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Notizie Il documentario di
Pasolini
Avevano tutti contro: i partiti politici li ignoravano, i sindacati erano frammentati, i cittadini li affrontavano con disprezzo, la stampa li attaccava, erano i pària della nostra società, lavorando in condizioni disumane. I netturbini, correva il 1970, erano finalmente sul piede di guerra: il 24 aprile promossero tre giorni di sciopero nazionale, col 70% di adesione e una campagna di sensibilizzazione che attraversò le grandi città italiane. C´erano tutti i presupposti perché Pier Paolo Pasolini si interessasse alla sorte di questi "angeli" che ripulivano le nostre abitazioni dalle scorie che il consumismo galoppante portava in dote. Così girò un documentario di 85 minuti diviso in più parti: le "fumose" assemblee degli scopini, la discarica di Roma, gli operatori ai Mercati Generali. Questo documento inedito, considerato disperso nonostante apparisse nella filmografie pasoliniane per lo più straniere, è stato ritrovato negli scaffali dell´Archivio del movimento operaio e democratico da Mimmo Calopresti, che ne è l´attuale presidente. Il cineasta ha deciso di trasferirlo su supporto digitale e di girare un suo personale omaggio, intitolato un po´ provocatoriamente «Come si fa a non amare Pier Paolo Pasolini. Appunti per un romanzo sull'immondezza». Non è stato ritrovato l´audio e, a meno di altre fortunate scoperte, la pellicola portata in salvo (già proiettata a Roma l'anno scorso *) sarà presentata al Festival di Berlino, ad apertura della sezione Forum, accompagnata da musica suonata dal vivo. Pasolini girò per conto del Comitato cineasti italiani contro la repressione, un collettivo di registi molto attivo in quegli anni. Era naturalmente impegnato nel lavoro di controinformazione che doveva passare per i circuiti alternativi a quelli tradizionali. Nello stesso periodo, per esempio, con Lotta continua stava dando vita al documentario 12 dicembre, a un anno dalla strage di piazza Fontana. Il poeta aveva già sviluppato la sua particolare "poetica della monnezza": come chiamare allora le immagini surreali e struggenti della discarica nella quale vengono gettate le marionette Totò e Ninetto Davoli in Che cosa sono le nuvole del ´67? Domenico Modugno è un netturbino che cantando trasporta le marionette a morire come rifiuti e rinascere allo stesso tempo, perché possono vedere per la prima volta il mondo fuori dal teatro. In realtà il lavoro documentario era anche inserito in un filone che il regista riuscì a sviluppare solo in parte mentre era in vita: il ciclo dedicato al Terzo Mondo tra il ´67 e il ´70 si componeva già degli Appunti per un film sull´India e Appunti per un´Orestiade africana. In mancanza degli audio però Calopresti ha intervistato Silvano Pellegrini, sindacalista e "scopino", all´epoca incaricato di seguire Pasolini nel suo lavoro di documentazione. Il suo è un ritratto commosso e crudo sulle condizioni di lavoro disperate della categoria. Le genitori terrorizzavano i figli: «Se non fai il bravo ti faccio fare lo spazzino». I netturbini dovevano ritirare porta a porta i sacchi di iuta pieni di spazzatura, oltre a dover lavorare con pale d´acciaio che pesavano 12 chili. Il risultato, come mostra il signor Pellegrini, erano spalle curvate a destra e malattie alle vie respiratorie. La loro lotta chiedeva condizioni di sicurezza e igiene, oltre al ritiro della spazzatura per strada. I cittadini erano assolutamente contrari: come rinunciare a schiavi che ti risparmiano un lavoro così ignobile? Pasolini, intervenendo all´assemblea, consigliò agli scopini di «lottare, ma senza mai perdere la pazienza». Poi proseguì spiegando che secondo lui bisognava cercare di intervenire sulla mentalità della gente, fare una battaglia di civiltà. Decisero quindi un colpo di teatro: stamparono 500mila volantini da distribuire a Roma spiegando le loro rivendicazioni e riportando i risultati di analisi cliniche a cui si erano sottoposti a loro spese. I dati erano impressionanti: furono riscontrate malattie sconosciute dell´apparato cardiocircolatorio, malformazioni alla spina dorsale, tant´è che un netturbino con 15 anni di lavoro risultava invalido al 75 per cento. Il documentario di Calopresti si apre con le immagini de La ragione di un sogno, omaggio di Laura Betti al suo sposo civile. Pasolini passeggia e poi inizia a correre sulla montagna di rifiuti nella discarica fuori Roma. "Laurissima", intervistata poco prima di morire, non dice niente: davanti alla telecamera parla al telefono concitatamente in inglese, poi canta, seduta alla scrivania, gli occhi pieni di una malinconia indicibile. Bernardo Bertolucci invece ricorda il modo di lavorare di Pasolini, il linguaggio filmico che si formava scena dopo scena. Tra i suoi amori la pittura toscana delle pale d´altare, la Giovanna d´Arco di Dreyer, l´idea che la vita fosse un linguaggio e l´immondizia stessa il simbolo della materialità. Infine Enzo Siciliano, l´intellettuale suo biografo ma anche attore nel Vangelo secondo Matteo. La sua testimonianza rende palese l´amore di Pasolini per i volti, le semplici espressioni che davanti alla telecamera trasudano verità assoluta, con le emozioni, i drammi, la profonda dignità di chi, come gli scopini, sta portando avanti una lotta di civiltà. Che l´opera di Pasolini sia rimasta incompiuta con la sua morte è una mezza verità. Tutto quello che ha scritto e filmato può essere ricomposto in un quadro più ampio e composito. Questo vale per l´ode Appunti per un romanzo sulla monnezza. Sono le parole dell´autore, questa volta, a descrivere le immagini che sta girando. I versi si concludono così: «E oggi 24 aprile 1970 è giorno di sciopero: l´Ordine degli Scopini è entrato nella storia; bisogna essere contenti, come se gli angeli fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali e sui muretti della borgata; è il giorno di Rivelazione; è caduta ogni separazione tra il Regno d´Ognigiorno e il regno della Coscienza; ciò che resta intatta è l´umiltà; perchè chi ebbe una vocazione vera non conosce la violenza; e parla con grazia anche dei propri diritti». -------------------
In occasione del ventennale dell’AMA di Roma, una serata evento dedicata al cinema dove viene presentato un documentario curato dal regista Mimmo Calopresti su materiale cinematografico girato da Pier Paolo Pasolini e finora mai visto: un progetto di Romanzo sull’immondezza, di cui ci rimangono anche una poesia come commento in versi del film ed alcune interviste in cui egli stesso spiega il progetto. Pasolini girò il documentario Lo sciopero degli spazzini sullo sciopero dei netturbini del 1970, il filmato è in bianco e nero ed è conservato presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio. Il documentario del 1970 fu prodotto dalla Unitelefilm ed era uno dei prodotti del Comitato Cineasti Italiani contro la repressione, Pasolini ne parlò in qualche intervista e disse che era parte di un progetto più ampio accennando, addirittura, ad un film di molte ore che riguardava il Terzo Mondo (Paese Sera, 19/6/1970). Il documentario di Calopresti è una produzione della Gagé Produzioni con Wildside Media, in collaborazione con AMA e l’Archivio del Movimento Operaio e Democratico.
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