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"Pagine corsare"
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Ritorna in sala "Magi randagi" di Sergio Citti

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Filmato inedito aggiunge elementi
sul delitto Pasolini
di Boris Sollazzo
Liberazione 18 gennaio 2006

Tre mesi fa, l'11 ottobre, moriva Sergio Citti, ispiratore e consulente del Pasolini più popolare. Con lui viveva un complesso rapporto di simbiosi. Come ricorda David Grieco «Pasolini si cibava di Citti, il contrario non si verificava quasi mai». Ieri è stato riscoperto. 

I magi randagi, forse il suo capolavoro, acclamato a Venezia nel 1996 e pessimamente distribuito allora dall'Istituto Luce. «Uscì in una sola copia - ricorda il produttore Francesco Torelli. 

Anche in questo caso, per la "mafia" delle sale, pur avendo una favola natalizia, non siamo riusciti ad uscire neanche per l'Epifania». 

Protagonisti Silvio Orlando, Patrick Bauchau e Rolf Zachr. Gastone Moschin ottimo comprimario. Camei di Laura Betti, Franco Citti e Ninetto Davoli. Una buona novella piena di simboli e provocazioni, la Natività al giorno d'oggi. Incompresa e rovinata da intolleranza e opportunismo. Da un'Italia stupida e cattiva.
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Il film, in sala dal 20 gennaio, sarà preceduto dal documentario Disperatamente vitale, di Paolo Brunatto. Qui scorgiamo parte di un filmato inedito, in cui erba, legni, un palo insanguinato e altro, sembrano confermare la teoria del pestaggio e dell'omicidio premeditato del Poeta. «È uno scandalo peggiore di Ustica, Piazza Fontana e Bologna - irrompe il co-sceneggiatore David Grieco. Il principe dei periti legali Faustino Durante, repertò più di 100 pezzi di legno insanguinati. Gli inquirenti non li ritennero rilevanti. Pelosi era un adolescente, mai avrebbe potuto fare tutto quello che si è detto. Non a caso al tribunale dei minori il fratello di Aldo Moro, Giovanni, al suo ultimo processo come giudice, lo assolse per l'omicidio, ma non per la reticenza». 

Incredulità per un'uscita così tardiva di un documento di questa portata. «Sergio da sempre mi indicava le macchie di olio e di sangue», afferma l'amico Francesco Torelli. La pellicola, secondo le testimonianze di Grieco e Torelli, è stata girata il 5 novembre 1975, tre giorni dopo il delitto. 

«Sergio non ha mai creduto alla versione ufficiale, si è sempre battuto per scoprire la verità. Ha persino rilasciato una deposizione su una sua conversazione con esponenti della Banda della Magliana - riprende Grieco - che avevano rubato la pellicola di Salò. Il grave è che tutti questi sforzi sono stati prima accolti dalla magistratura. E poi ignorati». 

«Sergio mi disse - chiude Torelli - che quel giorno sentì Pier Paolo. Che gli disse di dover incontrare "quelli che avevano preso quella cosa" per disdire un loro precedente appuntamento». 

Scettico, quasi irritato il sempre istrionico Ninetto Davoli. «Quella sera eravamo a cena al ristorante Pomidoro di Roma. Francamente non ricordo tutti questi particolari che sento. La magistratura non è fatta di idioti, perché continuiamo a parlare di questo e non del film, che ci regala il Sergio più poetico, più bello?». Irriconoscibile, con baffi brizzolati e capelli bianchi ricorda: «Pier Paolo vivrebbe malissimo questo momento storico. Già ai nostri tempi volevamo scappare in Marocco. Forse certi personaggi con lui avrebbero avuto la vita molto più difficile». 

Chiudono il documentario le parole di Sergio Citti. «Pasolini ha scritto in Lettere Luterane "Processo alla Dc", per questo l'hanno ucciso».
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La scheda di Magi randagi
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Titolo originale I magi randagi
Regia Sergio Citti
Sceneggiatura Sergio Citti
Interpreti Silvio Orlando, Patrick Bauchau, Rolf Zacher
Durata 130 min.
Montaggio Ugo De Rossi
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Danilo Donati
Fotografia Franco Di
Paese, Italia,1996
Produzione I.P.S., Journal Film, Films Sans Frontières
Distribuzione La Trincea
http://www.imagirandagi.it/
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Trama e commento del film

Tre saltimbanchi girano tra i paesi presentando un singolare spettacolo, un circo in cui invece delle belve si agitano esseri umani vestiti da nazisti e mafiosi, come esempi di belve peggiori delle bestie. Lo spettacolo non è compreso dal pubblico e i tre fuggendo e si ritrovano in un paesello dove si sta allestendo il presepe. Il parroco li ingaggia per interpretare i Re Magi, Gaspare (Rolf Zacher), Baldassarre (Patrick Bauchau) e Melchiorre (Silvio Orlando), e i tre riescono così bene nella finzione da convincere gli abitanti a mettere di nuovo al mondo quei figli che nessuno voleva più.

Una notte appare in cielo una stella cometa, ma i tre fingono di non vederla. Poi si incamminano ognuno per conto proprio e, quando si ritrovano, si accorgono di avere un compito comune: cercare il nuovo Gesù. Cominciano così un lungo cammino tra campagne, periferie, sobborghi, dove i tre fanno incontri imprevisti e dove pensano in certe occasioni di aver raggiunto l’obiettivo, ma ogni volta il bambino è in realtà una bambina, oppure si tratta di due gemelli. E il cammino riprende, tra mille difficoltà. Fin quando i tre intuiscono la verità.

