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"Pagine
corsare"
Notizie
L'intellettualità
morale
di Pier Paolo Pasolini
Intervista a Gualtiero
De Santi Direttore artistico
del Festival del documentario
Libero Bizzarri
[2005]
di Andrea Carnevali
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La XII Rassegna
del documentario Premio Libero Bizzarri del 2005 è stata dedicata
a Pier Paolo Pasolini per il trentennale dalla morte. Il festival si è
svolto a San Benedetto del Tronto ed ha visto la presenza di due grandi
autori del cinema moderno: Manoel De Oliveira e Michelangelo Antonioni
il quale ha ricevuto il Premio Nazionale 2005 per il documentario, mentre
al regista portoghese il Premio Internazionale alla Carriera 2005 per il
documentario. Alle proiezioni all'Auditorium hanno partecipato anche studenti
delle Scuole Medie e Superiori per l'incontro con il regista. Tutto
ciò ha permesso di far conoscer l'ideologia politica socio-culturale in
cui ha operato, vissuto e prodotto le sue opere il grande cineasta.
.....Ma,
De Santi che cosa vuole ricordare il Festival del documentario Libero
Bizzarri con una sezione su Pier Paolo Pasolini?
R. - Vuol ricordare la grande
creatività pasoliniana, la sua figura civile e culturale. Nel nostro caso,
la scelta dei film documentari parrebbe obbligata. In essi Pasolini si
esprime allo stesso livello delle poesie e dei film a soggetto: il linguaggio
è sempre lirico, ma applicato - più che ad un argomento - ad un ragionamento
su un problema (ad esempio il problema del sesso negli italiani o del sacro
in India) oppure su una ricognizione in campo (vedi Sopraluoghi in Palestina
girato sui luoghi che avrebbero dovuto essere scenario al film sul Vangelo).
.....Non
crede che sarà difficile attraverso il documentario far cogliere
e ricordare il lavoro svolto dal cineasta?
R. - No, non è difficile;
o almeno non lo è di più di quanto lo sarebbe coi lungometraggi. Del
resto il documentario si porta necessariamente dietro dei problemi reali
- della società, del mondo, della cultura, del soggetto - che sono il
suo testo a fronte. Il Bizzarri ha il compito, non solo di mostrare, ma
anche di far riflettere, di operare confronti. Per questo abbiamo anche
previsto - nel pomeriggio della giornata pasoliniana, il 6 ottobre - un
seminario di studi con la presenza di giovani ma agguerritissimi studiosi.
.....Come
direttore del Festival Libero Bizzarri vuole ancora interrogarsi
sul senso delle ingiustizie della civiltà europea? La figura del
cineasta non può rappresentare la radicalità di un artista intellettuale
omosessuale dal rigore morale insostenibile?
R.
- Pasolini usò spesso la metafora dell'ebraismo, ma anche quella della
negritudine (vedi ad es. il passaggio di Accattone in cui il protagonista
si sporca la faccia con la rena scura del Tevere) per indicare la diversità.
Una diversità che poteva corredarsi di altri termini: la militanza comunista,
il sesso doloroso e incompreso, la stessa eccezionalità culturale, lo
stesso profetismo della figura. La diversità è anche individuata dall'appartenenza
a una classe (essere operai o contadini), a un'etnia perseguitata, a un
continente povero. Su questa diversità - in ciò consiste uno degli aspetti
della radicalità dell'artista - Pasolini proietta uno sguardo che analizzi
il presente saggiandone le revulsioni e gli orrori, ma anche la possibilità
di riscatto. Egli pensava che dall'Africa, ad esempio, venisse un impulso
di riscatto per noi europei. È insomma, come Benjamin o Adorno, una delle
varianti europee della "speranza" critica nata dalle ceneri di Marx
(e nel suo caso di Gramsci).
.....Quali
documentari sono stati proiettati? Quale è stato il lavoro
didattico con le scuole?
R. - I lavori mostrati sono
sette: La Rabbia, Sopralluoghi in Palestina, Comizi d'amore,
Appunti
per un film sull'India, Appunti per un'Orestiade africana,
Le
mura di Sana'a, La forma della città. Sono stati presentati
con il sussidio di schede, del catalogo, delle discussioni e spiegazioni
svolte in sala, e con molto materiale critico raccolto all'interno della
rivista del "Bizzarri", cioè "Libero", che si può anche leggere in rete
andando al sito www.fondazionebizzarri.org
(ma verrà anche stampata). Con le scuole si è lavorato proponendo
materiali e testi insieme con gli alunni e i docenti stessi. Si tratta
quindi di un lavoro aperto.
