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"Pagine corsare"
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Terrorismo, gli ex di tutto
In Petrolio di P.P. Pasolini: "... che tutto continui come prima..."
di Antonino D'Anna
http://canali.libero.it/affaritaliani/
Strage alla Stazione di Bologna - 2 agosto 1980

Bologna, 2 agosto 1980 
Un'immagine racconta una storia, spesso più di tante parole. E crea una polemica che però passa sotto silenzio: stiamo parlando di quella nata sulle pagine di Dagospia, il sito di Roberto D'Agostino. Dove, qualche giorno fa, il paparazzo Umberto Pizzi ha fotografato dopo trent'anni ex br ed ex Nar in un ricongiungimento incredibile. Nessuno avrebbe mai potuto vedere insieme Adriana Faranda e Francesca Mambro, Valerio Morucci e Giusva Fioravanti. Il tutto durante la presentazione del libro di Andrea Colombo, giornalista del Manifesto, "Storia nera". 

Il libro tratta della strage di Bologna e sostiene che Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, pluricondannati, sono innocenti. Pizzi fa il suo reportage e si lascia scappare un commento: "In Italia, tutto finisce a tarallucci e vino. Ma non è stato un bello spettacolo vedere i superstiti delle lotte armate che parlavano amabilmente di stragi e misteri. I familiari dei caduti del terrorismo non ringraziano". 

Tra i presenti anche Anna Maria Cossiga figlia del presidente emerito Francesco, ministro dell’Interno al tempo del rapimento di Aldo Moro, presidente del Consiglio al tempo della strage di Bologna. La Mambro, sempre su Dagospia, interviene rivendicando il diritto di incontrare "vecchi nemici per capire e condannare meglio". 

Poteva succedere una cosa simile? Assistere ad un incontro in cui la Faranda appare sorridente insieme alla Mambro? Il carcere è anche "pagare" e una volta che hai "pagato" sei a posto. Qui non si tratta di invocare misure più o meno restrittive verso ex terroristi rossi e neri, è un problema giuridico o forse - soprattutto? - morale di tanti giudici che hanno concesso benefici, sconti e quant'altro sulla base delle leggi votate dai politici hanno permesso in tutti questi anni. Mentre fuori le polemiche sono state accantonate: dieci anni fa, nel chiudere la prima puntata di "Anima Mia", lo show dedicato agli anni '70, Fabio Fazio sottolineò con dispiacere l'assenza di Adriano Sofri, in carcere a Pisa. Qualcuno, il giorno dopo, gli fece osservare con dispiacere quella del commissario Luigi Calabresi, al momento all'altro mondo. 

La strage di via Fani 
Oggi invece una bella riunione di ex nemici con volti distesi e sorridenti sembra chiudere quegli anni tremendi e nessuno dice nulla. Doveva andare proprio così? Qualuno ha mai spiegato alla signora Leonardi, vedova del maresciallo capo della scorta di Aldo Moro, perché la Fiat 130 blindata promessa alla fine del 1977 non era stata ancora consegnata? Qualcun altro ha ascoltato il dolore di Torreggiani? E di tutti i feriti, gambizzati in nome del "colpirne uno per educarne cento", i morti dell'Italicus, Piazza della Loggia, Piazza Fontana, Bologna? 
 

Pier Paolo Pasolini 
Lasciamo ad altri questa risposta, prima di tutto alle coscienze di chi ha commesso certe cose. Però ci sono delle parole inquietanti utili come epitaffio, scritte da un morto che forse aveva previsto tutto. Si chiama Pier Paolo Pasolini, assassinato una notte di novembre del 1975. Che nel suo romanzo incompiuto Petrolio immagina un attentato alla stazione di Torino molto - troppo? - somigliante a quello di Bologna. E che così conclude la traccia del suo romanzo, scritta nella primavera o estate del 1972: 

"Un angelo mandato dal Dio di A sconosciuto a tutti, giunge nel palazzo del Petrolio, durante una seduta a cui è presente anche il Ministro delle Partecipazioni statali (nella sala ci sono B, il protagonista, e un gruppo di fascisti, ndr)... Tutto procede a gonfie vele, malgrado la loro tragedia. L’angelo li guarisce. B ritorna un uomo e i fascisti degli esseri umani. Adesso che sono guariti, devono decidere cosa fare. Decidono che tutto continui come prima". 
Come se nulla fosse accaduto.
 
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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Terrorismo, gli ex di tutto, di Antonino D'Anna

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