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Notizie sul delitto Pasolini di Boris Sollazzo Liberazione 18 gennaio 2006
I magi randagi, forse il suo capolavoro, acclamato a Venezia nel 1996 e pessimamente distribuito allora dall'Istituto Luce. «Uscì in una sola copia - ricorda il produttore Francesco Torelli.
Protagonisti Silvio Orlando,
Patrick Bauchau e Rolf Zachr. Gastone Moschin ottimo comprimario. Camei
di Laura Betti, Franco Citti e Ninetto Davoli. Una buona novella piena
di simboli e provocazioni, la Natività al giorno d'oggi. Incompresa
e rovinata da intolleranza e opportunismo. Da un'Italia stupida e cattiva.
Il film, in sala dal 20 gennaio, sarà preceduto dal documentario Disperatamente vitale, di Paolo Brunatto. Qui scorgiamo parte di un filmato inedito, in cui erba, legni, un palo insanguinato e altro, sembrano confermare la teoria del pestaggio e dell'omicidio premeditato del Poeta. «È uno scandalo peggiore di Ustica, Piazza Fontana e Bologna - irrompe il co-sceneggiatore David Grieco. Il principe dei periti legali Faustino Durante, repertò più di 100 pezzi di legno insanguinati. Gli inquirenti non li ritennero rilevanti. Pelosi era un adolescente, mai avrebbe potuto fare tutto quello che si è detto. Non a caso al tribunale dei minori il fratello di Aldo Moro, Giovanni, al suo ultimo processo come giudice, lo assolse per l'omicidio, ma non per la reticenza». Incredulità per un'uscita così tardiva di un documento di questa portata. «Sergio da sempre mi indicava le macchie di olio e di sangue», afferma l'amico Francesco Torelli. La pellicola, secondo le testimonianze di Grieco e Torelli, è stata girata il 5 novembre 1975, tre giorni dopo il delitto. «Sergio non ha mai creduto alla versione ufficiale, si è sempre battuto per scoprire la verità. Ha persino rilasciato una deposizione su una sua conversazione con esponenti della Banda della Magliana - riprende Grieco - che avevano rubato la pellicola di Salò. Il grave è che tutti questi sforzi sono stati prima accolti dalla magistratura. E poi ignorati». «Sergio mi disse - chiude Torelli - che quel giorno sentì Pier Paolo. Che gli disse di dover incontrare "quelli che avevano preso quella cosa" per disdire un loro precedente appuntamento». Scettico, quasi irritato il sempre istrionico Ninetto Davoli. «Quella sera eravamo a cena al ristorante Pomidoro di Roma. Francamente non ricordo tutti questi particolari che sento. La magistratura non è fatta di idioti, perché continuiamo a parlare di questo e non del film, che ci regala il Sergio più poetico, più bello?». Irriconoscibile, con baffi brizzolati e capelli bianchi ricorda: «Pier Paolo vivrebbe malissimo questo momento storico. Già ai nostri tempi volevamo scappare in Marocco. Forse certi personaggi con lui avrebbero avuto la vita molto più difficile». Chiudono
il documentario le parole di Sergio Citti. «Pasolini ha scritto in
Lettere Luterane "Processo alla Dc", per questo l'hanno ucciso».
Tre
saltimbanchi girano tra i paesi presentando un singolare spettacolo, un
circo in cui invece delle belve si agitano esseri umani vestiti da nazisti
e mafiosi, come esempi di belve peggiori delle bestie. Lo spettacolo non
è compreso dal pubblico e i tre fuggendo e si ritrovano in un paesello
dove si sta allestendo il presepe. Il parroco li ingaggia per interpretare
i Re Magi, Gaspare (Rolf Zacher), Baldassarre (Patrick Bauchau) e Melchiorre
(Silvio Orlando), e i tre riescono così bene nella finzione da convincere
gli abitanti a mettere di nuovo al mondo quei figli che nessuno voleva
più.
Una
notte appare in cielo una stella cometa, ma i tre fingono di non vederla.
Poi si incamminano ognuno per conto proprio e, quando si ritrovano, si
accorgono di avere un compito comune: cercare il nuovo Gesù. Cominciano
così un lungo cammino tra campagne, periferie, sobborghi, dove i
tre fanno incontri imprevisti e dove pensano in certe occasioni di aver
raggiunto l’obiettivo, ma ogni volta il bambino è in realtà
una bambina, oppure si tratta di due gemelli. E il cammino riprende, tra
mille difficoltà. Fin quando i tre intuiscono la verità.
