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Notizie Quale Pasolini, quale
Italia
Parlare oggi di Pasolini (cosa che in occasione del trentennale della sua tragica morte si sta facendo in una quantità di commemorazioni più o meno rituali) significa parlare del Poeta, del Cinema e dell´Italia. Quale poeta, quale cinema e quale Italia? Quale Poeta. Pasolini fu un Poeta "straniero in patria", immune dalla tradizione lirica petrarchesca e arcadica e seguace della lezione antilirica inaugurata nel nostro paese da Pascoli in opposizione a quella retorica del vate Carducci. In questa sua scelta anticonformista Pasolini si riallaccia a colui che è stato il padre della poesia moderna (e al quale, non a caso, dedicò la sua tesi di laurea) e da lui riprende gli strumenti tecnico-formali per "raffreddare" un fondo sentimentale animato da motivi autobiografici e da istanze civili mediante l´uso sistematico della figura della "sineciosi" come indicatore di quello "scandalo della contraddizione" da lui attuato nel corso della sua carriera di scrittore prima e di cineasta dopo. Quale cinema. Pasolini fu parimenti un regista "straniero a Cinecittà" . Visto con sospetto e con fastidio dagli appartenenti al mondo dei cinematografari romani, egli non varcò mai l´ingresso degli studios di Via Tuscolana né utilizzò mai i teatri di posa che erano il regno del vescovone Fellini, preferendo alla realtà ricostruita quella autentica che andava a trovare nelle borgate romane e anche in luoghi prossimi, sì, a Cinecittà, ma questi veri e non fasulli, popolati da quell´umanità protostorica e preborghese della quale sono esponenti i suoi Accattone, Mamma Roma e Stracci. Un cinema, quello di Pasolini, avverso al naturalismo post-neorealista e realizzato con la lingua della Poesia a differenza di tutto l´altro cinema girato secondo il modello hollywoodiano della prosa narrativa. Un cinema che ha nel ricorso al "ritmema" e alla "contaminazione" stilistica le sue cifre distintive (e che grazie a queste si presenta come l´equivalente audiovisivo di quelle che furono le "illuminazioni" presenti nelle Myricae del suo amato Pascoli). Un cinema, infine, mosso da un grande amore e da una grande rabbia, rimasto senza eredi in patria e sostituito da un cinema asfittico e conformista qual è quello italiano attuale. Quale Italia. Svanita l´illusione postresistenziale, Pasolini visse con sospetto la stagione del "miracolo economico", fiutò in seguito il "bidone" del ´68 (da noi, non in Francia), attaccò nei primi anni ´70 il nuovo regime consumistico catto-comunista inquinato da trame oscure e da mafie assassine (e questo lo avrebbe pagato con la vita). Al suddetto regime da oltre un ventennio ne è subentrato un altro di tipo catto-affarista quale è l´attuale berlusconismo sostenuto dalle truppe congiunte di Comunione e Liberazione e dell´Opus Dei a difesa degli interessi dell´impresa rapace e degli spazi pubblicitari controllati dagli emissari di Publitalia. Così la profezia del Pasolini "corsaro" si è realizzata oltre ogni previsione e l´omologazione da aspirazione infausta che era è diventata un incubo del quale tutti siamo vittime. Quelle che allora sembravano prefigurazioni esagerate di un artista apocalittico, oggi appaiono come cronache che ci giungono dall´anno Tremila sulla nostra miseria umana, politica e civile. L´Italia pagana e contadina rimpianta dal Poeta cineasta, il paese "delle primule e dei temporali" da lui cantato è diventato un non-luogo incolto e sgradevole pieno di fiori artificiali e afflitto da alluvioni periodiche (non solo meteorologiche, ma anche di cinismo e di volgarità) senza che ci sia più, a denunciare lo scempio, nessun "eretico" capace di opporsi alle chiese culturali, politiche ed economiche dominanti. Angelo Moscariello
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