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"Pagine
corsare"
La
Roma di Pasolini
Monteverde
a cura di Angela Molteni
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Monteverde
e Donna Olimpia, oggi
Nella
foto, Pasolini nel campo sterrato che circondava le case di Donna Olimpia.
Piazza Donna Olimpia è
molto cambiata da quegli anni '50, così come sono cambiati i ragazzi.
Non ci sono più i prati, la marana, quel lago che si formava al
centro della piazza quando pioveva. La via, che era allora un sentiero
di terra battuta tra i campi, sale ora costeggiata da immensi palazzoni.
Non c’è più
la Ferro Beton, la mitica fabbrica dei Ragazzi di vita. Negli anni
‘70, nell’area del campetto, fu costruita una scuola in cui sarebbe cresciuta
una nuova generazione di giovani.
Il Municipio Roma XVI aveva
rappresentato qualche anno fa, nell’edificio della scuola Franceschi, uno
spettacolo sui ragazzi di Pasolini recitato dagli adolescenti che oggi
abitano negli stessi luoghi.
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Silvio
Parrello e "Lo scrittoio"
Dei sei protagonisti del
romanzo solo un ragazzo ha letto il libro per intero, Silvio Parrello.
L’incontro con Pasolini ha cambiato la sua vita. L’imbianchino di allora,
che adesso fa il pittore e scrive poesie, in un locale in via Ozanam ha
organizzato un centro culturale, “Lo scrittoio”, dove assieme ad un gruppo
di amici vigila sulla memoria di Pasolini, l’uomo che loro, adolescenti,
conobbero e che aveva saputo dare forma poetica a quel mondo di emarginati.
“Lo scrittoio” è
un luogo magico dove la figura di Pasolini aleggia indisturbata, circondata
dai quadri di Parrello e dai suoi famosi omini volanti che una forza
centrifuga fa girare vorticosamente. Nella bottega di Parrello si riuniscono
spesso persone che Pasolini lo hanno conosciuto bene e che, a chiunque
si trovi a passare di lì, raccontano senza retorica e inutili mistificazioni
quegli episodi della loro vita trascorsi accanto al grande poeta friulano.
“Lo scrittoio” è il punto di incontro di alcuni dei Ragazzi di vita
di allora, quelli che con Pasolini giocavano a pallone nei prati zellosi
in cambio di cinquecento lire, ma anche di personaggi più noti.
Proprio a Donna Olimpia Parrello
conobbe Pasolini, il quale in quel popolare quartiere trovò le sue
prime ispirazioni, durante l’infernale dopoguerra. In quel periodo triste
per l’Italia, mentre molti ragazzi, come lui affamati di pane, si avviavano
verso avventure non sempre pulite, nacque fra i due una simpatica amicizia.
La gigantesca figura di Pasolini aiutò non poco la già fertile
fantasia di Parrello ad intuire nuove vie di comunicazione. Egli cominciò
a scrivere piccoli appunti a tratti poetici, poi atti d’accusa contro un
mondo vile, malato di protagonismo, arrogante contro i più deboli.
Ispirate dagli incontri con
Pasolini nascono circa cinquanta poesie in forma di ballata dove Parrello,
come un menestrello, dipinge il quartiere teatro dei fatti narrati in Ragazzi
di vita, racconta di episodi inediti che hanno visto protagonista il
poeta friulano, trascrive con i caratteri della favola i suoi sogni e le
verità raccolte per la strada come un cronista.
Intervistato dagli studenti
che hanno collaborato alla stesura del libro Pier Paolo Pasolini a Monteverde,
Silvio Parrello ha detto, tra l'altro, ricordando gli anni di Pasolini
a Donna Olimpia:
«Durante
gli anni ‘50 se qualcuno fosse voluto andare a Donna Olimpia col taxi,
sarebbe stato scaricato a Ponte Bianco, in quanto i quartieri erano visti
come sette. Anche noi andavamo in giro a gruppi, visto che c’era gran competizione
tra noi e i ragazzi che abitavano dalla parte di Monteverde verso via Vidaschi,
con i quali, a volte, facevamo a sassaiole. Quindi entrare nel quartiere
non era poi così facile.
Quando Pasolini arrivò
a Roma nel 1950 con la madre, la sua prima abitazione era nei pressi della
sinagoga ebraica; cominciò a frequentare Monteverde grazie ad Alvaro
Muratori detto Er Traballa, più volte citato in Ragazzi di vita.
