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Notizie “…E abitò tra
noi.
Tradizioni & Tradimento va avanti e proseguono con grande successo di pubblico i suoi appuntamenti all’Auditorium “E. De Nicola” del Quadrivio di Campagna, dove si è svolta, a cura del prof. Giuseppe Rocca, docente di Storia dello Spettacolo all’Accademia Nazionale “S. D’ Amico”, la attesa conferenza dal titolo “…E abitò tra noi - Pasolini e il Vangelo come tappa del realismo occidentale”. In apertura si è imposta come necessaria la visione di alcuni stralci di film tratti da “Gesù di Nazaret” di Zeffirelli e da “il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini. Si è poi effettuato un confronto tra i due capolavori cinematografici, il primo ben noto al grande pubblico, il secondo meno conosciuto; tale confronto è servito per comprendere fino in fondo l’eccezionale particolarità e importanza del film di Pasolini. Più marcatamente però la conferenza aveva come obiettivo quello di dimostrare che non è possibile comprendere un’opera, in questo caso cinematografica, se non se ne conoscono i retroscena intellettuali che l’hanno prodotta. Su questa linea il Prof. Rocca ha tracciato un lungo excursus sul tema della contaminazione degli stili di cui sicuramente il Vangelo è un esempio eloquente e pionieristico: nell’Antichità Classica vigeva, in tutti i campi artistici, dall’arte alla letteratura, la cosiddetta tripartizione degli stili - basso, medio e alto - e tutta la produzione ruotava attorno ad essa; la rottura di questa legge, se così la si può chiamare, comportava una specie di interferenza e la produzione di un assurdo stile comico. ![]() Il film non è però
solo l’esito e la figurazione di tale consapevolezza, ma anche la trasposizione
di influenze incamerate da Pasolini nel suo soggiorno ad Assisi. L’impronta
di San Francesco, con la sua vivida spiritualità materiale per cui
Dio è nella Natura, quella di Giotto, primo pittore a creare il
rilievo delle figure, e soprattutto l’influenza del più famoso testo
di Erich Auerbach, ossia “Mimesis”, sono perfettamente tangibili in un
capolavoro del neorealismo, in cui il messaggio “profano” del Vangelo da
leggere come testo letterario e quello inaspettatamente “sacro” della concretezza
materialistica della fede, si fondono divinamente in un quadro complesso
che non tutti gli intellettuali seppero cogliere quando, nel 1964, il film
fu presentato al grande pubblico.
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