"Pagine
corsare"
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Casarsa. Casa museo
di Pasolini: l'inaugurazione beffa
Via mobili e manoscritti
- Apertura forse a fine 2008, a 14 anni dall'acquisizione - I politici
dimissionari anticipano il vernissage - L'edificio in cui il poeta visse
tra il 1943 e il '49 è stato restaurato. Niente targhe né
brochure, nessuna traccia di documenti e cimeli
di Fabrizio Peronaci
Corriere
della Sera, 25 febbraio 2008
Con una breve intervista a Nico Naldini
C'erano
lo spumante, le tartine e il frico, tipico piatto friulano. Il sindaco
con la fascia tricolore e la stampa locale al gran completo: pareti imbiancate,
infissi nuovi, cortile rifatto. A Casarsa della Delizia, il «vecchio
borgo intronato dal suono senza tempo della campana», entrato nella
storia per aver visto crescere Pier Paolo Pasolini, ieri mattina è
stata festa grande: a 32 anni dalla morte, è stata inaugurata, in
quella che fu l'abitazione dell'amata madre Susanna, la casa-museo Pasolini.
Un'iniziativa lodevole, molto attesa dai cultori della stagione «friulana»
di Pier Paolo. Se non fosse per un particolare: tutte le sale, eccetto
una in cui è stata allestita una mostra fotografica provvisoria,
erano vuote. Non un manoscritto, non una bacheca, non un mobile, non un
cimelio. E neanche una targa, una brochure. I convenuti - politici in testa
- hanno alzato i calici in un ambiente surreale: un edificio a tre piani
ristrutturato e tinteggiato, ma desolatamente sgombro. Per l'apertura definitiva
bisognerà attendere la fine dell'anno.
Potenza della politica. L'inaugurazione
«anticipata», così come anticipato è stato lo
scioglimento delle Camere, è stata voluta dal principale sponsor
della casa-museo: il presidente della Provincia di Pordenone ed ex giocatore
di rugby di serie A, Elio De Anna (Forza Italia), che si è appena
dimesso per candidarsi alle elezioni regionali, ma per nulla al mondo avrebbe
rinunciato alla sua mattinata di gloria.
Una beffa postuma, per il
grande poeta e cineasta. Degna di uno scritto «corsaro » sull'italica
sindrome di tagliare nastri a spron battuto. Tanto più che, dagli
anni '90, questa è la quarta o quinta inaugurazione. Il più
recente lotto di lavori ha aggiunto due ali al corpo centrale della palazzina
dove la famiglia Pasolini visse tra il 1943 e il '49, fino alla fuga di
Pier Paolo a Roma in seguito alle accuse di omosessualità e all'espulsione
dal Pci per «indegnità morale».
Lui,
De Anna, naturalmente la vede in modo diverso. Anche se una precauzione,
annusando le critiche, l'ha presa: «Non è stata un'inaugurazione
in senso stretto, tant'è vero che non ho tagliato nessun nastro.
La cerimonia ha celebrato la conclusione del percorso edilizio. Ora parte
l'altro compito: quello di riempire di contenuti culturali queste mura
preziose». Già, ma allora quanti ulteriori vernissage attendono
la casetta di Casarsa? Almeno tre, pare di capire, man mano che gli addetti
svuoteranno il solaio dove adesso è accatastato il mobilio del poeta
e le casseforti con i numerosi manoscritti. Entro aprile dovrebbero essere
allestiti l'archivio-biblioteca e un ufficio per l'accoglienza. Entro luglio
sarà invece completata la parte museale, con i documenti dell'Academiuta
di lenga furlana, le edizioni dello Stroligut, i Quaderni rossi,
le Poesie a Casarsa, lettere e manifesti politici, nonché
alcuni dipinti e disegni di Pier Paolo. «Tutto materiale - spiega
il direttore del Centro studi, Gian Mario Villalta - grazie al quale potremo
testimoniare compiutamente la prima fase friulana, in poesia e prosa: quella
in cui Pasolini riconosce se stesso e pone le fondamenta della sua poetica».
D'accordo, ma quando il pubblico potrà fruire di tutto ciò?
L'aula multimediale, gli spazi per seminari aperte alla scolaresche, la
camera da letto e lo studiolo di Pier Paolo saranno terminati, salvo intoppi,
a fine 2008. A 14 anni di distanza dall'acquisizione della casa-museo e
7, 8, forse 10 inaugurazioni dopo...
* * *
Il cugino-biografo Nico
Naldini:
«È l'ennesima
passerella: è tutto chiuso in cassaforte»
Nico Naldini, lo sa che hanno
inaugurato la casa-museo di Pasolini?
«Davvero? Ma è
l'ennesima volta! In tutti questi anni non so quante inaugurazioni abbiamo,
anzi, mi scusi, hanno organizzato. Tutto ciò serve solo a fare un
bel banchetto e a favorire la carriera di qualche politico».
Ma lei, in quanto cugino
e biografo di Pier Paolo, nonché ex proprietario della casa di Casarsa
in cui hanno vissuto sua madre Enrichetta e sua zia Susanna, non era stato
invitato?
«Macché, e
a quel che ne so non è andato neanche il presidente del Centro studi
Pasolini, Fernando Bandini. Da quando, più di dieci anni fa, fui
costretto a vendere l'immobile e tutto l'archivio pasoliniano, con documenti
importanti non solo sulla stagione friulana di Pier Paolo ma anche sui
suoi contatti con Fortini, Betocchi e Caproni per la rivista Officina,
non si è fatto altro che ripetere che lo stabile andava restaurato.
Strano, io spesso sono entrato e non mi è caduto in testa nessun
calcinaccio».
Nella casa-museo, prima dell'ultimo
lotto di lavori, non erano stati promossi convegni o seminari?
«Sì, ogni tanto.
Lì ho presentato un paio di miei libri, ma sono fatti episodici.
La verità è che tengono tutto in cassaforte e che non hanno
mai fatto nulla a favore della ricerca. Di recente un professore della
Yale mi ha chiesto di controllare una parola dei Quaderni rossi,
io ho provato a rintracciarli ma mi hanno risposto picche. E allora mi
domando: quale password ci vuole per accedere agli archivi pasoliniani
di Casarsa, quella della Nasa?».
F.Pe.
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