"Pagine
corsare"
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Quando Pasolini...
INTERVISTA A BERNARDO
BERTOLUCCI
di Doriano Fasoli, Il
Messaggero
Da Francesco
Pasqua
Il "Premio Cesare Musatti”,
istituito dalla Società Psicoanalitica Italiana nel 1997, attribuisce
un pubblico riconoscimento a figure italiane o straniere del mondo della
cultura e del giornalismo che hanno contribuito, con la loro ricerca in
ambiti affini a quelli della Psicoanalisi e con la qualità dei loro
scritti, anche di alta divulgazione o in ambito giornalistico, allo sviluppo
della Psicoanalisi e alla diffusione delle sue caratteristiche e finalità
nel mondo culturale, nonché a una corretta interpretazione.
Quest’anno
il “Premio Cesare Musatti” è andato al regista Bernardo Bertolucci,
nel corso del XIII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica
Italiana, dedicato al “Transfert” e che si è svolto a Siena, dal
28 settembre al primo ottobre 2006, presso il Policlinico delle Scotte.
Dopo la consegna del premio
a Bertolucci (proprio il giorno d’apertura, alle ore 16.30) è seguita
una proiezione di un video di immagini tratte dai suoi film.
Bertolucci,
quando avvenne il suo primo incontro con la psicoanalisi?
«La mia analisi comincia
nella primavera del 1969 raccogliendo dunque tutto lo sturm und drang
emozionale creativo e politico degli Anni Sessanta, e continua tutt’ora.
Potrebbe dunque essere definita un’“analisi interminabile” secondo la dizione
freudiana. Coincide con il concepimento e la gestazione di Strategia
del ragno».
È
stato, il suo, un interesse esclusivamente culturale o si è sottoposto
anche a un’analisi? «Sospetto di chi affronta l’analisi per un
interesse esclusivamente culturale: è il segno di un intenso bisogno
di aiuto nascosto dietro un’ovvia resistenza. Personalmente ho accettato
dall’inizio il bisogno di una reale terapia senza nascondermi dietro il
paravento dell’allargamento degli orizzonti culturali».
Le
sembra che la cultura continui a tutt’oggi ad adottare un atteggiamento
difensivo nei confronti della psicoanalisi?
«Quando confidai a
Pasolini della mia nuova esperienza lui non volle accettarla e mi disse
che avrei guarito l’ansia e l’angoscia pagando un prezzo troppo caro: la
perdita della poesia. Non troppo diversa fu la reazione di mio padre Attilio
che rivendicava il diritto alla sua sofferenza oscura chiamandola “la malattia
necessaria” a tutta la sua opera. Cito due versi di una sua poesia alla
madre: - ... tu, l’origine di ogni nevrosi e ansia che mi tortura, / e
di questo ti ringrazio per l’età passata presente e futura -. Ma
PPP e Attilio sono due forze del passato».
Molti
studiosi, digiuni di cognizioni psicoanalitiche, non mancano di esaltare
alla prima occasione le straordinarie doti letterarie di Freud, salvo riconoscerne
la fondamentale attività teorico-clinica. Lei cosa ne pensa?
«Oggi il mondo della
cultura ufficiale tende a disarmare il Freud terapista e scienziato esaltandone
le qualità letterarie. Certo, i Casi Clinici sono racconti straordinari
non lontani da quelli di Conrad e di Henry James e il saggio su Leonardo,
dato prima in affidamento a una famiglia di contadini e poi recuperato
dai genitori biologici (vedi le due teste della Madonna-Madre nella Vergine
delle Rocce ) è un altissimo esempio di critica d’arte, Roberto
Longhi e Sherlock Holmes frullati insieme».
Le
è difficile separarsi da un film appena concluso?
«Mi è difficile
e dolorosissimo separarmi punto e basta. Da un film, da un paio di scarpe,
da un antidepressivo, da un amore».
Della
sua produzione, quale ritiene sia il film più impregnato di psicoanalisi?
«Non lo so. Di certo
la mia lunghissima analisi mi ha fornito dei nuovi strumenti di lavoro,
quasi una serie completa di lenti virtuali oltre alla serie degli obiettivi
Zeiss in dotazione alla macchina da presa».
Per
quale ragione, secondo lei, la Società Psicoanalitica italiana ha
deciso di conferirle il “Premio Cesare Musatti”?
«Anche la Società
Psicoanalitica inglese meno di un anno fa mi ha conferito una “Honorary
fellowship”, riconoscendo ai miei film il costante rifornimento ai serbatoi
dell’ispirazione analitica. Penso che il “Premio Cesare Musatti” voglia
riconoscere anche le mie infinite ore di lavoro analitico (se fossero ore
di volo potrei ricevere il brevetto di pilota avendo circumnavigato diverse
volte il pianeta). Il XIII Congresso Nazionale di psicoanalisi è
dedicato al “Transfert”, dunque alla “Coppia analitica”. Per una improvvisa
associazione libera mi viene in mente che la parola coppia deriva dal latino
copula».
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