.....In
che cosa si differenziano le tematiche della letteratura (romanzi e poesia,
saggi) dal documentario - prendendo in esame solo quelli presenti
al Festival del documentario Libero Bizzarri?
R. - Pasolini distingue
il lavoro letterario da quello cinematografico, ma l'uno è poi la continuazione
dell'altro. La sua ansia di realtà trovava evidentemente maggior esca
nelle immagini. Diciamo che il documentario è un termine di maggior vicinanza
a questa realtà, ed è più libero da condizionamenti esteriori (la produzione,
l'obbligo di raccontare una storia, il budget), dunque più sperimentale.
Per capirci: se nel progettato film sull'Orestea Pasolini avrebbe
filmato direttamente la tragedia di Eschilo, nel documentario sul viaggio
in Africa che lo porta ad esplorare i possibili luoghi nei quali collocare
il set le rilevazioni sono più dirette e più liriche e fanno vedere il
legame che mito e tragico antico tengono con la nostra contemporaneità,
oltre che il movimento stesso del pensiero e del progettare artistico di
Pasolini.
.....Qual
è il posto della sessualità nell'opera di Pasolini?
R. - Tiene ovviamente un
ruolo essenziale, come di norma avviene nella vita degli uomini.
Il sesso è una delle componenti culturali e antropologiche, ma anche irrazionali
e corporee, che individua il nostro essere al mondo. Pasolini si rifà
agli archetipi culturali - dalla classicità culturale alla psicanalisi
- ma ancor più alla sua esperienza. In Comizi d'amore lo tratta
tuttavia con molta intelligenza e delicatezza. Per questo il film può
essere proposto, nella sua attualità, anche a delle scolaresche.
.....Che
posto dà agli interventi critici sul "Corriere della Sera" sui problemi
del paese?
R. - Lei fa riferimento
agli articoli che sarebbero stati raccolti in Scritti corsari. Sono
testi - quelli di Pasolini - che rivelano ancora una volta l'attenzione
del grande scrittore per la nostra società, testi nei quali si indicavano
e ragionavano questioni e contraddizioni che nessuno allora vedeva, e si
tracciavano anche linee di tendenza vicine a quelle della Scuola di Francoforte.
È il Pasolini analista della degradazione antropologica e dell'apocalisse
ventura. In questo senso i documentari (forse a parte La rabbia),
si situano su una linea di ricerca positiva, si potrebbe quasi dire di
ottimismo.
.....Perché
critici, storici, poeti, scrittori al Bizzarri?
R. - Abbiamo scelto dei
giovani (Teresa Biondi, Roberto Chiesi e Loris Lepri, questi ultimi responsabili
del Fondo Pasolini di Bologna che collabora con noi per la manifestazione),
ma anche intellettuali come Rino Caputo, docente di Letteratura Italiana
all'Università di Roma e Vittorio Giacci, noto critico, e il regista-saggista
Carlo Di Carlo che collaborò con Pasolini stesso. In più ci saranno letture
di testi affidate ad interpreti teatrali, tra i quali voglio ricordare
Graziella Galvani.
.....Perché
nuovi personaggi del cinema al Festival Libero Bizzarri?
R. - Ci si è orientati
su di loro pensando anche al rapporto straordinario che Pasolini - unico
tra gli scrittori e i cineasti del nostro Novecento - continua a intrattenere
con le giovani generazioni. Sono stati scelti insomma perché l'attualità
delle posizioni pasoliniane può risaltare maggiormente - e al contempo
venir messa alla prova - dal confronto con le esperienze più nuove.
.....Che
cosa raccoglie la rivista on line Libero Bizzarri di questa esperienza?
R. - Nel prossimo numero,
il 2 [settembre-novembre 2005], che apparirà a giorni, presentiamo molti
materiali sui documentari stessi. Nel successivo, il 3, che dovrebbe apparire
a Natale, raccoglieremo gli Atti del Seminario di San Benedetto. Insomma
daremo anche noi un contributo alle manifestazioni che ricordano il Trentennale
della scomparsa del grande scrittore e regista.
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