Libri

"Pagine corsare"
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Pasolini tra Pascoli e Baudelaire.
Intertestualità e influenze ne "Le ceneri di Gramsci"
di Pierino Gallo
Università degli Studi di Salerno
Dipartimento Studi Linguistici e Letterari
Ed. Il Coscile, Castrovillari (Cosenza), luglio 2008

Prefazione al libro di Pierino Gallo, di Pino Corbo

È indubbia l'influenza che Pascoli ebbe su Pasolini; la storia di quest'incontro elettivo comincia con la nota tesi di laurea di Pasolini, Antologia della lirica pascoliana del 1945, e prosegue attraverso un suo interesse continuo, segno di un palese debito nei confronti del poeta romagnolo.

Il lavoro di Pierino Gallo indaga nella prima parte sulle molteplici interconnessioni tra Pascoli e Pasolini, sia nelle scelte di poetica e di stile, sia, come afferma egli stesso, "in ambiti meno evidenti"; la sua analisi comparatistica scandaglia il rapporto di mutazione e filiazione, pur diretto verso soluzioni personali ed elaborazioni complesse.

Il discorso vale non solo per le scelte formali, ma ugualmente sul piano dei contenuti emergono consonanze ideologiche e mitopoietiche, che in Pasolini giungono a conclusioni estreme, "eretiche", "luterane", lungo la direttrice di un esame critico, che demolisce i falsi miti dell’omologazione di massa di qualsiasi tipo (politica, sociale, culturale, linguistica) e rivaluta l'ethos della civiltà contadina, non semplicemente come adinato vagheggiatore di anacronistiche e passatistiche nostalgie.

Ci sono poi le coincidenze esistenziali, che possono far parlare di una vera e propria comunanza biografica: lo dimostrano le numerose immagini, che dal vissuto psichico riemergono e diventano sostanza di poesia in entrambi.

L'analisi di Gallo è interessante per come è strutturata e organizzata, fino alla enucleazione del comune denominatore, che lega indissolubilmente i due poeti: il "dolore", "il sentimento di fronte ad un'epoca che sempre più annientava il prezioso mondo della semplicità arcaica".

Inoltre, per quanto riguarda la seconda parte del libro di Gallo, egli individua nel "maledettismo" l'elemento che accomuna Pasolini e Baudelaire; esso si configura quale tensione a testimoniare le trasformazioni epocali ed anelito alla trasfigurazione, all'elevazione, come ben individua l'autore medesimo: "Dalla Parigi di Baudelaire alla Roma di Pasolini si snodano vicende e si raccontano vite che, pur mutando la compagine politica, restano ancorate ad un unico dilemma: quello tra le pulsioni materiali e il desiderio di elevarsi".

I disadattati, gli emarginati, i degradati, quel popolo rimosso e vilipeso dai benpensanti e dalla storia, vengono scelti come protagonisti dai due poeti, perché è soltanto scendendo negli inferi che si può giungere a una conclusione che si avvicini alla verità o alla comprensione dell'umanità.

Anche la scelta stilistica è similare; l'uso del verso alessandrino e di una forma "cesellata" in Baudelaire, il ricorso a endecasillabi pur irregolari o alla terzina strofica in Pasolini testimoniano il cortocircuito tra realtà rappresentata e concezione estetica dell'arte, tra materia bassa raffigurata e rigore dello strumento espressivo: "regolarità e simmetria (o ripresa imprecisa di regolarità e simmetrie del passato) per un mondo fatto di imperfezioni e asimmetrie".

Il saggio di Gallo si avvale, inoltre, di un'accurata disamina di documenti, che avallano le sue tesi, dando consistenza ad approcci analitici e ad argomentazioni sempre puntuali, stimolanti, criticamente circostanziate. Da segnalare alcuni esempi di traductio et imitatio pasoliniane da Baudelaire e Pascoli, dal francese in italiano per il primo, dall'italiano al friulano (linguaggio maternale di Pasolini) per il secondo, in "una diretta compenetrazione di temi e rimandi che nutrono testi e versi in qualsivoglia lingua li si renda".

Pasolini vede incarnata in Pascoli e Baudelaire quella figura di intellettuale di frontiera, un po’ missionario, un po’ donchisciotte, che contrappone disvalori a valori, morale a moralismo, in piena polemica con i dettami etici della tradizione, della storia e dei comportamenti sociali del suo tempo, ed anche quella figura di poeta-legislatore che fonde poesia e politica, le quali sono attività pedagogiche. Non a caso, Werner Jaeger sosteneva che "il legislatore, secondo la concezione greca, è sotto un certo aspetto più affine al poeta [...]: è la loro funzione pedagogica che li accomuna".
 

Pierino Gallo è nato e vive in Calabria. Nella sua attività di studioso di letterature straniere e traduttologia, si è interessato in gran parte dello scrittore francese François-René de Chateaubriand. Ha pubblicato articoli sulla triplice natura panica nell'Alcyone dannunziano ed è risultato vincitore di numerosi premi di poesia (segnalazione speciale della redazione di '"Noi Magazine" - Gazzetta del Sud).  Altri articoli su Giovanni Pascoli, Giacomo Leopardi ed Eugenio Montale sono apparsi su periodici di settore. Alcune sue poesie sono state pubblicate nella rivista di scritture critiche "Lettere Meridiane", che ospita altresì uno studio sulla importanza antropologica di canti e versi nel fenomeno migratorio calabrese. Di rilevante interesse i contributi alle riviste "Capoverso", "Fiacre n. 9", e "Cahiers d'Histoire des Littératures Romanes" (Università di Heidelberg - Germania). Attualmente è dottorando in "Testi e linguaggi nelle letterature dell'Europa e delle Americhe" presso l'Università degli Studi di Salerno. È membro della "Société Internationale Chateaubriand" e dell'Associazione Culturale "Musagete".

 

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INVITO ALLA LETTURA
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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A "PAGINE CORSARE"
DA OTTOBRE 1998









 


Pasolini tra Pascoli e Baudelaire. Intertestualità e influenze ne "Le ceneri di Gramsci", di Pierino Gallo

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