Muratori aveva una banda, detta la banda der Traballa, insieme al
Riccetto con il quale, nella notte di Pasqua di uno di quegli anni, rubarono
in chiesa 12 abbacchi...
Nel 1954 Pasolini va ad abitare
a via Fonteiana e comincia a frequentare il campetto di calcio che stava
dove ora c’è la scuola media “Fabrizio De Andrè”; avere il
pallone a quell’epoca voleva dire avere un po’ di soldi, e Pasolini, a
chi lo portava, regalava 500 lire.
Le
sue passioni erano il calcio e la boxe: infatti molte volte faceva a botte
con alcuni ragazzi. […] Quando viene pubblicato
Ragazzi di vita,
la massa [dei ragazzi] non è interessata anche se i più grandi
inizialmente si risentirono; il tutto però fu un fuoco di paglia,
in quanto in breve tempo tornò tutto alla normalità. Il romanzo,
che rispecchia pienamente i problemi del quartiere a quel tempo, ha come
protagonisti noi ragazzi di Donna Olimpia, Alvaro, Riccetto, Pecetto (io),
Zambuia... […] Quando [Pasolini] si trasferisce in via Giacinto Carini
comincia a frequentare altre persone, anche se rimane attaccato ai suoi
amici e alla zona di Donna Olimpia. Ogni tanto tornava a trovarci con la
sua FIAT 600 che gli aveva regalato Fellini, dove nei tasconi interni metteva
sempre qualche moneta spiccia; quando parcheggiava, lasciava gli sportelli
aperti perché noi ragazzi potessimo andare a prenderle. […]»
Foto: sopra a destra,
Silvio Parrello nel suo studio "Lo Scrittoio" a via Ozanam. Si intravvedono,
all'interno, alcuni suoi dipinti, foto e articoli di giornale su Pasolini.
Al centro, sopra la porta, vi è una targa su cui è scritto:
IN QUESTO QUARTIERE NACQUE IL FAMOSO ROMANZO "RAGAZZI DI VITA" DI PIER
PAOLO PASOLINI "CITTADINO DI MONTEVERDE". A sinistra, un dipinto di Silvio
Parrello: quel 2 novembre 1975 all'Idroscalo vi sono più persone
ad accanirsi sul corpo di Pasolini: unica testimone, la luna.
Le poesie di Silvio Parrello
raccontano quegli anni indimenticabili; sono poesie appassionate che l'autore
recita con un tono da cantastorie siciliano e la tragedia di Pasolini si
materializza in quel luogo e attraverso quei versi con una sconcertante
e drammatica attualità. Qui di seguito ne riportiamo alcune.
Pier Paolo Pasolini e i
ragazzi di vita
Andavamo giù ai
piloni
noi ragazzi di vita
con Pier Paolo Pasolini
a farci una nuotata.
Passando dai grottoni
la ferrovia la scarpata
attraverso i capannoni
e gli orti di insalata.
Oggi lì, viale
Marconi
quel tempo coltivata
nella riva tra i barconi
passavamo la giornata.
Si parlava di milioni
di una vita fortunata
con le toppe ai pantaloni
nel pane la frittata.
Un mondo di illusioni
di gente emarginata
poveri accattoni
di quella Italia disastrata.
Dai lutti e distruzioni
per la guerra sopportata
con le prime costruzioni
che poi l’hanno trasformata.
Commemorando P.P. Pasolini
Grigio il cielo di Fiumara
il sole non traspare
ferma giù la petroliera
il greggio a scaricare.
È novembre si
fa sera
noi qui a ricordare
di fronte la scogliera
con le onde a spumeggiare.
Prende il largo la lampara
e un aereo su passare
la luna come allora
ritorna a illuminare.
L'emozione è forte
ancora
ci continua a toccare
dorme già la capinera
e la notte scende a mare.
P.P. Pasolini a Donna Olimpia
Il suo amico attore
che gli abitava accanto
gli insegnò a
guidare
la sua nuova "seicento".
In questo quartiere
che sembrava un dipinto
dove il poeta e scrittore
da Ciampino era giunto.
Lo cominciò a
frequentare
ne fu subito avvinto
iniziando a narrare
il suo famoso racconto.
Noi qui a ricordare
quel lontano frammento
un pensiero d'amore
a quel grande talento
che fece sognare
noi ragazzi in fermento
mentre lui a segnare
la storia e il momento.
