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"Pagine
corsare"
Narrativa
Abbiamo perso un poeta...
[Profezia,
di Pier Paolo Pasolini, da Alì dagli occhi azzurri]
Diana Lanternari
Liceo Ginnasio Statale
Virgilio, Roma
VIRGILIO WEB GIORNALE
AUTOGESTITO DA INSEGNANTI E STUDENTI.
“Abbiamo perso prima
di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tantissimi nel mondo…ne nascono
tre o quattro soltanto dentro un secolo; quando sarà finito questo
secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno, come poeta.
Il poeta dovrebbe essere sacro!”
Questo
gridava Alberto Moravia all'indomani dalla morte di Pier Paolo Pasolini,
questo possiamo ripetere oggi, dopo che il XX secolo è ormai finito,
noi, ancora più di allora sbalorditi dagli eventi del mondo. E tra
tutti i poeti quello più di tutti degno di questo nome è
senz’altro il poeta civile. E Pasolini era un poeta civile, come lo era
Pascoli, che peraltro era anche il teorico del “fanciullino”. Quale relazione
c’è fra queste definizioni? Si usa denominare il poeta anche vate.
E, guarda un po’…, vate sta anche a significare
indovino;
Omero, il grande mitico poeta greco, è cieco; perché cieco?
Perché non vede quello che gli altri vedono, ma vede quello che
gli altri non vedono, esattamente come l’indovino, e lo vede dentro di
sé (poeta veggente), oppure lo vede fuori di sé, ne trae
il senso dall’ispirazione divina (poeta-vate). E ciò che vede, come
il fanciullino pascoliano, lo comunica agli altri, al mondo intero, a coloro
che, non essendo poeti, e avendo gli occhi bendati, non riescono a vederlo.
I giornali sono pieni di
notizie su arrivi di stranieri irregolari su vecchie barche, e degli incidenti
mortali e dei naufraghi che segnano questo doloroso percorso di tante persone
che cercano di approdare nel nostro paese. Sono quasi tutti rifugiati,
non clandestini, persone che richiedono asilo e che vengono dalle guerre
in corso, dalle guerre che non finiscono mai, dai finti trattati di pace.
È umiliante per il nostro paese che ci siano dei settori della politica
del “palazzo” che seminano diffidenza e paura su queste vittime degli aspetti
perversi dell’attuale situazione internazionale.
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1902, Emigranti
italiani
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Riportiamo su questo tema
i versi di Pier Paolo Pasolini dalla poesia Profezia
(1964), una poesia del 1964 che racchiude il senso di tutte le attuali
vicende del mondo con valore profetico, sicurezza, lucidità. È
incredibile come con quaranta anni di anticipo egli abbia “visto” tutti
questi “Alì dagli occhi azzurri…scendere da Algeri, su navi a vela
e a remi…sbarcare a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici,
e di camicie americane… ”
Sono gli omologhi di quei
ragazzi di borgata che lui conosceva e frequentava, sono i “figli dei poveri”
dei nostri tempi, essi si identificano con quel proletariato in cui egli
aveva creduto ma di cui già intravedeva la fine poco prima di morire,
nelle stolte ambizioni borghesi, nella protesta studentesca del ’68, quando
lui era “dalla parte dei poliziotti, …perché loro sono figli dei
poveri”, come questi emigranti che approdano oggi alle nostre terre “ che
credettero in un Dio servo di Dio, che ballarono alle guerre borghesi,
che cantarono ai massacri dei re ”. Lui ha “visto” nei proletari di allora
gli extracomunitari di oggi, che come i ribelli e i terroristi “usciranno
di sotto la terra per uccidere – usciranno dal fondo del mare per aggredire
– scenderanno dall’alto del cielo per derubare”. Sono gli zingarelli che
ci scippano sull’autobus, quei “bambini…sulle triremi rubate ai porti coloniali”
che “prima di giungere a New York per insegnare come si è fratelli
distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporranno il germe della Storia
Antica”.
E così con il loro
arrivo, con la loro rischiosa fuga dai loro lontani paesi, vanificheranno,
senza colpa, gli ultimi barlumi di quella Cultura che in passato ci ha
fatto sentire grandi, ma che oggi sembra ormai davvero morta per sempre,
uccisa dalla follia che già Pasolini, con la sua potenza visionaria,
aveva denunciato nel suo teatro, nel suo cinema, nelle sue poesie, nei
suoi scritti, in tutti i momenti della sua vita, la cui fine è stata
una ulteriore conferma del suo potere profetico.
* * *
Profezia
da Alì dagli
occhi azzurri
Da Alì dagli
occhi azzurri, Garzanti, Milano 1996, pp. 488-493, 515-516.
A Jean-Paul
Sartre, che mi ha raccontato
la storia di Alì
dagli Occhi Azzurri
............................Era
nel mondo un figlio
............................e
un giorno andò in Calabria:
............................era
estate, ed erano
............................vuote
le casupole,
............................nuove,
a pandizucchero,
............................da
fiabe di fate color
............................della
fame. Vuote.
Come porcili senza porci,
nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza
acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per
bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
............................scuoteva
paglia nera
............................come
nei sogni profetici:
............................e
la luna color della fame
............................coltivava
terreni
............................che
mai l’estate amò.
............................Ed
era nei tempi del figlio
............................che
questo amore poteva
............................cominciare,
e non cominciò.
............................Il
figlio aveva degli occhi
............................di
paglia bruciata, occhi
............................senza
paura, e vide tutto
............................ciò
che era male: nulla
............................sapeva
dell’agricoltura,
............................delle
riforme, della lotta
............................sindacale,
degli Enti Benefattori,
............................lui
- ma aveva quegli occhi.
