I ricordi

"Pagine corsare"
Notizie

Pier Paolo Pasolini,
una morte e una vita in bianco e nero
di Stefano Faraoni
"è Costiera", il giornale della Costiera Amalfitana

Il 2 novembre 1975 muore tragicamente Pier Paolo Pasolini.  Con Pasolini muore uno dei più grandi scrittori e poeti del novecento. Di questo uomo dal volto scarno e corpo minuto ci restano alcuni film in bianco e nero, e altri in cui il colore ha solo accentuato la vitalità e la passione di quella “sana” dissacrazione. Di questo poeta, di questo mito, di cui egli stesso è stato sempre vittima e protagonista; omosessuale dichiarato, che ha sempre, con cuore chiaro, detto e scritto verità non “dichiarabili” in un mondo poco capace di intendere; di servi, disposti a seguire, allora come oggi, acriticamente qualsiasi "dio mediatico" appaia loro, sorridente, troppo sorridente, da un teleschermo; di questo “grande uomo” ci resterà nel cuore e nella mente, leggendo i suoi versi, il suo immenso amore per la vita, la sua dolcezza, la sua passione, la sua non violenza. 

La Redazione di "è Costiera"
* * *

Il triste giorno della sua morte
nel ricordo dello scrittore Stefano Faraoni

«Amo la vita così ferocemente, così disperatamente,
che non me ne può venire bene:
dico i dati fisici della vita, il sole, l’erba, la giovinezza:...
e io divoro, divoro, divoro… Come andrà a finire, non lo so.»
[da Ritratti su misura, a cura di Elio Filippo Accrocca,
Venezia, Sodalizio del Libro, 1960 ]
Il 2 novembre 1975 viene ammazzato ad Ostia Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta e regista. Pasolini viene ucciso in maniera brutale: battuto a colpi di bastone, è travolto ripetutamente con la sua auto sulla spiaggia dell'idroscalo, vicino a Roma. Il cadavere massacrato viene ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l'amico Ninetto Davoli a riconoscerlo. L'omicidio viene attribuito ad un "ragazzo di vita" romano, Pino Pelosi, che prontamente si dichiara unico colpevole. Dopo trenta anni, inspiegabilmente, ritratterà tutto.

Io l’ho vissuta così.

C’era un campo da pallone che si chiamava Primo Maggio lì, a pochi metri da quell’omicidio che ha segnato la fine di un pezzo di cultura italiana. Io andavo a giocare spesso in quel pezzo di periferia estrema, che non era nemmeno una zona di confine: era una zona di trincea. Mi raccontano che lì veniva a giocare, attratto da non so quale inspiegabile voglia di mischiarsi con quell’ambiente di borgata, Pier Paolo Pasolini.

Oltre il campo non c’era più nulla, se non la sabbia delle dune, squarciata da relitti di carrozzerie e lattine in quantità, lavatrici rugginose e in fondo dal rumore del mare che frangeva da qualche parte una spiaggia la quale, non so perché, non si vedeva mai. 

Forse ne avevamo un po’ paura, specialmente la sera, e non volevamo vederla. E poi ancora (ma chi ci arrivava fino laggiù?) improbabili, cigolanti bilancioni da pesca, a disposizione di chiunque pensasse che lì il reato di appropriazione di una cosa altrui non esistesse. Cioè a disposizione di tutti. 

Ed oltre ancora il Tevere pesante e fangoso, così lento che pareva torcersi come una lumaca bavosa nel tentativo ultimo di gettarsi in mare. 

Sulla destra e sulla sinistra della riva, quegli scogli grossi che l’acqua inghiottiva insieme a qualche altro pezzo di catapecchia cadente, dove stavano sempre (e sottolineo, sempre) due o tre pescatori che ostentavano una pazienza acquosa. 

Di quel giorno ricordo appena le macchine della polizia, forse un lenzuolo bianco, e la sensazione, forte e corrosiva come la salsedine, che qualcosa d’importante là sotto fosse successo.

Mi raccontano che amasse giocare al calcio, come me; che fosse, nonostante l’aspetto gracile, un uomo forte, un calciatore tignoso, come molti di noi. 

Poi ricordo, molti anni dopo, il suo monumento in stato di abbandono, quel relitto che, incredibilmente, stava bene in quel posto, perché segnava perfettamente la sua poesia ed il suo cinema.

Era un relitto in bianco e nero, come lo era quella borgata estrema; solo un segnale indefinito fra i legni marci della vita, fra le frasche confuse in mezzo alla duna, sotto un cielo fermo che in un altro tempo, in un altro luogo, avrebbe avuto qualcosa da dire. 

 
.


INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE" 
DA OTTOBRE 1998








 


Pier Paolo Pasolini, una morte e una vita in bianco e nero, di Stefano Faraoni

Vai alla pagina principale