[Silvio Parrello, Fantasia
e realtà.
Poesie per Pasolini,
Edizoni d'arte A.M.,
Roma 2000]
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Dal 1956 al 1963 Pasolini,
la madre Susanna e la giovane cugina Graziella abiterranno nel quartiere
di Monteverde Vecchio, in un appartamento al numero 45 di via Giacinto
Carini. Nella stessa palazzina abitava con la famiglia anche il poeta Attilio
Bertolucci.
Le immagini della bellezza
di Monteverde Vecchio, l’atmosfera solare, quegli squarci luminosi aperti
verso il mare, nei versi delle sue poesie sono una dichiarazione d’amore,
la proiezione ora di un provvisorio, benefico stato dell’animo, ora di
un desolato, oscuro senso di solitudine. |
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Pasolini
prosegue la sua maturazione artistica. Una vita violenta ha avuto
buone critiche ma anche attacchi durissimi. Adesso però si sente
pronto per fare il grande passo: il cinema. Scrive il soggetto di Accattone
(da alcuni anni frequenta Sergio e Franco Citti) e decide di girarlo con
aiuto regista Bernardo, il giovane figlio del poeta Attilio Bertolucci.
E ancora nel '62 gira Mamma Roma, con il ritorno sul grande schermo
di Anna Magnani. Infine, siamo nel '63, uscirà il bellissimo La
ricotta per Ro.Go.Pa.G, un film a episodi. Saranno questi anni
di lunghi viaggi all'estero: in Africa, in Asia, in Medio Oriente, spesso
in compagnia di Alberto Moravia e di Elsa Morante.
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Sergio e Franco Ctti
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Così, di notte, appare
Monteverde a Pasolini che percorre la strada che da Testaccio conduce a
via Carini.
Le ceneri di Gramsci
[…]
il nero
fondale, oltre il fiume,
che Monteverde
ammassa o sfuma invisibile
sul cielo.
Diademi di lumi che si
perdono,
smaglianti, e freddi
di tristezza
quasi marina... Manca
poco alla cena;
[…]
Ma a poca distanza, minacciosi,
avanzano i cantieri, le scavatrici, i martelli, gli sterri...
Il pianto della scavatrice
[...] E ora rincaso, ricco
di quegli anni
così nuovi che
non avrei mai pensato
di saperli vecchi in
un’anima
a essi lontana, come a
ogni passato.
Salgo i viali del Gianicolo,
fermo
da un bivio liberty a
un largo alberato,
a un troncone di mura
- ormai al termine
della città sull’ondulata
pianura
che si apre sul mare.
E mi rigermina
nell’anima - inerte e
scura
come la notte abbandonata
al profumo -
una semenza ormai troppo
matura
Pier Paolo Pasolini a
Monteverde
per dare ancora frutto,
nel cumulo
di una vita tornata stanca
e acerba...
Ecco Villa Pamphili,
e nel lume
che tranquillo riverbera
sui nuovi muri, la via
dove abito.
Presso la mia casa, su
un’erba
ridotta a un’oscura bava,
una traccia sulle voragini
scavate
di fresco, nel tufo -
caduta ogni rabbia
di distruzione - rampa
contro radi palazzi
e pezzi di cielo, inanimata,
una scavatrice...
Che pena m’invade, davanti
a questi attrezzi
supini, sparsi qua e
là nel fango,
davanti a questo canovaccio
rosso
che pende a un cavalletto,
nell’angolo
dove la notte sembra
più triste?
Perché, a questa
spenta tinta di sangue,
la mia coscienza così
ciecamente resiste,
si nasconde, quasi per
un ossesso
rimorso che tutta, nel
fondo, la contrista?
Perché dentro in
me è lo stesso senso
di giornate per sempre
inadempite
che è nel morto
firmamento
in cui sbianca questa
scavatrice?
Mi spoglio in una delle
mille stanze
dove a via Fonteiana
si dorme.
Su tutto puoi scavare,
tempo: speranze
passioni. Ma non su queste
forme
pure della vita [...]
La scavatrice è
il simbolo di un nuovo mondo che spietatamente avanza, distrugge quei paesaggi
del sentimento e dell’affetto, annulla l’identità più vera
delle periferie e delle borgate dove vivono i sottoproletari romani.
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Pier Paolo Pasolini
al lavoro nel suo studio in via Carini
GLI
AMICI POETI DI MONTEVERDE
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