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Notizie Ostia: oltraggiata
la statua di Pasolini
A Ostia, la statua di Gaetano Gizzi dedicata alla memoria di Pier Paolo Pasolini imbrattata con vernice spray e il vetro di un pullman mandato in frantumi. E poi, la piazza e i giardini devastati e in abbandono. I vandali tornano a “ferire” la zona di Ostia Ponente.Il raid è iniziato contro la linea 01, quella che collega la stazione al quartiere di Nuova Ostia, che si è fermata ancora una volta. Uno sconosciuto ha lanciato contro la vettura un sasso che ha mandato in mille pezzi il cristallo del lato sinistro immediatamente dietro al posto del conducente. In passato le botte, le minacce e il dirottamento a mano armata di forbici hanno preso di mira proprio gli autisti di quella linea. Stavolta, forse, è stata solo una questione di mira se nessuno si è fatto male. L’episodio è accaduto pochi minuti dopo le 22, in via Cardinal Ginnasi. Sul bus, partito da poco dalla stazione centrale e diretto a Ostia Ponente, c’erano pochi passeggeri. Gente rientrata da Roma con il treno, magari dopo una passeggiata o alla fine del turno di lavoro al bar o in rosticceria. Inaspettatamente un botto sulla fiancata sinistra del mezzo. Ed il vetro che è crollato in mille pezzi. Qualcuno, approfittando del buio, probabilmente nascosto nel cortile del bocciodromo di Regina Pacis, aveva lanciato un grosso sasso all’indirizzo dell’autobus in transito.Qualcuno ha subito avvertito il 113, ma la pattuglia della polizia è arrivata sul posto tardi, quando ormai la “Tpl Tevere”, il consorzio di trasporto che gestisce la linea, aveva deciso di interrompere il servizio e di far rientrare il bus all’officina di Acilia-Dragona. Inutile dire che l’autore del gesto si era dileguato ed è rimasto senza un’identità.«Purtroppo - raccontano alla “Tpl Tevere” quella dello 01 è una delle linee più presa di mira dai vandali. Gli autisti, più volte aggrediti e presi a parolacce, hanno richiesto e ottenuto che la linea cambiasse in parte itinerario e che non facesse capolinea a piazza Gasparri, una delle zone più turbolente. Da qualche settimana i mezzi dello 01 non sostano più in quella piazza dove è rimasta solo la fermata».
* * * Sono tre i monumenti dedicati da Ostia alla memoria del poeta Pasolini, che qui trovò la morte trentadue anni fa. Il più celebrato è senz’altro quello di Mario Rosati, realizzato sull’onda della commozione proprio nel luogo dove il regista venne ucciso, all’Idroscalo. Emblematizzato in diversi film, da “Amore tossico” a “Caro diario” di Nanni Moretti, quel monumento ha dovuto attendere più di vent’anni prima di ottenere, due anni fa, il diritto di un parco che oggi però versa in condizioni di profondo degrado. Nonostante la poesia dei versi e la geometria dei percorsi, lo stato del luogo è disonorevole per la memoria che intende celebrare: erbacce e rifiuti ovunque. L’altra stele è quella di Gizzi in piazza Gasparri. Il terzo monumento a Pasolini è opera di Pietro Consagra e solitario, quasi anonimo, si trova in un’aiuola della centrale piazza Anco Marzio. * * * Stele dedicata a Pasolini
La stele dedicata a Pasolini nel Parco W.Ferrero e tornata nel 2000 dopo che era stata rimossa per la ristrutturazione della piazza dove era stata posta nel 1985 su iniziativa di un gruppo di artisti, intellettuali e comunisti della sezione di Nuova Ostia, è stata ancora una volta imbrattata di vernice rossa dai soliti vandali. Mi ricordo, come fosse oggi, il giorno in cui si decise di ricordare Pier Paolo, che con noi aveva lavorato tra la fine del 1974 e l’inizio del ‘75 a una ricerca di soluzioni contro il degrado culturale e civile del nostro quartiere, con una stele di cui lo scultore Gizzi compagno e fratello in arte aveva tracciato diversi fantastici bozzetti. Dopo la decisione, immediata raccolta di fondi per il marmo e il trasporto da Carrara allo “studio dei pittori e scultori di Nuova Ostia, ricavato da quattro o cinque locali in degrado che originariamente erano stati destinati a negozi. Gizzi, che ci ha lasciati qualche anno fa, cominciò con lena e fervore l’opera, chiamandoci a collaborare guidati dalla sua esperienza. In poco tempo la stele (una folgorante raffigurazione astratta del rapporto tra Pier Paolo e la madre) fu finita. Aveva un che di michelangiolesco, del Michelalangelo dei “prigioni”, esprimeva tutta la profondità di un rapporto filiale e materno, era degna della poetica pasoliniana.
Era anche un modo (il secondo dopo la stele di Mario Rosati all’Idroscalo) di denunciare la mancanza di memoria e l’assenza di iniziativa commemorativa della cultura ufficiale e della politica territoriale dovuta al grande Poeta d’opposizione Pasolini, che sono certo avrebbe gradito non solo l’opera ma soprattutto l’azione autonoma e “scandalosa” di tanti cittadini di una periferia delle periferie da lui tanto amata.
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