La narrativa - Sommario

Pier Paolo Pasolini
La narrativa

Ragazzi di vita
1955, processo a Ragazzi di vita.
Il contesto storico



Kruscev già domina la scena internazionale (è l'anno della clamorosa autocritica dei sovietici nei confronti della Jugoslavia). 

In Italia è stato eletto alla presidenza della repubblica Gronchi, che apre nuove speranze nel paese con un discorso memorabile, mentre le sinistre premono perché vengano liquidati i governi della guerra fredda (rappresentati in quel momento da Scelba, che ricopre insieme la carica di presidente del Consiglio e ministro degli Interni). Il dibattito nel paese (e all'interno della Dc) è particolarmente intenso. Gronchi non accetterà le dimissioni di Scelba, obbligandolo ad affrontare la crisi davanti al parlamento. 

Ma i governi che seguono (fino a quello Tambroni che, sostenuto dai fascisti, cadrà con un grande tributo di sangue nel '60) hanno come scopo di frenare le spinte democratiche che vogliono la fine dei governi quadripartiti sorti durante la guerra fredda in funzione anticomunista. Si sta infatti profilando la marcia dei socialisti verso il governo, vista da quasi tutta la stampa come un preliminare della boscevizzazione del paese. 

In questo contesto avviene l'azione giudiziaria contro Ragazzi di vita promossa dalla presidenza del Consiglio del governo Segni, succeduto a Scelba.

Si tratta di iniziative che partono dalle fasce più arretrate del potere democristiano e che individuano in Pasolini un possibile esempio da indicare allo sdegno comune di quale arte oscena si appresterebbe a far nascere un paese che andasse a sinistra e rinunciasse a governanti seri, rigorosi, capaci di tutelare la morale pubblica...

Il 21 luglio del 1955 la presidenza del Consiglio dei ministri invia alla procura della repubblica, ufficio stampa di Milano, la seguente segnalazione:

    "Per gli eventuali procedimenti di competenza, si segnala l'acclusa pubblicazione Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, editore Aldo Garzanti, Milano. Nella pubblicazione si riscontra carattere pornografico. Il capo del servizio." 
Da questa nota prende l'avvio il primo processo subito da Pier Paolo Pasolini per la sua produzione artistica. Il libro era stato pubblicato nell'aprile 1955 e una copia, secondo l'obbligo di legge, era stata inviata alla presidenza del Consiglio. 



Processo a Ragazzi di vita

Deposizione di Pasolini del 4 luglio 1956
Pier Paolo Pasolini: Io non ho inteso fare un romanzo nel senso classico della parola, ho voluto soltanto scrivere un libro. Il libro è una testimonianza della vita da me vissuta per due anni in un rione a Roma. Ho voluto fare un documentario. La parlata in dialetto romanesco riportata nel romanzo è stata un'esigenza stilistica. Quando antropomorfizzo la cagna ho voluto dire che molte volte i ragazzi purtroppo conducono la vita come animali. Nel titolo Ragazzi di vita ho inteso dire ragazzi di malavita. Nel descrivere i tre ragazzi che fanno il bisogno materiale ho voluto richiamare quel pretesto che ogni ragazzo sorpreso a rubare negli orti mette in ballo, e cioè era andato solo per un bisogno. Nei dialoghi riportati ragiono con la stessa mentalità dei ragazzi che sono i protagonisti del romanzo; anche nei discorsi indiretti, pur essendo io a parlare, cerco di pensare con la mentalità dei ragazzi e riporto in modo indiretto le battute dei ragazzi. Intendevo proprio presentare con perfetto verismo una delle zone più desolate di Roma.

Dichiarazione scritta di Giuseppe Ungaretti ai giudici



Ho letto Ragazzi di vita, e stimo sia uno dei migliori libri di prosa narrativa apparsi in questi anni in Italia. Questa mia convinzione l'ho dimostrata sostenendo il romanzo prima per il Premio Strega, poi per il Premio Viareggio, promuovendo da parte di Letture Critiche, società che presiedo, un pubblico dibattito sul romanzo stesso. La discussione, diretta dal prof. Schiaffini, si concluse con la generale ammissione che si trattava di un libro casto.

Le parole messe in bocca a quei ragazzi, sono le parole che sono soliti a usare e sarebbe stato, mi pare, offendere la verità, farli parlare come cicisbei. D'altra parte è libero compito del romanziere rappresentare la realtà com'è. Non si può chiedere a uno scrittore che abbia coscienza dei suoi doveri di fare come lo struzzo o peggio di fare l'ipocrita davanti a piaghe sociali tanto più esigenti una denunzia in quanto sono ragazzi e bimbi ad esserne le vittime più gravemente colpite. 

Pasolini non solo ha sentito con raro impeto dell'animo questo dovere, ma ha anche avuto il merito di sollevare sempre la sua narrazione ad un alto grado di poesia. 

Pier Paolo Pasolini è lo scrittore più dotato che oggi possediamo in Italia. Ogni sua attività: romanzo, critica, erudizione, poesia, è prova di un impegno estremamente serio ed offre risultati che onorerebbero chiunque. 

Da AA.VV., Cronaca giudiziaria: persecuzione e morte, Garzanti, Milano.

 


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