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Notizie Festival "Isole che parlano" X edizione - Palau 10-17 settembre 2006 MOSTRA DI MARIO DONDERO, SCATTI PER PASOLINI dal 14 al 30 settembre 2006 info@isolecheparlano.it
Mario Dondero...
SCATTI PER PASOLINI
Mario Dondero ci offre sguardi, tra i più significativi, sempre coerenti, colti durante l’esistenza di un grande artista. Le fotografie provengono dal suo archivio, scattate in varie occasioni, e offrono un contributo inedito alla conoscenza di Pasolini. Rimane il fatto che quando si creano questi raduni improvvisi di scatti, si forma una nuvoletta magica che ci tuffa nell’universo di un uomo di eccezione che, a poco a poco, anche a noi sembra di conoscere. Elisa Dondero...
Dall’introduzione al catalogo... MARIO DONDERO
Nel 1955 si trasferisce a Parigi da dove collabora con diverse testate italiane ("L'Espresso", "L'Illustrazione Italiana", fra le altre), e anche con "Le Monde", "Le Nouvel Observateur", "Le Figaro". Diventa amico di molti scrittori e intellettuali francesi, che ritrae (Roland Topor, Claude Mauriac, Daniel Pennac, Jeshar Kemal). Notissima la foto di gruppo degli scrittori del cosiddetto Nouveau roman (Nathalie Serraute, Samuel Beckett, Alain Robbe-Grillet, Claude Mauriac, Claude Simon, Jerome Lindon, Robert Pinget, Claude Ollier), ripresi a Parigi nell'ottobre del 1959 davanti alla sede de Les Editions de Minuit. Collaboratore delle riviste Jeune Afrique, Afrique-Asie, Demain l'Afrique, Dondero ha mantenuto costante un vivo interesse per l'Africa con ripetuti soggiorni in diversi paesi prevalentemente dell'area occidentale. Si è cimentato anche con il documentario cinematografico, realizzando come autore alcuni documentari a carattere politico-sociale per la romana Unitelefilm, per la Rai "racconti per immagini" per una rubrica destinata ai giovanissimi che si intitolava "fotostorie" e collaborando a programmi televisivi stranieri. Mario Dondero è tuttora in attività e, come sempre, va controcorrente, preferisce la libertà di scelta alla convenienza, e se decide di fare buon giornalismo con la macchina fotografica è proprio perché sa che è un compito difficile. Il suo è uno stile personale, difficile da classificare, che emerge nel reportage come nel ritratto, che per lui è frutto di lunghe frequentazioni con le persone riprese per sottolineare che la fotografia non è il fine ma il mezzo per avvicinarsi alla vita. “...Forse i ragazzi di oggi
(...) ignorano il nome di Dondero, uno dei grandi fotografi di questi decenni,
ma per intere generazioni di giornalisti, artisti e scrittori di tutto
il mondo che conoscono bene il suo talento e la forza e la grazia delle
sue fotografie, Mario Dondero è quasi un personaggio mitico (...)
un fotografo che è sempre stato dalla parte delle persone riprese
dal suo obiettivo, partecipe del loro destino, attento a cogliere uomini
e donne in una luce di verità, senza violare i sentimenti più
segreti e senza superare mai le gelose barriere private. (...) Dondero
non è mai indifferente, ma è sempre attento, fedele e conseguente
con il suo impegno umano, sociale, civile e politico. L'affettività,
la pietà, la partecipazione non formale ai fatti della vita, individuali
e collettivi, sono i suoi segni. (...) La tecnica come per Cartier-Bresson,
è per lui soltanto uno strumento utile per l'espressione. (...)
Corrado
Staiano...
Foto di Mario Dondero,
"Pasolini e sua madre"
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