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“…E abitò tra noi. 
Pasolini e il Vangelo come tappa
del realismo occidentale”
Conferenza del prof. Giuseppe Rocca
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Tradizioni & Tradimento va avanti e proseguono con grande successo di pubblico i suoi appuntamenti all’Auditorium “E. De Nicola” del Quadrivio di Campagna, dove si è svolta, a cura del prof. Giuseppe Rocca, docente di Storia dello Spettacolo all’Accademia Nazionale “S. D’ Amico”, la attesa conferenza dal titolo “…E abitò tra noi - Pasolini e il Vangelo come tappa del realismo occidentale”.

In apertura si è imposta come necessaria la visione di alcuni stralci di film tratti da “Gesù di Nazaret” di Zeffirelli e da “il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini. Si è poi effettuato un confronto tra i due capolavori cinematografici, il primo ben noto al grande pubblico, il secondo meno conosciuto; tale confronto è servito per comprendere fino in fondo l’eccezionale particolarità e importanza del film di Pasolini.

Più marcatamente però la conferenza aveva come obiettivo quello di dimostrare che non è possibile comprendere un’opera, in questo caso cinematografica, se non se ne conoscono i retroscena intellettuali che l’hanno prodotta. Su questa linea il Prof. Rocca ha tracciato un lungo excursus sul tema della contaminazione degli stili di cui sicuramente il Vangelo è un esempio eloquente e pionieristico: nell’Antichità Classica vigeva, in tutti i campi artistici, dall’arte alla letteratura, la cosiddetta tripartizione degli stili - basso, medio e alto - e tutta la produzione ruotava attorno ad essa; la rottura di questa legge, se così la si può chiamare, comportava una specie di interferenza e la produzione di un assurdo stile comico.

Il Vangelo è il primo testo nella storia a infrangere la tripartizione e a creare contaminazione. È dunque, dal punto di vista letterario, un testo profondamente innovatore. Tale innovazione è a dir poco vitale per poter diffondere un nuovo messaggio di fede diretto in primis agli umili: il Vangelo dice a tutti che Dio, quanto di più alto ci possa essere, è nelle cose; Esso racconta le Cose Alte utilizzando il linguaggio basso. Di tutto ciò, del mostruoso carico di significazioni che Le Scritture portano con sé, è ben consapevole Pasolini quando gira, tra i sassi di Matera, il suo “Vangelo secondo Matteo”.

Il film non è però solo l’esito e la figurazione di tale consapevolezza, ma anche la trasposizione di influenze incamerate da Pasolini nel suo soggiorno ad Assisi. L’impronta di San Francesco, con la sua vivida spiritualità materiale per cui Dio è nella Natura, quella di Giotto, primo pittore a creare il rilievo delle figure, e soprattutto l’influenza del più famoso testo di Erich Auerbach, ossia “Mimesis”, sono perfettamente tangibili in un capolavoro del neorealismo, in cui il messaggio “profano” del Vangelo da leggere come testo letterario e quello inaspettatamente “sacro” della concretezza materialistica della fede, si fondono divinamente in un quadro complesso che non tutti gli intellettuali seppero cogliere quando, nel 1964, il film fu presentato al grande pubblico.
Pasolini dunque legge il Vangelo da intellettuale laico ma alla fine riesce a coglierne il significato religioso più semplice e genuino, quello che neanche i più eloquenti scrittori credenti sono mai riusciti a carpire: “e il Verbo si fece Carne“ è la più immediata testimonianza di sofferenza umana di cui il Cristo si fece carico per salvarci. Per capire il Cristo Risorto dobbiamo guardare al Cristo “uomo”, a colui che, nei suoi 33 anni di vita terrena, vive, soffre e gioisce come quotidianamente noi ancora facciamo. In altre parole: Dio è nelle cose.
 


“…E abitò tra noi. Pasolini e il Vangelo come tappa del realismo occidentale” - Conferenza del prof. Giuseppe Rocca
 

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