Nato
da un vecchio progetto nel quale fu coinvolto anche Pierpaolo Pasolini
e popolato, perciò, di attori pasoliniani - Laura Betti, Ninetto
Davoli, Franco Citti e Mario Cipriani - I magi randagi fu scritto
da Citti insieme a David Grieco. Il film debuttò a Venezia nel 1996
e uscì in una sola copia per poi sparire dalla circolazione. Ora
il produttore, sostenuto dal fratello di Sergio, Franco Citti, dall'amico
Ninetto Davoli e dal co-sceneggiatore David Grieco, rilancia l'avventura
a pochi mesi dalla scomparsa del cineasta romano. "I magi randagi" è
una bella favola natalizia, un film fiabesco ricco di realtà italiana,
incantato, inconsueto e divertente. Riuscito e imbevuto dello stile personalissimo
dell'autore, che sostiene che "bisogna essere folli per essere chiari"
e mette in bocca ai tre sottoproletari, artisti dell'arrangiarsi, l'innocenza
del suo messaggio: "Il cielo e il sole non costano niente e dobbiamo amarli.
Vogliamoci bene tutti". Con la speranzosa convinzione finale che ogni bambino
che nasce sia Gesù.
Un
film fortemente intriso di poetica religiosità (costumi di Danilo
Donati, musiche di Ennio Morricone, coprodotto dall’Istituto Luce). Che,
proprio per questo, dispiace vedere del tutto assente dal celebre Dizionario
del cinema cristologico e cristico curato recentemente da Dario Edoardo
Viganò, presidente dell’Ente dello Spettacolo, per la Lateran University
Press.
I
magi randagi rappresenta un po’ la realizzazione d’ un vecchio progetto
di Pasolini,
Porno-Teo-Kolossal (che, come una sorta di Uccellacci
e uccellini2, avrebbe dovuto essere interpretato ancora da Totò,
poi sostituito dal grande Eduardo, e Ninetto Davoli): ricollegandosi, forse,
anche all’altra idea pasoliniana d’un film su un Gesù nuovamente
tornato sulla Terra, per scontrarsi ancora col Potere (idea poi realizzata,
molto alla lontana, dal danese Thorsen con la discussa pellicola del 1992
Il
ritorno).
“Nel
1996 - ha ricordato Torelli - I magi randagi, nonostante i riconoscimenti
avuti ai festival di Venezia e Berlino e al MoMa di New York, fu incredibilmente
distribuito in tutta Italia con una sola copia”.
Il
primo film da regista, con supervisione di Pasolini, è del 1970:
si tratta di Ostia, nel quale compaiono già tutte le tematiche
della sua poetica dell'antieroe delle classi proletarie che caratterizzerà
anche molti film successivi, come Storie scellerate (1973), ambientato
nella Roma di Gioacchino Belli, o Casotto (1977), girato sulla spiaggia
libera di Ostia.
In
seguito realizza per la RAI due film: Il minestrone (1979), con
Benigni, Citti, Davoli e Gaber e i dieci episodi di Sogni e bisogni
(1985). Poi nel1989 gira Mortacci, curiosa storia a episodi ambientata
in un cimitero. Tornerà dietro la macchina da presa molti anni dopo
con I magi randagi (1996), film Nastro d’argento su un soggetto
originale di Pasolini, e nel 2000 Vipera, scritto insieme a Vincenzo
Cerami. Nel 2004 gira il suo ultimo film Fratella e sorello interpretato
da Claudio Amendola, Laura Betti, Ida Di Benedetto, Rolando Ravello e Youma
Diakite, una fiaba picaresca. Da lungo tempo malato di cuore, Sergio Citti
muore a Ostia l'11 ottobre del 2005.
Sul
filmato inedito girato da Sergio Citti sul luogo del delitto Pasolini
Girato
da Citti cinque giorni dopo l'assassinio del regista e scrittore, il video
mostra con documenti filmati (macchie d'olio dell'auto ritrovare sull'erba,
una rete semidivelta con segni di colluttazione) come l'area in cui si
è svolto l'omicidio di Pasolini sia avvenuto «in una vasta
zona e per mano di più persone e non in un ristretto spazio di una
decina di metri».
Come
spiega il produttore Francesco Torelli a cui è stato affidato il
video da Citti con la raccomandazione di renderlo pubblico: «Sergio
teneva questo filmato in cassaforte dall'88 e voleva che fosse mostrato
prima o poi. Voleva che si capisse finalmente che Pasolini fosse stato
vittima di un pestaggio da parte di più persone e durato lungamente
e non in uno spazio limitato di una decina di metri». Una cosa riconosciuta
dalla sentenza di primo grado del 1976, ma poi negata nelle successive
istruttorie in cui colpevole risulta essere il solo Pino Pelosi all'epoca
del delitto diciassettenne.
David
Grieco, sceneggiatore de I magi randagi commenta così il
filmato choc: «Vi si vedono alcune legni con macchie di sangue. Sembra
ne siano stati trovati più di cento e tutti usati per bastonare.
Come si può pensare che li abbia usati tutti Pino Pelosi?».
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