Nato da un vecchio progetto nel quale fu coinvolto anche Pierpaolo Pasolini e popolato, perciò, di attori pasoliniani - Laura Betti, Ninetto Davoli, Franco Citti e Mario Cipriani - I magi randagi fu scritto da Citti insieme a David Grieco. Il film debuttò a Venezia nel 1996 e uscì in una sola copia per poi sparire dalla circolazione. Ora il produttore, sostenuto dal fratello di Sergio, Franco Citti, dall'amico Ninetto Davoli e dal co-sceneggiatore David Grieco, rilancia l'avventura a pochi mesi dalla scomparsa del cineasta romano. "I magi randagi" è una bella favola natalizia, un film fiabesco ricco di realtà italiana, incantato, inconsueto e divertente. Riuscito e imbevuto dello stile personalissimo dell'autore, che sostiene che "bisogna essere folli per essere chiari" e mette in bocca ai tre sottoproletari, artisti dell'arrangiarsi, l'innocenza del suo messaggio: "Il cielo e il sole non costano niente e dobbiamo amarli. Vogliamoci bene tutti". Con la speranzosa convinzione finale che ogni bambino che nasce sia Gesù.

Un film fortemente intriso di poetica religiosità (costumi di Danilo Donati, musiche di Ennio Morricone, coprodotto dall’Istituto Luce). Che, proprio per questo, dispiace vedere del tutto assente dal celebre Dizionario del cinema cristologico e cristico curato recentemente da Dario Edoardo Viganò, presidente dell’Ente dello Spettacolo, per la Lateran University Press.

I magi randagi rappresenta un po’ la realizzazione d’ un vecchio progetto di Pasolini, Porno-Teo-Kolossal (che, come una sorta di Uccellacci e uccellini2, avrebbe dovuto essere interpretato ancora da Totò, poi sostituito dal grande Eduardo, e Ninetto Davoli): ricollegandosi, forse, anche all’altra idea pasoliniana d’un film su un Gesù nuovamente tornato sulla Terra, per scontrarsi ancora col Potere (idea poi realizzata, molto alla lontana, dal danese Thorsen con la discussa pellicola del 1992 Il ritorno).

“Nel 1996 - ha ricordato Torelli - I magi randagi, nonostante i riconoscimenti avuti ai festival di Venezia e Berlino e al MoMa di New York, fu incredibilmente distribuito in tutta Italia con una sola copia”. 
 

Il regista, Sergio Citti

Il primo film da regista, con supervisione di Pasolini, è del 1970: si tratta di Ostia, nel quale compaiono già tutte le tematiche della sua poetica dell'antieroe delle classi proletarie che caratterizzerà anche molti film successivi, come Storie scellerate (1973), ambientato nella Roma di Gioacchino Belli, o Casotto (1977), girato sulla spiaggia libera di Ostia.

In seguito realizza per la RAI due film: Il minestrone (1979), con Benigni, Citti, Davoli e Gaber e i dieci episodi di Sogni e bisogni (1985). Poi nel1989 gira Mortacci, curiosa storia a episodi ambientata in un cimitero. Tornerà dietro la macchina da presa molti anni dopo con I magi randagi (1996), film Nastro d’argento su un soggetto originale di Pasolini, e nel 2000 Vipera, scritto insieme a Vincenzo Cerami. Nel 2004 gira il suo ultimo film Fratella e sorello interpretato da Claudio Amendola, Laura Betti, Ida Di Benedetto, Rolando Ravello e Youma Diakite, una fiaba picaresca. Da lungo tempo malato di cuore, Sergio Citti muore a Ostia l'11 ottobre del 2005.

Sul filmato inedito girato da Sergio Citti sul luogo del delitto Pasolini
Una macchia di sangue raggrumato sul fusto di un albero e altre macchie riprese nei minimi particolari in un ampio raggio dell'Idroscalo di Ostia dove nelle notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 fu ucciso Pier Paolo Pasolini. Sono le immagini inedite, a firma di Sergio Citti, viste ieri mattina alla Casa del Cinema in occasione della nuova uscita in sala, dopo nove anni, de I magi randagi dello stesso Citti. Un video che per i molti particolari, potrebbe riaprire uno dei processi più controversi e discussi della storia d'Italia.

Girato da Citti cinque giorni dopo l'assassinio del regista e scrittore, il video mostra con documenti filmati (macchie d'olio dell'auto ritrovare sull'erba, una rete semidivelta con segni di colluttazione) come l'area in cui si è svolto l'omicidio di Pasolini sia avvenuto «in una vasta zona e per mano di più persone e non in un ristretto spazio di una decina di metri».

Come spiega il produttore Francesco Torelli a cui è stato affidato il video da Citti con la raccomandazione di renderlo pubblico: «Sergio teneva questo filmato in cassaforte dall'88 e voleva che fosse mostrato prima o poi. Voleva che si capisse finalmente che Pasolini fosse stato vittima di un pestaggio da parte di più persone e durato lungamente e non in uno spazio limitato di una decina di metri». Una cosa riconosciuta dalla sentenza di primo grado del 1976, ma poi negata nelle successive istruttorie in cui colpevole risulta essere il solo Pino Pelosi all'epoca del delitto diciassettenne. 

David Grieco, sceneggiatore de I magi randagi commenta così il filmato choc: «Vi si vedono alcune legni con macchie di sangue. Sembra ne siano stati trovati più di cento e tutti usati per bastonare. Come si può pensare che li abbia usati tutti Pino Pelosi?». 

 


Magi randagi, di Sergio Citti e il suo filmato inedito sul luogo del delitto Pasolini
 

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