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Libri

"Pagine corsare"
Libri

La voce del corvo. Una vita (1940-2001).
Storie corte con «garbugli» per mano di Veronica Piraccini
di Francesco Leonetti
Derive Approdi 2002

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Francesco Leonetti, il pastore in "edipo re"
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L’autobiografia di Francesco Leonetti, una delle figure più vivaci e versatili della cultura italiana del secondo Novecento. Poeta, narratore, teorico e militante politico, critico, creatore di riviste, talent scout, attore: leggere l’autobiografia di Leonetti è come guardare attraverso un caleidoscopio, dove gli elementi si ricompongono in un’immagine sempre diversa, imprevedibile eppure determinata. 

Nasce a Cosenza e si laurea in Filosofia a Bologna nel ’45. Ha ideato e diretto, con Pasolini e Roberto Roversi, «Officina», una delle più importanti riviste letterarie del dopoguerra, e con Vittorini e Calvino «Il Menabò-Gulliver», e poi «Che fare», «Alfabeta» e «Campo». È presente con i suoi libri nelle edizioni Einaudi, Feltrinelli, Garzanti, Mondadori, Scheiwiller e molti altri editori minori. Tra i suoi libri più noti: Conoscenza per errore, L’incompleto, Tappeto volante, La cantica, Le scritte sconfinate.  Ha insegnato all’Accademia di Brera formando generazioni di giovani artisti. 

Dagli anni giovanili a fianco delle migliori menti della sua generazione, al periodo delle avanguardie, delle occupazioni, delle lotte sociali, Leonetti ha costruito un percorso esemplare, qui magistralmente riassunto, acquistandosi un posto di spicco nella storia culturale del nostro paese. Una vitalità inesauribile che si estende oltre i confini della carta stampata nella collaborazione con Pasolini regista, per portare la «letteratura sperimentalistica sotto la macchina da ripresa». 

Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti in una borgata romana nei primi anni sessanta
È proprio in Uccellacci e uccellini che Leonetti ha dato voce al «personaggio» del corvo, che ritroviamo qui come suggello della narrazione autobiografica: «un maledetto ipercritico marxisteggiante con voce un poco meridionale e piuttosto bolognese, vociante invettive sulle insensatezze della vita». È stato anche Erode II nel Vangelo secondo Matteo, il servo in Edipo re e il burattinaio in Che cosa sono le nuvole?
 

Una pagina da La voce del corvo

Non trovo in mente (né nelle carte) le date di cinema. Certo è che io portavo dalla casa Garzanti a Pier Paolo nel ’62 o ’63 le sue bozze di un libro, fino a Matera: e lui mi trasportò ai Sassi per il suo Vangelo. Di colpo divenni un celebre attore: perché, su proposta sua, inventai un piccolo moto sensuale delle narici, nella parte di Erode, durante la danza dei sette veli, immobile sul seggio… Critici illustri come Pietro Bianchi segnalarono la mia straordinaria trovata. Poco più oltre, stavo nel deserto del Sahara, fra i grandi attori del tempo: Valli, Mangano, Bene, Julian Beck. Io facevo la parte di quel servo, nel film Edipo re di Pasolini, che conduce il neonato Edipo sulla spalla, in un monte, per abbandonarlo secondo gli ordini in preda alle bestie feroci, ma poi decidendo salva la sua vita; e scatena la profezia. Edipo ucciderà il padre in uno scontro stradale, come uno sconosciuto, e sposerà la madre; e sarà la figura dell’uscita mitica dall’incesto, tragicamente. Io portavo il bambinello in collo anche in un bell’affisso che più tardi si vide all’ingresso dei cinematografi. Oltre a questa camminata sul monte (dietro i calcagni di Pier Paolo Pasolini che era un camminatore insaziabile alla cerca dei luoghi adatti ai suoi film) poco avevo da fare: un paio di risposte rilevatrici alla fine. Tutto durò una ventina di giorni. Stavamo alloggiati alle soglie del deserto, nel villaggio di Overzazate, che è alcune ore di auto oltre Marrakech. Già nel viaggio di traversata dell’Atlante ricordo che c’era nebbia e nelle discese di rampe senza siepi si andava a rompicollo: come perdendosi nei misteri marocchini, donne arcaiche, riti guerrieri, mercati di baratti. Invece i ragazzi di Overzazate erano dolcissimi e ci recavano il "kif" (fumo) in un bel cartoccetto bianco come un dolce dei paesi del Sud. Dividevo la stanza di grande albergo con Carmelo Bene, che faceva Creonte, il re. Buon bevitore di whisky, ma più mistificatore della sua propria ubriachezza dionisiaca che carico d’alcool, lui mi trascinava sul set portandosi una bottiglia in mano. E fu lui a suggerire l’idea di cercare un mercato di schiave nere nei paraggi. Insieme ci eravamo invaghiti naturalmente di Alida Valli e a lei lo dicevamo. Lei, allora, con voce patetica sosteneva che questo innamoramento era molto bello e che, oh sfortunata! non le era capitato affatto in tutta la sua gioventù di privazioni: sempre recitando con attori scemi e particolarmente nulli quando erano americani. La produzione prevedeva sempre uscite in coppie prescritte e nient’altro. Noi scemi dovevamo dunque in questo caso speciale fra noi (che si svolgeva sul set e nell’albergo, mentre Pier Paolo girava il suo tragicissimo) quanto meno dirle: oh no, Alida, tu risulti affascinante ora come quando hai fatto cadere innamorati tutti gli italiani al cinema di gioventù. E così era accaduto per lei; ma noi non lo dicemmo in parole precise… (Lei volle darmi il suo indirizzo, che comprendeva: Roma, Madrid, Casablanca, e Budrio con numero di telefono: "a Francesco Leonetti perché mi trovi sempre" – aveva certamente letto il mio Tappeto volante…). Noi due ci buttammo sulle americane che venivano in Marocco con viaggi organizzati, una notte in un hotel e la seguente in un altro. Assaltammo due che stavano nel bagno. Naturalmente io sto fantasticando sotto la droga del ricordo. Le assaltammo e loro emisero brevi stridi. Solo poi capimmo che era stridi di delusione: si aspettavano i neri marocchini, in quanto i risparmi di mezza vita per fare il viaggio in Marocco avevano questo scopo di grande esperienza.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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La voce del corvo. Una vita (1940-2001), di Francesco Leonetti

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