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Notizie Pasolini fa il pieno
Sono a Pescara, un venerdì sera, la città è viva. Il film viene proiettato al Cinema "Massimo" nella rassegna "Omaggio a Pasolini", omaggio in tutti sensi: l'ingresso è libero. Sono stata invitata dalla cooperativa "Rosabella", che ha organizzato l'iniziativa con l'Assessorato alla cultura della Regione Abruzzo. Mi hanno chiesto di fare un'introduzione al film e ho accettato volentieri. Nel trentennale della oscura morte dello scrittore, regista e intellettuale nella sala gremita c'è stata un'esaltante dimostrazione che non solo Pasolini è più vivo che mai, ma che c'è una grande domanda di cultura, una presenza costruttiva e di protesta contro i tagli per questo tipo di manifestazioni da parte dell'ultima finanziaria. Prima di entrare in sala visito una esposizione di foto dell'artista nella hall del cinema: Moravia, Cederna, la Callas, immagini del regista durante la lavorazione del film La rabbia; guardo le foto e mi sento osservata da occhi di gente scomparsa; mi viene alla mente un frammento di Novalis: «Anche il fossile osserva lo scienziato». Davanti all'ingresso vengo fermata da una ragazza diversamente abile con gli occhi lucidi: «Sono venuta qui per te - dice - grazie per quello che fai, grazie di difendere quelli che gli altri definiscono anormali». Mi chiede di fare una foto con lei e di firmarle un autografo. Le scrivo "normale è chi ama". Mi fermano studenti dell'università di Chieti, rappresentanti dell'associazione gay "Jonathan" che mi regalano un loro ciclostilato che riporta un articolo da me scritto per questo giornale, mi stringe la mano un signore dai capelli bianchi con sottobraccio l'ultimo "Queer" dedicato a Pasolini. Come sempre mi sento impreparata davanti a tante dimostrazioni di affetto. Qualcuno mi aggiorna su una polemica nata in seno alla regione Abruzzo sia sul valore dell'iniziativa che sul significato della mia presenza. Il quotidiano Il Centro del 4 novembre 2005 riporta la notizia: «Ha suscitato non poche polemiche e una interrogazione in consiglio regionale l'arrivo di Vladimir Luxuria come ospite della rassegna...». Il consigliere di Forza Italia, Giuseppe Tagliente, reputa esagerato l'omaggio a un artista che non ha radici abruzzesi e disdicevole che una persona che ha osato criticare la Chiesa per le sue politiche contro i gay sia stata invitata a tale iniziativa. L'affetto di tante persone in sala e il successo dell'iniziativa mi rende impermeabile a tanta grettezza mentale; a rispondergli ci pensa il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo: «Il fatto che a 30 anni dalla morte di Pasolini ci siano in giro politicanti post-fascisti che inscenano polemiche sulla partecipazione a una iniziativa culturale di un'artista transessuale è la dimostrazione che la scelta di promuovere come Regione un omaggio a Pasolini è stata quanto mai opportuna». Il film è proiettato, la gente si emoziona sulla parte finale con le parole poetiche del regista. Il genio è colui che nelle sue opere contempla insieme passato, presente e futuro e in questo film-reportage Pasolini sembra aver anticipato quel giornalismo d'assalto che oggi vediamo in trasmissioni tv come "Le Iene". È un reporter che è "pedagogico e testardo" secondo la definizione di Enzo Siciliano in Vita di Pasolini, non ha peli sulla lingua a chiedere a operai e operaie, contadini del Nord e del Sud, a borghesi, ai calciatori del Bologna (squadra da lui tifata), a intellettuali come Moravia, Cederna, Fallaci, Ungaretti domande sul sesso, sull'amore, sul divorzio, sull'omosessualità, sulla prostituzione. Ne viene fuori un quadro della mentalità dell'epoca: nelle popolazioni più povere per tradizione e per ignoranza contraria a ciò che è al di fuori dell'indissolubile vincolo del matrimonio, in ambienti più borghesi ipocriti e omertosi. Emergono però anche quei timidi segnali di cambiamento che porteranno ai referendum e ai "Gay Pride". Bellissimo il cameo di Ungaretti: «Il poeta è un diverso, è un contro-natura perché la poesia è al di fuori delle regole. La stessa civiltà nel suo primo affiorare è contro-natura, perché è la supremazia dell'uomo sulle leggi della natura». Interessante è il confronto con quanto accadrebbe oggi con le stesse domande poste agli italiani, subito dopo la legge proibizionista sulla fecondazione assistita, con i rigurgiti anti-abortisti, la discesa in campo del Vaticano contro il Pacs e una possibile proposta di tassare la prostituzione per trovare copertura ai buchi della Finanziaria. Quel che è certo è che a Pescara la gente ha dimostrato di non essere in stato vegetativo attaccata al tubo catodico e che è aperta a iniziative culturali, che per essere apprezzate e capite hanno bisogno di una piccola contropartita: che chi ne usufruisce abbia a sua volta una mentalità aperta, perché, come dice Paolo Poli, «la mentalità è come un ombrello, per funzionare deve essere aperta». Pasolini rimarrà nella storia come il marmo, le futili polemiche verranno spazzate via dal vento come la polvere; ma per far contento Taglienti concludo con una frase del pescarese D'Annunzio da La vita di Cola Di Rienzo: «I venti ebbero la cenere, i secoli la memoria, gli uni e gli altri discordi.»
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