............................Ogni
oscuro contadino
............................aveva
abbandonato
............................quelle
sue casupole nuove
............................come
porcili senza porci,
............................su
radure color della fame,
............................sotto
montagnole rotonde
............................in
vista dello Jonio profetico.
............................Tre
millenni passarono
non tre secoli, non tre
anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci.
Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario?
Non lo vedi come questi qui ti venerano?
............................Quasi
come un padrone.
............................Ti
porterebbero su
............................dalla
loro antica regione,
............................frutti
e animali, i loro
............................feticci
oscuri, a deporli
............................con
l’orgoglio del rito
............................nelle
tue stanzette novecento,
............................tra
frigorifero e televisione,
............................attratti
dalla tua divinità,
............................Tu,
delle Commissioni Interne,
............................tu
della CGIL, Divinità
alleata,
............................nel
sicuro sole del Nord.
............................Nella
loro Terra di razze
............................diverse,
la luna coltiva
............................una
campagna che tu
............................gli
hai procurata inutilmente.
............................Nella
loro Terra di Bestie
............................Famigliari,
la luna
............................è
maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente.
Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia
corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò
che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride
............................è
perchè la speranza per lui
............................non
fu luce ma razionalità.
............................E
la luce del sentimento
............................dell’Africa,
che d’improvviso
............................spazza
le Calabrie, sia un segno
............................senza
significato, valevole
............................per
i tempi futuri! Ecco:
............................tu
smetterai di lottare
............................per
il salario e armerai
............................la
mano dei Calabresi.
............................Alì
dagli Occhi Azzurri
............................uno
dei tanti figli di figli,
............................scenderà
da Algeri, su navi
............................a
vela e a remi. Saranno
............................con
lui migliaia di uomini
............................coi
corpicini e gli occhi
............................di
poveri cani dei padri
sulle barche varate nei
Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio,
nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli
asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
............................Sbarcheranno
a Crotone o a Palmi,
............................a
milioni, vestiti di stracci
............................asiatici,
e di camicie americane.
............................Subito
i Calabresi diranno,
............................come
da malandrini a malandrini:
............................«Ecco
i vecchi fratelli,
............................coi
figli e il pane e formaggio!»
............................Da
Crotone o Palmi saliranno
............................a
Napoli, e da lì a Barcellona,
............................a
Salonicco e a Marsiglia,
............................nelle
Città della Malavita.
............................Anime
e angeli, topi e pidocchi,
............................col
germe della Storia Antica
............................voleranno
davanti alle willaye.
............................Essi
sempre umili
............................Essi
sempre deboli
............................essi
sempre timidi
............................essi
sempre infimi
............................essi
sempre colpevoli
............................essi
sempre sudditi
............................essi
sempre piccoli,
essi che non vollero mai
sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini
sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che
vissero come pazzi in mezzo al cielo,
............................essi
che si costruirono
............................leggi
fuori dalla legge,
............................essi
che si adattarono
............................a
un mondo sotto il mondo
............................essi
che credettero
............................in
un Dio servo di Dio,
............................essi
che cantavano
............................ai
massacri dei re,
............................essi
che ballavano
............................alle
guerre borghesi,
............................essi
che pregavano
............................alle
lotte operaie...
............................…
deponendo l’onestà
............................delle
religioni contadine,
............................dimenticando
l’onore
............................della
malavita,
............................tradendo
il candore
............................dei
popoli barbari,
............................dietro
ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno
da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del
mare per aggredire - scenderanno
dall’alto del cielo per
derubare - e prima di giungere a Parigi
............................per
insegnare la gioia di vivere,
............................prima
di giungere a Londra
............................per
insegnare a essere liberi,
............................prima
di giungere a New York,
............................per
insegnare come si è fratelli
............................-
distruggeranno Roma
............................e
sulle sue rovine
............................deporranno
il germe
............................della
Storia Antica.
............................Poi
col Papa e ogni sacramento
............................andranno
su come zingari
............................verso
nord-ovest
............................con
le bandiere rosse
............................di
Trotzky al vento...
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Avvertenza (p: 515)
Fatti e personaggi di questo
libro sono puramente immaginari ecc. ecc. Qualsiasi riferimento a fatti
e personaggi reali è puramente casuale ecc. ecc.
[…]
Ringrazio anche Ninetto
Davoli, per i suoi contributi linguistici involontari e soprattutto per
la sua allegria:
Ed ecco che entra nella platea
un ossesso, con gli occhi dolci
e ridarelli,
vestito come i Beatles.
Mentre grandi pensieri e
grandi azioni
sono implicati nel rapporto
di questi ricchi con lo spettacolo,
fatto anche per lui, egli
col suo dito magro di cavallino delle giostre,
scrive il suo nome «Ninetto»,
nel velluto dello schienale
(sotto una piccola nuca orecchiuta
contenente le norme del
comportamento e l’idea della borghesia libera).
Ninetto è un messaggero,
e vincendo (con un riso
di zucchero
che gli sfolgora da tutto
l’essere, come in un mussulmano o un indù)
la timidezza,
si presenta come in un areopago
a parlare dei Persiani.
I Persiani, dice, si ammassano
alle frontiere.
Ma milioni e milioni di
essi sono già pacificamente. immigrati,
sono qui, al capolinea del
12, del 13, del 409, dei tranvetti
della Stefer. Che bei Persiani!
Dio li ha appena sbozzati,
in gioventù,
come i mussulmani o gli
indù:
hanno i lineamenti corti
degli animali,
gli zigomi duri, i nasetti
schiacciati o all’insù,
le ciglia lunghe lunghe,
i capelli riccetti.
Il loro capo si chiama:
Alì dagli Occhi Azzurri.
(1965)
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