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Notizie Le Ceneri Del Mio Tempo
Locanda Altlantide - via dei Lucani 22/b - 00185 Roma . IMPROMACHINE contemporay art lab
Canto di guerra per Pier Paolo Pasolini Se
Gesù di Nazareth è stato il più grande rivoluzionario
della storia del mondo, se solo le rivoluzioni salvano il passato, se come
scriveva Tolstoj “il popolo è un grande selvaggio nel seno della
società”, allora il compito di un poeta - oggi - è letteralmente
“portare la croce”, l’insegna di un dolore, il distintivo di un peccato
originale come partecipazione lirica alle passioni degli ultimi.
A questo compito ha assolto quello che a buon diritto può essere considerato il maggior intellettuale italiano del secolo scorso: Pier Paolo Pasolini. Voce misteriosa e potente, violenta e dolcissima, impietosita e commossa, sempre e in ogni caso altissima, Pasolini ha cantato gli ultimi, le periferie squallide, i baraccati, la miseria italiana, sempre con il linguaggio e le modalità di una poesia superiore, quasi ispirata da una grazia divina. E come cantore immacolato di questo immaginario “deviato”, anche lui, come Gesù Cristo, ha dovuto portare una croce. È la croce dei pregiudizi, delle preclusioni, dei tabù, e come Cristo ha subito processi, fustigazioni dettate dalla morale regnante, fino a una vera e propria crocifissione, pubblica, infelice, crudele, tragica. In questa ideale via crucis
che fa il contrappunto alla vita reale dello scrittore friulano, c’è
la chiave di lettura di questo Canto di Guerra. Una via crucis
indagata attraverso l’incantesimo della musica, fortificata da inserti
audio che raccontano la vita del poeta. Voci che riecheggiano dalle sepolture
del tempo, parole imbiancate negli archivi delle audioteche, si combinano
ai suoni processati, ai legni, al canto, tracciando le linee di una storia
italiana che dai confini forzati di un ensemble si estende a comunicare
una condizione universale, umana: la pietà, il sacrificio di un
poeta.
IMPROMACHINE contemporary art lab - Gruppo di improvvisatori nato all'inizio del 2004 come laboratorio di scambio e proposta fra musicisti e artisti sperimentatori del linguaggio e di "Forme" alternative. Si propone la formulazione e codifica di parametri alternativi alla costruzione musicale, basando le idee costitutive del materiale narrativo su immagini, colori ed esperienze sia emozionali che sensitive. Pone alla base del suo percorso formativo la libertà e l'affrancamento dagli schemi del linguaggio normalmente utilizzati nella produzione artistica e nei rapporti di comunicazione fra individui. Identificando tensione e riposo, distensione e contrazione del tempo come rappresentativi e costituenti della narrazione, elemento invariabile della comunicazione artistica, come strumento di conoscenza e partecipazione alla socialità. * * * BENAT ACHIARY Cantante
e percussionista
* * * Domenica 10 dicembre 2006
IMPROMACHINE
La convinzione alla base del progetto DURUA è che le arti e le modalità espressive proprie dell’uomo vengano da un’esigenza primaria di comunicazione e relazione fra molteplici elementi. Il primo, più istintivo e carnale, riguarda la comunicazione fra individui nello scambio di esperienze e vissuti al di là delle mediazioni imposte dai modelli che di volta in volta la società impone. Nello sviluppo di questo compare anche l’esigenza di un confronto definibile come sociale, in cui le parti del confronto sono meno identificabili da un vissuto o da una storia personale, ma si identificano in una condizione comune, in una volontà di racconto e in una volontà creativa superiore in cui si riconoscono le istanze generali di appartenenza e di spinta evolutiva. L’idea del laboratorio nasce
da questo, far incontrare le persone all’interno di percorsi propri dell’arte
contemporanea, capirne e relazionarsi alle radici di essa e sviluppare
la possibilità di creare un linguaggio artistico proprio, non basato
sul concetto “commerciale” di arte quanto sul concetto “umano” di esprimere
e conoscere.
Altra forte convinzione è l’insostituibile
L’espressione umana è componente sia artistica che sociale e storica. Il riconoscere e prendere coscienza della realtà in cui l’espressione ha vita è compito fondamentale di chi voglia avvicinarsi al concetto di linguaggio artistico. La conoscenza del territorio, delle necessità e delle “storie da raccontare” degli individui in cui un centro di “costruzione” dell’arte deve agire è componente insostituibile del “fare”, per raggiungere l’obbiettivo di dare alle persone uno strumento di conoscenza, di apertura mentale e quindi una nuova possibilità di scelta, un’opportunità di crescita personale e collettiva riappropriandosi del loro ruolo costitutivo e non solo fruente della musica, del teatro, dell’architettura e di tutte le espressioni contemporanee del fare cultura.
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