pasolini in lingua spagnola, accompagnate da una traduzione della stessa Falchi.

Un saggio interessante che mette in luce aspetti nuovi della produzione letteraria pasoliniana e che, grazie a una bibliografia ben curata e aggiornata, offre un valido supporto per gli studiosi e uno stimolo ulteriore per gli appassionati di Pasolini.

[Recensione di Carla Serra, "NAE", rivista letteraria]

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Una storia inedita. Il Pasolini spagnolo nelle poesie della gioventù

«La poesia spagnola ha avuto una grande importanza nel periodo della mia formazione. Poeti come Antonio Machado e Juan Ramón Jiménez mi hanno probabilmente influenzato più di Ungaretti o Montale. Credo che Machado insieme a Kavafis e forse ad Apollinaire sono stati i maggiori rappresentanti della poesia europea di questo secolo. A leggere questi poeti sono rimasto quasi traumatizzato. García Lorca, invece, mi ha impressionato molto meno». Parole di Pasolini in un’intervista del 1975 a un giornale spagnolo “Revista de Occidente”. 

L’influenza della poesia spagnola su Pasolini si riferisce agli anni Quaranta e Cinquanta, cioè in quel periodo nel quale le sperimentazioni linguistiche in dialetto friulano si affiancano a quelle in lingua creando uno stile che ne caratterizzerà la poetica. Sono gli anni in cui il vitalismo pasoliniano si esprime in un’attività febbrile che investe il campo della poesia, ma si estende anche alla prosa, alla saggistica, al teatro e alla pittura. 

Tra i tanti studi sulla figura contrastata e complessa di Pasolini e della sua eclettica attività artistica, mancava un approfondimento sui rapporti tra l’intellettuale friulano e la Spagna. Lo scrittore fu solo una volta, nel 1965, nel paese iberico su invito di José Augustín Goytisolo, creatore con Carlos Barral della cosiddetta Escuela poetica de Barcelona.Un breve soggiorno nella città catalana, ricordato dallo stesso Goytisolo in un articolo pubblicato sul giornale Avois dieci anni dopo la morte di Pasolini. A colmare questa lacuna arriva ora in libreria il libro di una giovane autrice cagliaritana, Francesca Falchi, che ha dedicato a Pasolini un documentato saggio: “El Juanero” Pasolini e la cultura spagnola (ed. Mef Firenze) [...].

Francesca Falchi, attrice teatrale e regista, è autrice di racconti, romanzi brevi e cortometraggi. Il suo percorso artistico l’ha portata sino in Spagna alla ricerca delle tracce di un Pasolini inedito. Autore difficile, personaggio che non lascia via di mezzo: o si ama o si destesta. E tutt’oggi resta oscuro e pieno di interrogativi l’ultimo atto della sua vita, il tragico omicidio che secondo indagini recenti fu una trappola in piena regola e non la fatale conseguenza di un incontro omosessuale con uno di quei ragazzi di borgata protagonisti dei suoi racconti. Il Pasolini spagnolo emerge soprattutto nelle poesie, come evidenzia la Falchi che ha battuto un campo sinora inesplorato, nonostante la fortuna incontrata dall’opera dello scrittore in terra iberica. “El Juanero”, cioè il «ladro di elemosine”, è lo pseudonimo con cui firmò le poesie degli anni Cinquanta. Negli anni successivi, l’influsso spagnolo si riduce progressivamente, affiorando a livello di forti suggestioni in Picasso. (Le ceneri di Gramsci) e in Ragazzi di vita, per riapparire prepotentemente nel dramma Calderón, libera rielaborazione de La vida es sueño di Calderón de la Barca, in cui Pasolini raccoglie l’idea dell’autore e la trasforma in un automatismo che si ripete tre volte, spostando il mondo metafisico de La vida es sueño su un piano sociale. 

Nelle Ceneri di Gramsci - afferma Francesca Falchi - la principale raccolta di questo decennio, Pasolini presenta un poemetto scritto nel 1953 per un’esposizione antologica alla Galleria d’arte moderna di Roma dei dipinti di Picasso, pittore del quale Pasolini apprezzava le opere più compromesse politicamente. «Qui tenta il difficile compito di tramutare in verso le sensazioni e le suggestioni create dalle immagini nel tentativo - rileva Falchi - di creare una poesia pittorica». 

Il volume, ricco di note e citazioni, riporta in appendice le poesie che Pasolini ha dedicato a Picasso e a Dalí. La giovane autrice, nell’esordio saggistico, si è dedicata a ritrovare le radici spagnole nell’opera del poeta friulano con un libro diretto agli specialisti, ma anche ai fedeli lettori di Pasolini. Un autore discusso ma, come emerge dalle poesie “spagnole”, sempre attuale.

[Recensione di Carlo Figari, dal quotidiano "L'Unione Sarda"]
 











 


Saggistica - "El Juanero", di Francesca Falchi

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